Il dolore
Voleva 80mila euro dalla Zambon
Luca Tronchetti
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Lindustriale Jolanda Zambon Nuovi retroscena nell'inchiesta, l'imprenditrice si autosospende da Assoindustria
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LUCCA. Ottantamila euro. È questa la somma che Salvatore De Seta - che su facebook si fa chiamare Stefano Sanderson e si definisce «fan dell'ordine militare religioso dei cavalieri di Cristo» e «il nuovo Roberto Saviano» - avrebbe preteso da Jolanda Zambon per restituire la password dei sistemi di sicurezza di alcuni siti di un'azienda diretta dall'imprenditrice (la Media dell'Otto). E per troncare definitivamente un'amichevole e proficua collaborazione professionale iniziata cinque mesi prima, quando l'imprenditore calabrese, che ha denunciato alla polizia una presunta estorsione commessa ai suoi danni, era venuto ad abitare a Lucca. Una vicenda che ha portato l'Antimafia all'emissione di sei fermi di polizia giudiziaria nei confronti di personaggi calabresi, alcuni dei quali legati alle cosche locali, accusati di concorso in estorsione con l'aggravante del metodo mafioso. Per lo stesso reato è indagata anche Jolanda Zambon la quale - in attesa che la magistratuta faccia piena luce sulla vicenda - si è autosospesa dall'incarico di delegata alla piccola industria nell'ambito dell'Associazione Industriali. «Pur restando serena e a posto con la coscienza» ha scritto l'imprenditrice nella lettera inviata alla sede di piazza Bernardini. MILLANTATO CREDITO Nella memoria difensiva si ipotizza anche un raggiro commesso da De Seta nei confronti dell'imprenditrice lucchese. Il titolare della DSS - azienda che opera nei sistemi di sicurezza con sede ad Amantea (Cosenza) - si sarebbe fatto consegnare dal presidente della Metaform Lucchese spa 2700 dollari. Una somma che doveva servire per il pagamento della quota d'iscrizione al prestigioso American Chamber of Commerce, un'importante associazione commerciale statunitense. Denaro che sarebbe mai stato versato, come dimostrerebbero alcuni fax. MEMORIA DIFENSIVA Fondamentale per chiarire la posizione dell'imprenditrice l'invio a tempo di record della memoria difensiva - redatta dall'avvocato Carlo Di Bugno - fatta pervenire al procuratore Antimafia della Dda di Catanzaro, che l'ha subito tramessa al giudice delle indagini preliminari. Non è un caso se l'unica persona a non aver ricevuto un provvedimento restrittivo della libertà personale è stata proprio l'imprenditrice lucchese. Ciò dimostrerebbe che De Seta non aveva rivelato nè al capo della squadra mobile di Cosenza, Ciccimarro, nè ai magistrati dell'Antimafia il rapporto fiduciario con la Zambon. Tra l'altro i documenti e gli effetti sequestrati dalla polizia durante il blitz avvenuto l'altra mattina nell'abitazione dell'imprenditrice sono stati restituiti. RAPPORTI D'AFFARI Jolanda Zambon conosceva bene l'imprenditore calabrese del settore rifiuti, Marcello Marrelli, 47 anni. Interrogato dal gip Marletta ha confermato di aver incontrato più volte, anche in Calabria, l'imprenditrice e che aveva rapporti di lavoro sia con lei che con De Seta. Marrelli ha anche sostenuto di aver accompagnato il 6 maggio la Zambon dai carabinieri per la presentazione della denuncia di estorsione nei confronti di De Seta. Al termine dell'interrogatorio di garanzia il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per l'imprenditore. E restano detenuti anche Francesco Suriano, Franco Germano, Michele Di Puppo e Raffaele Zingone. Scarcerati perchè completamente estranei Mario Piromallo e Raffaele Speranza. Quest'ultimo ha sostenuto di conoscere la Zambon per averla vista in due circostanze, proponendole un sistema di videosorveglianza per una delle sue ditte. Un affare che poi non andò a buon fine.
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