Il Tirreno

Lucca

Zambon vittima di un ricatto

Luca Tronchetti
Zambon vittima di un ricatto

Denunciato prima del blitz l'imprenditore che ha fatto partire l'inchiesta

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LUCCA. L'imprenditore calabrese Salvatore De Seta, 34 anni, che ha dato il via all'inchiesta della Dda di Catanzaro per una presunta estorsione compiuta ai suoi danni e che ha portato in carcere 6 persone alcune delle quali affiliate a cosche dell'n'drangheta, conosce bene Jolanda Zambon. Per 5-6 mesi ha vissuto a Lucca e si è occupato della sicurezza della «Media dell'Otto», un'azienda dell'imprenditrice. Un particolare inedito che emerge nel memoriale difensivo presentato alla procura di Cosenza dal legale dell'imprenditrice, avvocato Carlo Di Bugno, accusata di un concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il «pentito» De Seta non aveva mai parlato agli inquirenti del solido legame d'amicizia intercorso per un certo periodo di tempo con l'esponenente lucchese dell'Assoindustria che gli aveva affidato una consulenza. Come non era emerso sino ad oggi che cinque giorni prima del blitz della polizia nell'abitazione dell'imprenditrice in via delle Ville, Jolanda Zambon aveva presentato ai carabinieri un dettagliato esposto nei confronti dell'imprenditore calabrese. Una denuncia circostanziata che fa riferimento a dissapori di natura economica sfociati, per la denunciante, in un comportamento persecutorio da parte di Salvatore De Seta. Come testimonierebbero anche alcuni eloquenti sms ricevuti dal presidente del consiglio d'amministrazione della Metaform Lucchese spa. Jolanda Zambon da «presunto imputato» nell'esposto presentato ai carabinieri diventa «presunta vittima» di un ricatto. Elementi che cambiano radicalmente il quadro probatorio e che indirizzano le indagini più su una questione privata - un rapporto professionale e un'amicizia troncata bruscamente e sfociata poi in situazioni decisamente spiacevoli - piuttosto che su un intrigo nazionale con sullo sfondo la criminalità organizzata e intrecci Nord-Sud legati a chissà quali affari. Al di là delle accuse mosse dalla Direzione Distrettuale Antimafia - che al momento sono confermate - sin dall'inizio erano balzati agli occhi due elementi: le cifre davvero risibili (20mila euro più 13 mila per l'organizzazione criminosa) e la diversa posizione della Zambon rispetto agli altri imputati, tutti sottoposti a fermo di polizia giudiziaria. L'imprenditrice era e resta l'unico indagato a non aver ricevuto un provvedimento restrittivo della libertà personale. Segno che gli inquirenti continuano ad avere forti dubbi di un suo reale coinvolgimento in questa storia. Restano soltanto da chiarire alcuni aspetti legati alle intercettazioni telefoniche. Intanto ieri mattina la procura di Cosenza ha interrogato Francesco Suriano, 31 anni, commerciante e nipote di Tommaso Gentile, al vertice di una cosca e Michele Di Puppo. Entrambi si sono detti estranei alla vicenda e oggi il giudice deciderà se confermare o meno la misura restrittiva. Per stamani sono previsti gli interrogatori di Mario Piromallo, Raffaele Zingone, Marcello Marrelli, Franco Germano e Raffaele Speranza.

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