Il Tirreno

Lucca

Tragica fine di un uomo di 68 anni che al Campo di Marte si era sottoposto a un intervento per l’asportazione della prostata

Muore un mese e mezzo dopo l'operazione

L’ospedale Campo di Marte (Vip)
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L’ospedale Campo di Marte (Vip)

I familiari presentano un esposto: «Non si è più ripreso, la magistratura faccia chiarezza»

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 LUCCA. E' morto un mese e mezzo dopo aver subito un intervento chirurgico di asportazione della prostata da cui di fatto non si era più ripreso. Adesso i figli chiedono che sia fatta chiarezza e di accertare se ci sono responsabilità nel decesso del padre. Si sono rivolti a un legali che aveva presentato un esposto alla procura prima ancora del tragico epilogo della vicenda.  Una vicenda che l'avvocato Riccardo Lorenzi ripercorre in una denuncia querela, presentata a nome dei figli di Michele Falcone, 68 anni, che abitava in via Ferranti 28 ad Altopascio.  Il 18 marzo Falcone si ricovera in urologia. L'intervento avviene in anestesia locale (iniezione lombare) e Falcone, cosciente per tutta la durata dell'operazione, può seguire l'evolversi delle procedure attraverso un monitor posto sopra la sua testa e può ascoltare le conversazioni fra i medici. Una volta riportato nella propria stanza - scrive il legale - riferisce che nel corso dell'intervento si sono verificati degli imprevisti; più precisamente che i medici hanno dovuto sostituire per tre volte il bisturi dell'apparecchio, o macchinetta, usato in laparoscopia, in quanto non funzionanti - con conseguente temporanea interruzione dell'operazione.  Due giorni dopo viene dimesso, ma subito - racconta il legale - comincia ad accusare dolori alla schiena, che nei giorni successivi si fanno sempre più acuti nonostante la terapia antidolorifica, tanto che martedì 23 marzo verso le 16 viene riaccompagnato in ambulanza al pronto soccorso.  Falcone - si legge nella denuncia - rimane dolorante su una barella per ben sette ore, ossia sino alle ore 23 quando viene nuovamente dimesso nonostante abbia e la febbre a 38 e la pressione bassa, come da certificazione del pronto soccorso. Gli viene diagnosticata una lombalgia e somministrata una flebo; inoltre, gli viene prescritta una nuova cura in aggiunta ai farmaci che già assume.  Il dolore alla schiena diminuisce il giorno dopo, ma contemporaneamente compaiono forti dolori che interessano la spalla ed il collo. Il medico di famiglia prescrive un antibiotico ma la situazione peggiora: febbre anche altissima (fino a 40º) e un'intensa attività urinaria, con emissione di liquido sempre più scuro. Venerdì 26 marzo Falcone - dopo essere stato visitato dai medici del 118 - che gli riscontrano una pressione molto bassa e poco ossigeno nel sangue - viene trasportato d'urgenza in ospedale, e ricoverato in urologia, dove si evidenzia un distacco della vescica con conseguente emorragia.  La situazione - continua il legale - non migliora; domenica 28 marzo Falcone presenta uno stato di forte agitazione e confusione mentale, oltre a gonfiori gonfiori su gran parte del corpo. Gli viene fatta una iniezione e vengono dati altri farmaci: quella stessa sera si addormenta e non si risveglierà più, nonostante un ricovero di 15 giorni nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Pisa.  Da Pisa viene trasferito nuovamente a Lucca, in rianimazione, dove mercoledì cessa di vivere.

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