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Lucca

I geometri bocciano la variante: «Blocca i piccoli interventi»

Una veduta della città dall’alto
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Una veduta della città dall’alto

Spazio alle grandi operazioni immobiliari e «sostanziale blocco» dei piccoli interventi: il collegio dei geometri boccia la variante di minima necessaria per allineare il regolamento urbanistico al piano strutturale. "Così si paralizzano le pratiche"

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LUCCA. Spazio alle grandi operazioni immobiliari e «sostanziale blocco» dei piccoli interventi: il collegio dei geometri boccia la variante di minima necessaria per allineare il regolamento urbanistico al piano strutturale. E ribadisce che per mettere ordine nell'urbanistica il Comune sarebbe dovuto partire subito con la redazione del piano strutturale.

Secondo i geometri, insomma, i privati che vogliono ristrutturare un immobile (di dimensioni medio-piccole) e magari dividerlo in appartamenti restano al palo per tutte le restrizioni «bizzarre» previste dalla variante, voluta dal Comune spostare da una parte all'altra del territorio le volumetrie ancora disponibili, in modo da regolarizzare le zone nelle quali si è costruito assai di più di quanto previsto dal piano strutturale. Le restrizioni bizzarre, per il collegio dei geometri, sono i limiti fissati per consentire il cambio di destinazione residenziale di un fabbricato e il suo frazionamento in appartamenti.

Infatti, trasformazioni in appartamenti e frazionamenti sono possibili solo per edifici di una certa superficie (variabile per zona); se i limiti vengono superati scatta l'obbligo di utilizzare il 20% della superficie dell'immobile per realizzare case di edilizia convenzionata, che i privati possono vendere o affittare a prezzi da concordare con il Comune in base alle normative regionali anti-emergenza abitativa. «Da una prima lettura della variante - scrive il geometra Enrico Carlo Pazzagli, coordinatore della commissione urbanistica del collegio dei geometri - si sono evidenziate numerose contraddizioni e un sostanziale blocco dei piccoli interventi mentre sono state fatte salve le grandi operazioni immobiliari regolate dai piani attuativi che, seppur non ancora convenzionati, sono stati confermati dall'amministrazione. Addirittura la semplice ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente è stata assoggettata a una serie di limitazioni e bizzarri condizionamenti». Perciò - insistono i geometri - «continuiamo a non comprendere il senso di uno strumento che, anzichè privilegiare, penalizza gli interventi sul patrimonio edilizio esistente, mentre si cercano giustificazioni giuridico-politico-urbanistiche per travasare metri cubi da una zona all'altra. Siamo quindi estranei alle varianti in adozione che andranno a modificare ulteriormente uno strumento urbanistico già farraginoso apportando incomprensibili impedimenti per i privati cittadini. Quegli stessi cittadini di intere frazioni che vedono cancellate le loro legittime aspettative, dopo aver rimpinguato per anni le casse comunali con il pagamento dell'Ici sulle aree edificabili».

Il collegio, infatti, evidenzia di non aver preso parte «alla preparazione della variante in corso di adozione. Anzi, non abbiamo mai potuto incidere nella stesura della variante. Solo a cose fatte siamo stati invitati dal Garante della Comunicazione alla presentazione il 7 maggio, anche se pure in quella sede ci siamo sentiti ripetere che la variante era frutto degli incontri con il collegio dei geometri. In realtà, in tre brevi incontri avuti ci eravamo dichiarati favorevoli al varo del nuovo piano strutturale e regolamento urbanistico, senza perdere tempo per una variante della quale non vediamo la necessità. E alla quale non abbiamo neppure potuto presentare osservazioni». In realtà - obietta il sindaco - il collegio è stato consultato in autunno, in fase di monitoraggio delle volumetrie realizzate. Gli incontri, insomma, ci sono stati prima dell'inizio della stesura della variante e i «geometri potranno presentare le osservazioni una volta che la variante sarà stata adottata come strumento di transizione. A dicembre, poi, partiremo con il nuovo piano strutturale». Ilaria Bonuccelli RIPARTONO CON L'ADOZIONE Piani attuativi da rivedere La regola è uguale per tutti: chi ha un piano attuativo che viene modificato dalla variante, per alleggerire l'intervento originario, dovrà sottoporlo di nuovo al consiglio comunale. Due volte: per la nuova adozione e poi per l'approvazione definitiva. Per tutte le operazioni immobiliari più consistenti è stata introdotta questa regola dalla variante urbanistica in adozione. In sostanza, con la variante di transizione il Comune ha deciso (del resto non poteva fare altrimenti) di confermare le operazioni immobiliari per le quali era già stato adottato il piano attuativo; tuttavia ha ritenuto indispensabile «mitigare» gli interventi aumentando gli standard per servizi, dai parcheggi al verde pubblico, e rivedendo anche alcune destinazioni d'uso. «Sulla questione - spiega il capogruppo di Rc, Antonio Sichi - ho posto una domanda esplicita in commissione urbanistica all'architetto Fabrizio Cinquini, uno dei consulenti del Comune. E la risposta è stata chiara: visto che molte delle modifiche sono importanti, i privati devono presentare un nuovo piano che si adegui alle indicazioni. Di conseguenza il piano rivisto e corretto (a meno che le modifiche siano irrilevanti) deve ricominciare l'iter in consiglio comunale e ripartire dall'adozione».

Non è, quindi, da escludere - fa presente Sichi - che «qualche privato possa anche non ritenere più conveniente ripresentare il progetto perché le modifiche possono rendere l'operazione immobiliare poco appetibile dal punto di vista economico. Un esempio? Il piano di viale Einaudi, dove gli appartamenti diventano di edilizia convenzionata: alloggi da vendere o affittare a prezzi concordati con il Comune sulla base di parametri (anti-emergenza abitativa) stabiliti dalla Regione».

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