Sicurezza
'ndrangheta, perquisita la casadell'imprenditrice Zambon
E' stata perquisita dalla polizia l'abitazione dell'imprenditrice lucchese Jolanda Zambon componente del Direttivo provinciale di Confindustria, indagata nell'inchiesta della Dda di Catanzaro che ha portato al fermo di sei persone con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
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COSENZA. E' stata perquisita dalla polizia l'abitazione dell'imprenditrice lucchese Jolanda Zambon, della società Metaform e delegata provinciale per la piccola industria nel Direttivo provinciale di Confindustria, indagata nell'inchiesta della Dda di Catanzaro che ha portato al fermo di sei persone con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
La perquisizione è stata fatta dal personale della Squadra mobile di Lucca su delega della Dda. L'imprenditrice, che fino all'anno scorso è stata anche presidente della squadra di pallacanestro femminile Le Mura Basket, è indagata perchè, secondo l'accusa, si sarebbe rivolta ad esponenti della cosca di 'ndrangheta Lanzino-Di Puppo-Patitucci per risolvere una controversia che aveva col suo collega di Amantea vittima dell'estorsione.
L'imprenditrice, in particolare, avrebbe preteso che il titolare dell'azienda di Amantea con cui aveva avuto rapporti di lavoro non incassasse due assegni che gli aveva dato in garanzia. E di fronte al rifiuto dell'imprenditore ad accogliere la richiesta avrebbe fatto intervenire alcuni esponenti della cosca Lanzino-Di Puppo-Patitucci.
Le indagini sono partite dopo la denuncia dell'imprenditore sottoposto ad estorsione toscana ed è emerso che gli arrestati hanno più volte intimato all'imprenditore, con violenza e minacce di morte, di restituire alcuni assegni ricevuti dalla Zambon quale compenso per una consulenza di lavoro, oltre a 33 mila euro da versare in favore dei clan di Cosenza. Per l'imprenditore cosentino i problemi sono cominciati poco dopo l'interruzione della collaborazione avviata nel 2009 con una delle aziende della Zambon.
La donna, secondo quanto emerso dalle indagini, per tornare in possesso del denaro decise di interessare alcuni amici calabresi con i quali era già in contatto per progetti di lavoro da sviluppare, attraverso una seconda azienda per la lavorazione e produzione di materie plastiche, in provincia di Cosenza, anche nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Un primo incontro tra gli uomini incaricati dalla donna e l'imprenditore è avvenuto il 22 febbraio scorso.
Nell'occasione l'imprenditrice fu indicata come persona !vicina! ad esponenti dei clan di Cirò Marina. In un secondo incontro, avvenuto in un parcheggio vicino lo svincolo autostradale di Cosenza nord il 4 marzo, la vittima, all'ennesimo rifiuto di restituire gli assegni, è stata colpita al volto con un pugno e minacciata di più gravi conseguenze se non avesse provveduto a consegnare anche altri 13 mila euro per i clan.
In un successivo incontro, avvenuto dopo qualche giorno all'esterno di un bar di Amantea, la vittima è stata avvicinata da alcuni esponenti di primissimo piano delle cosche di Cosenza ed Amantea riconosciuti dai poliziotti della squadra mobile e del Commissariato di Paola. Nell'occasione gli uomini dei clan hanno rinnovato le minacce nel caso in cui l'imprenditore non si fosse piegato alle loro richieste. Un rifiuto che, a loro dire, avrebbe compromesso un affare al quale erano interessate le cosche di Cosenza e di Cirò Marina. . Infine, nell'ultimo incontro, il 30 aprile scorso, l'uomo è stato costretto a consegnare alcune cambiali per un importo di 4.333 euro emesse in favore di Jolanda Zambon. Visto lo sviluppo delle indagini, la Dda di Catanzaro ha deciso di disporre i fermi degli indagati, sei dei quali sono stati eseguiti, mentre una settima persona risulta irreperibile.
La perquisizione è stata fatta dal personale della Squadra mobile di Lucca su delega della Dda. L'imprenditrice, che fino all'anno scorso è stata anche presidente della squadra di pallacanestro femminile Le Mura Basket, è indagata perchè, secondo l'accusa, si sarebbe rivolta ad esponenti della cosca di 'ndrangheta Lanzino-Di Puppo-Patitucci per risolvere una controversia che aveva col suo collega di Amantea vittima dell'estorsione.
L'imprenditrice, in particolare, avrebbe preteso che il titolare dell'azienda di Amantea con cui aveva avuto rapporti di lavoro non incassasse due assegni che gli aveva dato in garanzia. E di fronte al rifiuto dell'imprenditore ad accogliere la richiesta avrebbe fatto intervenire alcuni esponenti della cosca Lanzino-Di Puppo-Patitucci.
Le indagini sono partite dopo la denuncia dell'imprenditore sottoposto ad estorsione toscana ed è emerso che gli arrestati hanno più volte intimato all'imprenditore, con violenza e minacce di morte, di restituire alcuni assegni ricevuti dalla Zambon quale compenso per una consulenza di lavoro, oltre a 33 mila euro da versare in favore dei clan di Cosenza. Per l'imprenditore cosentino i problemi sono cominciati poco dopo l'interruzione della collaborazione avviata nel 2009 con una delle aziende della Zambon.
La donna, secondo quanto emerso dalle indagini, per tornare in possesso del denaro decise di interessare alcuni amici calabresi con i quali era già in contatto per progetti di lavoro da sviluppare, attraverso una seconda azienda per la lavorazione e produzione di materie plastiche, in provincia di Cosenza, anche nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Un primo incontro tra gli uomini incaricati dalla donna e l'imprenditore è avvenuto il 22 febbraio scorso.
Nell'occasione l'imprenditrice fu indicata come persona !vicina! ad esponenti dei clan di Cirò Marina. In un secondo incontro, avvenuto in un parcheggio vicino lo svincolo autostradale di Cosenza nord il 4 marzo, la vittima, all'ennesimo rifiuto di restituire gli assegni, è stata colpita al volto con un pugno e minacciata di più gravi conseguenze se non avesse provveduto a consegnare anche altri 13 mila euro per i clan.
In un successivo incontro, avvenuto dopo qualche giorno all'esterno di un bar di Amantea, la vittima è stata avvicinata da alcuni esponenti di primissimo piano delle cosche di Cosenza ed Amantea riconosciuti dai poliziotti della squadra mobile e del Commissariato di Paola. Nell'occasione gli uomini dei clan hanno rinnovato le minacce nel caso in cui l'imprenditore non si fosse piegato alle loro richieste. Un rifiuto che, a loro dire, avrebbe compromesso un affare al quale erano interessate le cosche di Cosenza e di Cirò Marina. . Infine, nell'ultimo incontro, il 30 aprile scorso, l'uomo è stato costretto a consegnare alcune cambiali per un importo di 4.333 euro emesse in favore di Jolanda Zambon. Visto lo sviluppo delle indagini, la Dda di Catanzaro ha deciso di disporre i fermi degli indagati, sei dei quali sono stati eseguiti, mentre una settima persona risulta irreperibile.
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