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Il mio impegno per Puccini

Ilaria Bonuccelli
Il mio impegno per Puccini

Nel 2011, a 29 anni, dirigerà il nuovo allestimento di Tosca alla Scala di Milano. E diventerà - la notizia è ufficiale - direttore musicale dell'Opera di Valencia, dove metterà in cartellone anche La Bohème. Ma da qualche mese, questo enfant prodige della musica, direttore stabile dell'Opera di Israele, abita a Lucca

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LUCCA. Nel 2011, a 29 anni, dirigerà il nuovo allestimento di Tosca alla Scala di Milano. E diventerà - la notizia è ufficiale - direttore musicale dell'Opera di Valencia, dove metterà in cartellone anche La Bohème. Ma da qualche mese, questo enfant prodige della musica, direttore stabile dell'Opera di Israele, abita a Lucca: l'ha scoperta tramite il suo manager, Gianluca Macheda, che proprio qui ha voluto aprire la sede italiana di Img, colosso internazionale del management. Così Omer Meir Wellber ha comprato casa in centro e non esita a mettersi a disposizione - se ce ne fosse bisogno - per lanciare Lucca come città della musica. Come già lo sono Pesaro, Busseto o Salisburgo. Sarebbe anche pronto a dirigere nella città natale di Puccini, se solo venisse creata l'occasione perché - dice - «a chi non piacerebbe farlo?».

Maestro, lei dirige ormai in tutto il mondo. È in contatto con i più grandi teatri, è coinvolto in importanti produzioni. Ritiene che una città come Lucca potrebbe vivere di musica?
«Direi di sì. Sarebbe più che naturale. Esiste una simbiosi fra la città e la musica. Quando una realtà ha una storia musicale (tanti i grandi compositori, da Catalani a Boccherini, fino a Puccini) di questa portata sarebbe naturale che questo accadesse. Anche se poi non succede. Ho notato che in Italia, come anche nel mio paese, Israele, quando una città non ha legami con l'arte riesce a sviluppare eventi di grande portata; quando, invece, una città ha molto, non riesce quasi mai a combinare molto.

A questo proposito potrei citare un esempio a me vicino: in Israele esiste una città, Holon, che si trova, di fatto, alla periferia di Tel Aviv. Qui non è nato alcun artista, eppure da 15 anni la città è diventata un centro di riferimento per l'arte e per le iniziative dei bambini. Questo è successo grazie all'impegno di un sindaco che ha investito e creduto nello sviluppo culturale che, con il tempo, si è trasformato in sviluppo economico: basta pensare, ad esempio, che oggi comprare una casa ad Holon è diventato molto costoso».

Se le chiedessero di collaborare a lanciare Lucca come città della musica, sarebbe disposto a dare il suo contributo?

«Certo, è naturale».
Sarebbe disposto anche a dirigere nella città di Puccini?
«Mi piacerebbe molto, con la situazione giusta. Tutti, del resto, vorrebbero farlo».
In base alla sua esperienza, quali suggerimenti darebbe al sindaco per trasformare Lucca in una città della musica?
«Basterebbe solo organizzare una riunione con tutti i grandi artisti (cantanti, direttori d'orchestra) che abitano a Lucca. Dopo 30 minuti sarebbe già deciso chi canta, chi dirige, che cosa mettere in scena, per quanto tempo. Non serve pensare troppo, bisogna fare».

Quando è arrivato a Lucca, sapeva che era la città natale di Puccini?
«Naturalmente. Sapevo anche che qui sono nati altri compositori che conoscevo di fama, più che averne studiato la musica».
Perché ha scelto di abitare qui?
«Non è così difficile scegliere Lucca come luogo dove abitare: è la città più bella della zona. Per uno come me, poi, che viene dal deserto del Negev, la Toscana è un'oasi, una realtà completamente diversa da quella alla quale sono abituato. Io sono sempre in giro in grandi città nel mondo, ma se penso al posto dove vivere, non mi viene in mente niente di più bello di Lucca. E ogni volta che torno, mi prometto di andare a visitare la casa natale di Puccini». Peccato che sia chiusa.

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