La manifestazione
Il comando dei vigili deve prima chiarire quale sia l’attività prevalente
Negozi, in arrivo le multe
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Negozi nel cuore del centro storicoStangata dopo i controlli sugli esercizi aperti il Primo
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LUCCA. Le multe non sono ancora state notificate. Ma sabato mattina, primo maggio, i vigili urbani sono andati a controllare 6 negozi nel centro storico, aperti nonostante il Comune non avesse concesso la deroga reclamata da Ascom e Confesercenti. Per lo più gli agenti hanno effettuato controlli a colpo sicuro, dietro segnalazioni arrivate in mattinata al comando di polizia municipale da chi non ha gradito che alcuni negozi si facessero trovare aperti dai turisti. Prima di far scattare le multe, il comando di polizia municipale ha richiesto alcuni accertamenti allo sportello delle attività produttive: è possibile, infatti, che in alcuni negozi sia prevalente la vendita di souvenir o materiale affine, legato al turismo. In quel caso, secondo quanto prevede anche il regolamento regionale sul commercio, la chiusura il 1º maggio - sostenuta con forza dai sindacati - non sarebbe stata obbligatoria. La notifica delle sanzioni amministrative - che si dovrebbe aggirare sui mille euro, secondo l'assessore alla polizia municipale, Elio Cappellini - non dovrebbe tardare. In qualche caso - almeno tre dei sei accertati sabato mattini - la sanzione, peraltro sembra già sicura. Anche se - come ribadisce Federico Lanza, presidente del consorzio Centro commerciale città di Lucca - è abbastanza singolare che il Comune non abbia avuto problemi a far svolgere il mercato ambulante del sabato e abbia, invece, negato ai commercianti di poter lavorare un sabato di un ponte significativo di primavera. Soprattutto in un momento di crisi. Non a caso, alcuni titolari di negozi hanno preferito rischiare la multa che restare chiusi. «La scelta - osserva Gianni Rebecchi, titolare di negozi di abbigliamento in via Fillungo - è stata semplice: quando in città ci sono manifestazioni o festività che garantiscono un afflusso di persone è necessario far trovare le attività aperte». Per due motivi, secondo i commercianti: per contrastare la crisi che non sta risparmiando nessuno e per garantire un servizio ai turisti. «Sembra che non ci si voglia rendere conto - riprende Rebecchi - che già è dura lavorare a cose normali o nei festivi ordinari. Per cui diventa un controsenso impedire ai commercianti di poter stare aperti in occasioni come quella del ponte del primo maggio. Noi, perciò, abbiamo deciso di stare aperto e abbiamo fatto bene: c'era movimento in città e abbiamo lavorato. Poi, abbiamo anche ricevuto la visita dei vigili urbani». E anche questo, secondo Rebecchi, era nel conto. «Quello che mi stupisce - aggiunge il commerciante - è che il Comune non capisca che in una città turistica come questa non si dovrebbe lasciare la facoltà di aprire i negozi durante i posti o le festività: si dovrebbe istituire l'obbligo di apertura, altro che divieto. Io sabato mattina c'ero in via Fillungo e ho ascoltato con attenzione i commenti dei turisti. Erano tutti stupiti di fronte alle saracinesche abbassate. Hanno espresso un senso di fastidio per aver trovato la città completamente chiusa», quando altre città d'arte - come Firenze, ad esempio - o zone turistiche come la Versilia «hanno adottato comportamenti diversi. E con risultati migliori di quelli ottenuti a Lucca». Non a caso - insiste Gianni Rebecchi - tutti i negozi di famiglia (compresi quelli dello zio stilista, Massimo Rebecchi) sono rimasti aperti, da Roma a Milano, passando per Riccione. «Questa scelta, però - conclude - non è stata anomala. Anomalo è stato da parte delComune obbligare alla chiusura». Perché - come ricorda anche il presidente Ascom, Ademaro Cordoni - sarebbe bastato che il Comune autorizzasse un'apertura di mezza giornata per mettere d'accordo tutti, commercianti e anche sindacati, impegnati a tutelare il giusto diritto delle commesse al riposo.
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