La manifestazione
Zambon indagata per estorsione
Luca Tronchetti
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Un primo piano di Jolanda Zambon, limprenditrice indagata dalla Dda L'imprenditrice finisce in un'inchiesta sulle cosche della'ndrangheta
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LUCCA. La storia parte da due assegni di 10mila euro l'uno. Un filo rosso fra Lucca e Calabria che porta la Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Catanzaro ad accusare di estorsione, aggravata dal metodo mafioso, Jolanda Zambon, imprenditrice in vista, membro del direttivo di Assoindustria ed ex presidente della squadra di basket di A2 Le Mura. Secondo l'accusa questi due assegni porterebbero a legami fra l'imprenditrice e personaggi affiliati ad alcune delle cosche più potenti dell'ndrangheta di cui ieri sono stati arrestati 6 esponenti, coinvolti - a vario titolo - nell'inchiesta per la quale è indagata anche Jolanda Zambon. Partendo dai due assegni, dunque, anche attraverso intercettazioni, la Dda ipotizza l'esistenza di un presunto intreccio d'affari fra esponenti delle cosche e l'imprenditrice lucchese interessata - parrebbe - a entrare nel giro dello smaltimento dei rifiuti in Calabria e anche alla costruzione di un'azienda di materie plastiche a Cosenza. Accuse respinte con decisione da Jolanda Zambon, 48 anni, presidente del cda di Metaform Lucchese spa, azienda leader del settore nelle materie plastiche e arredi da bagno con sede sulla via per Camaiore a Monsagrati. LA PERQUISIZIONE Ieri mattina alle 5 l'imprenditrice è svegliata dagli agenti della squadra mobile di Cosenza - con il supporto di quelli di Lucca diretti da Virgilio Russo - nella sua abitazione alla Santissima Annunziata. L'imprenditrice è stupita quando i poliziotti le mostrano il decreto di perquisizione emesso della Dda della procura di Catanzaro che, sommariamente, riporta il reato contestato: concorso in estorsione aggravata dai metodi mafiosi ai danni del titolare di un'azienda di Amantea per l'installazione di sistemi di sicurezza. Durante la perquisizione gli agenti sequestrano diversi documenti tra cui, stando all'accusa, alcune cambiali da 4.300 euro a nome dell'imprenditrice. Per il procuratore aggiunto della città calabrese, Giuseppe Borrelli, i riscontri probatori sulla vicenda sarebbero riconducibili a intercettazioni telefoniche e alle dichiarazioni di un pentito. «Dal materiale raccolto - dice Vincenzo Antonio Lombardo, procuratore della Dda di Catanzaro - emergerebbe un intreccio che in qualche misura diventa perverso tra imprese del nord e criminalità calabrese». LE CONTESTAZIONI La storia è ancora da chiarire nei dettagli. Tutto nasce, stando agli inquirenti, dalla denuncia di un imprenditore che si occupa di impianti di sicurezza e che per un breve periodo ha gravitato su Lucca: Salvatore De Seta, 34 anni, titolare della DSS con sede ad Amantea. Per l'accusa, De Seta nel 2009 avrebbe prestato fornito una consulenza per un'azienda riconducibile all'imprenditrice lucchese. In pagamento, secondo il racconto dell'imprenditore alla polizia, avrebbe ricevuto assegni e cambiali. E lì, stando a testimonianze e intercettazioni, entrano in scena le cosche della n'drangheta. Alcuni esponenti dell'organizzazione criminosa avrebbero minacciato e picchiato De Seta per impedirgli di incassare gli assegni e per obbligarlo a versare loro del denaro. Ma l'imprenditore si era già rivolto alla magistratura che aveva messo sotto controllo diversi telefoni. Per gli inquirenti dietro alle pressioni violente dei clan ci sarebbe stato il tentativo dell'imprenditrice di tornare in possesso del compenso pagato per la consulenza ricevuta. Ma per la procura distrettuale antimafia l'intervento della criminalità organizzata su una vicenda di così scarso rilievo sarebbe da ricondurre a contatti tra l'imprenditrice lucchese e altri industriali calabresi - vicini o affiliati alle cosche forse all'insaputa della donna - per progetti da sviluppare tra Cosenza e Crotone nella lavorazione e produzione di materie plastica (con un'azienda in costruzione) e nel settore dello smaltimento dei rifiuti. GLI EPISODI Il primo «invito» a De Seta a recedere dall'idea d'incassare i due assegni da 10mila euro arriva il 22 febbraio. L'imprenditore racconta ai magistrati che due individui gli intimano con forza di non riscuotere gli assegni firmati da Jolanda Zambon, indicata come persona vicina a esponenti del clan di Cirò Marina. Il secondo "incontro", sempre stando agli inquirenti, avviene in un parcheggio vicino allo svincolo di Cosenza Nord. Il 4 marzo l'imprenditore - all'ennesimo rifiuto di restituire il denaro - viene preso a pugni e minacciato di morte nel caso non avesse consegnato oltre agli assegni altri 13mila euro in favore dei clan di Cosenza interessati al recupero del denaro dell'imprenditrice. Sempre stando alla procura qualche giorno dopo fuori da un bar di Amantea il titolare della DSS viene avvicinato da due esponenti di spicco delle cosche di Amantea e Cosenza: Mario Piromallo, 43 anni, e Francesco Suriano di 31 anni. La polizia di Paola osserva a distanza la conversazione: Piromallo e Suriano, stando all'accusa, a voce alta rinnovano le minacce all'imprenditore. Per gli investigatori se De Seta non si fosse piegato alle loro richieste avrebbe compromesso un affare al quale erano interessate le cosche della n'drangheta di Cirò Marina e Cosenza. «Bisogna restituire l'assegno alla signora, non lo vogliamo ripetere più» la frase pronunciata (e intercettata) per costringere l'imprenditore a ridare il denaro. L'ultimo incontro - stando agli investigatori - risale al 30 aprile. Vicino alla stazione ferroviaria di Paola l'imprenditore consegna - a un personaggio incaricato dall'imprenditore Marcello Marrelli, titolare di un'azienda di smaltimento rifiuti e che per l'accusa è in contatto con la Zambon - 3 cambiali per 4.300 euro emesse proprio in favore dell'imprenditrice lucchese. IL BLITZ Le minacce nei confronti di De Seta, stando all'accusa, non si placano e per questo il dirigente della squadra mobile di Cosenza, sentito il procuratore Borrelli, decide di intervenire con l'emissione dei decreti di fermo nei confronti di sei persone (una è latitante), e con le perquisizioni domiciliari.
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