Il Tirreno

Lucca

Il compostaggio e la cattiva politica

L’assemblea dedicata alla localizzazione dell’impianto di compostaggio dei rifiuti (Vip)
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L’assemblea dedicata alla localizzazione dell’impianto di compostaggio dei rifiuti (Vip)

L'ex assessore Manconi: l'interesse pubblico sempre disatteso

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 CAPANNORI. La cattiva politica ha impedito che Capannori avesse l'impianto di compostaggio per trasformare in compost la frazione organica dei rifiuti che ai cittadini si chiede di consegnare tramite raccolta differenziata.  Lo dice Piero Manconi (foto) dal 1997 al 2006 assessore all'ambiente della Provincia.  «La localizzazione dell'impianto, con un iter che per mia scelta aveva coinvolto gli uffici tecnici e i settori urbanistici dei comuni di Capannori, Altopascio, Porcari, Lucca, era stata individuata, da questi, in località Salanetti nel comune di Capannori, adiacente alla stazione di trasferimento dell'Ascit, in una zona a vocazione produttiva dove sono presenti attività legate alla stessa filiera dei rifiuti. Un sito su cui nessuno, a parte un piccolo numero di cittadini residenti, aveva sollevato obiezioni. La Regione l'ha pubblicato sul Burt con atto che lo rendeva efficace. Nel 2005 l'Ato (il consorzio dei comuni della provincia di Lucca) approva il piano industriale, cioè lo strumento di gestione e attuazione del Piano provinciale, nonostante che nel frattempo il sindaco di Capannori avesse opposto delle obiezioni di carattere politico al sito di Salanetti, obiezioni utilizzate in campagna elettorale e che mai, fino a che ho svolto il mio mandato politico in Provincia, sono state suffragate da motivazioni tecniche tali da poter essere valutate. L'impianto di Salanetti aveva in dote un finanziamento statale a fondo perduto di 23 miliardi delle vecchie lire, ridotto successivamente a 7 milioni di euro perché il comune di Massarosa, visti i ritardi e il non utilizzo del finanziamento, era riuscito nel 2003 a stornarne la metà sull'impianto di selezione e trattamento di Pioppogatto. L'Ascit, nel tentativo di non perdere il restante finanziamento, e in accordo con il comune di Capannori, passava all'incarico e alla progettazione esecutiva dell'impianto affidandosi all'ing. Sorace. Il progetto esecutivo acclarava, con gli interventi previsti di mitigazione del rischio idraulico presente in tutta l'area, la realizzabilità dell'impianto a Salanetti. Che del resto era evidente dato che lo stesso comune aveva concesso la costruzione di una cartiera nella stessa area. Esistevano tutte le condizioni, tecniche e progettuali, per sbloccare il finanziamento e realizzare l'impianto» dice Manconi.  «Il sindaco di Capannori si è messo di traverso causando un aggravio dei costi per i cittadini che, oggi, l'assessore Ciacci quantifica in un milione di euro l'anno, determinando una situazione di precarietà finanziaria dell'Ascit che dopo aver speso 300mila euro per il progetto, non potendo realizzare l'impianto vedeva venir meno le condizioni che le avrebbero permesso di raggiungere economie di scala. Il comportamento del sindaco, l'assenso acritico della giunta e delle forze politiche di maggioranza, l'ignavia dell'opposizione ha comportato, pur, con gradi diversi di responsabilità, conseguenze negative per i cittadini del comune e della stessa provincia. Ma significativamente, almeno dal 2006, è mancato anche il ruolo degli enti sovraordinati, la Provincia e la Regione, che niente hanno fatto, o peggio, hanno coperto la posizione ostruzionistica del sindaco, privilegiando questioni di schieramento e di appartenenza politica, a una corretta gestione dell'interesse pubblico».

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