Finanza
Ascom critica l’assessorato al commercio: «Il 1º Maggio poteva autorizzare mezza giornata di lavoro»
«Aperture più flessibili»
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A sinistra negozi aperti e in alto Ademaro Cordoni, presidente di AscomFestivi, le categorie chiedono un confronto al Comune
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LUCCA. Più flessibilità sulle aperture straordinarie del centro. E ripresa del confronto fra categorie e Comune per capire se e come garantire più aperture festive anche nelle zone periferiche, dove soprattutto la media e grande distribuzione spinge per poter lavorare la domenica. Eccole qui le richieste di Ascom e Confesercenti a Palazzo Orsetti, dopo il tira e molla sul Primo maggio. Le due associazioni considerano uno smacco il fatto che il Comune non abbia accolto la richiesta dei commercianti del centro di poter tenere aperto sabato 1º maggio. «Autorizzare le aperture almeno per mezza giornata - sottolinea Ademaro Cordoni, presidente di Ascom - non avrebbe danneggiato nessuno e avrebbe accontentato tutti, visto che molti titolari sarebbero stati in negozio, senza coinvolgere le commesse. Invece, il Comune ha scelto la strada del divieto che, a nostro avviso, non è quella che aiuta. Anzi in questo momento servirebbe maggiore flessibilità sulle deroghe alle aperture nei giorni festivi. Mi spiego: per il centro esiste già un calendario su aperture e chiusure, ma nel caso in cui emerga un'esigenza non contemplata in questo schema, bisognerebbe essere in grado di intervenire e modificare immediatamente questo schema. Ecco perché dico che è necessaria una maggiore flessibilità da parte dell'assessorato». Anche Emanuele Pasquini, direttore di Confesercenti, si dice pronto a portare avanti la riflessione sulle aperture straordinarie «non tanto per il centro storico, visto che in base al calendario potrebbe restare aperto tutte le domeniche, quanto, semmai per le attività fuori città. Sono sempre più forti le istanze dei negozi che vorrebbero poter aprire non solo la terza domenica del mese, a settembre per la Santa Croce o a dicembre. Abbiamo richieste di attività, soprattutto di grande e media distribuzione (in particolare del settore alimentare) che vorrebbero aprire tutte le domeniche». La questione è delicata - osserva Pasquini - perché «una soluzione di questo tipo non agevolerebbe i negozi di vicinato. Fuori città, infatti, si corre il rischio che l'apertura domenicale non attragga nuovi clienti, come può avvenire in centro, ma solo che si distribuisca lo stesso lavoro in più giorni. Proprio quello che anche i sindacati non vogliono». Lo stesso Cordoni ammette che per le zone periferiche si possa fare qualche cosa di più che autorizzare l'apertura dei negozi la terza domenica del mese o in qualche periodo speciale dell'anno, come quello natalizio o quello dei saldi. «A Lucca - specifica il presidente dell'Ascom - bisognerebbe adottare la stessa politica che si segue nella Piana: consentire ai negozi di stare aperti in corrispondenza di particolari eventi o ricorrenze. Il binomio sperimentato a Capannori, Porcari o Altopascio di consentire l' apertura dei negozi in concomitanza di manifestazioni funziona. E deve essere tenuto in considerazione per zone di grande sviluppo commerciale come S. Anna, San Concordio e, ovviamente, Borgo Giannotti». Probabilmente - conclude Pasquini - la soluzione sta proprio nella «flessibilità. Bisognerebbe dare ai negozi un pacchetto di festivi fra i quali scegliere per le aperture straordinarie, in base al tipo di attività. Questo eviterebbe il ricorso alla liberalizzazione assoluta».
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