Attenzione
TERME
Un albergo tra i ruderi
Paola Taddeucci
Se è desolante tutto il percorso per arrivarci, in cima alla collina - nel clou della cittadella termale - sembra di essere in una zona di guerra. Qui un bivio divide in due la strada: una conduce direttamente agli stabilimenti Varraud e l'altra sale ancora fino all'hotel
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BAGNI DI LUCCA. Se è desolante tutto il percorso per arrivarci, in cima alla collina - nel clou della cittadella termale - sembra di essere in una zona di guerra. Qui un bivio divide in due la strada: una conduce direttamente agli stabilimenti Varraud e l'altra sale ancora fino all'hotel costruito dalla famiglia Mazzei, che da 10 anni gestisce l'intera attività delle Terme (stabilimenti e albergo).
Accanto all'hotel ci sono i ruderi dell'antico albergo delle Terme, emblematico simbolo della magnificenza passata e della decadenza successiva di Bagni di Lucca. Quel che resta della residenza granducale sono solo le pareti esterne, che sembrano stare in piedi per miracolo, oltre ad alberi penzolanti in quello che un tempo era un parco rigoglioso. È questa la vista che si gode dalle stanze dell'albergo, da cui si vede anche il cantiere aperto e abbandonato della chiesa di S. Martino, i cui lavori dovevano finire il 13 agosto 2008, com'è scritto nel cartello rimasto là tra le transenne. Attraverso una scalinata, si arriva poi all'ingresso degli stabilimenti Varraud, accessibili via macchina, invece, dalla piccola diramazione dopo il bivio. Sembra la piazzetta di un luogo abbandonato, con pochi posti macchina e un belvedere che ha un palo di cemento mozzato proprio al lato del balcone. Vi si affacciano diversi edifici in stato di degrado e fatiscenti, tra cui l'ex hotel Savoia, dimora, tra gli altri, di Heine e la cui targa in marmo convive accanto a un moderno pannello informativo, ormai arrugginito e con le scritte mezze cancellate e non più valide.
«Tutti si lamentano e danno la colpa a noi». E' lo sfogo di Ida Mazzei, direttrice delle Terme e figlia di Paolo, amministratore unico dell'attività. «Ci danno la colpa - prosegue - per il degrado della zona. I turisti si affacciano dall'albergo e vedono ruderi pericolanti, cantieri aperti, alberi spezzati, muretti mangiati. Noi abbiamo fatto il possibile, e direi anche più di quanto ci competeva, per sistemare da una parte le terme, di proprietà del comune, e creare dall'altra una nuova struttura, l'albergo. Crediamo di aver fatto bene, tanto che i riscontri da parte del pubblico sono ottimi. Ma il comune, invece di aiutarci, ci ha sempre ostacolato».
L'ultima tappa di questo rapporto tormentato è stato il mancato accordo sull'allungamento del contratto di gestione, stabilito in venti anni a partire dal 1999 (i Mazzei sono subentrati l'anno dopo) e quindi in scadenza nel 2019. In cambio di un contratto più lungo, i Mazzei avrebbero ristrutturato a loro spese il pian terreno degli stabilimenti Varraud - dove tra l'altro ci sono bellissime vasche in marmo dell'Ottocento e perfettamente conservate - e altre parti ancora da sistemare, per aumentare così gli spazi dedicati all'attività termale.
«Anche senza l'accordo - dice Paolo Mazzei - noi andremo avanti e faremo i lavori, per quello che sarà possibile. Crediamo in questa attività e nelle enormi potenzialità di Bagni di Lucca come centro termale. Potenzialità purtroppo sprecate. Il comune continua a fare scelte sbagliate: non può spendere un mare di soldi per restaurare edifici che poi restano chiusi per anni e si deteriorano, come i Bagni Bernabò, o che non hanno suscitato interesse in nessuno, come Docce Basse e S. Giovanni, invece di destinarli a strutture dove c'è già un'attività, come gli stabilimenti Varraud, o alla sistemazione di strade, muri, sentieri e parcheggi, in modo da dare un decoro a tutta la zona.
«Quello del parcheggio, per noi - conclude Mazzei -, è un vero problema. Pensi che non possiamo far arrivare i pullman perché non c'è un parcheggio abbastanza grande. Rimediamo andando a prendere i clienti con la nostra Apina. Per realizzare una piazzola di sosta eravamo disposti a pagare una parte delle spese, mettendo per di più a disposizione un posto di nostra proprietà. Ma anche in questo caso ci è stato detto di no».
Accanto all'hotel ci sono i ruderi dell'antico albergo delle Terme, emblematico simbolo della magnificenza passata e della decadenza successiva di Bagni di Lucca. Quel che resta della residenza granducale sono solo le pareti esterne, che sembrano stare in piedi per miracolo, oltre ad alberi penzolanti in quello che un tempo era un parco rigoglioso. È questa la vista che si gode dalle stanze dell'albergo, da cui si vede anche il cantiere aperto e abbandonato della chiesa di S. Martino, i cui lavori dovevano finire il 13 agosto 2008, com'è scritto nel cartello rimasto là tra le transenne. Attraverso una scalinata, si arriva poi all'ingresso degli stabilimenti Varraud, accessibili via macchina, invece, dalla piccola diramazione dopo il bivio. Sembra la piazzetta di un luogo abbandonato, con pochi posti macchina e un belvedere che ha un palo di cemento mozzato proprio al lato del balcone. Vi si affacciano diversi edifici in stato di degrado e fatiscenti, tra cui l'ex hotel Savoia, dimora, tra gli altri, di Heine e la cui targa in marmo convive accanto a un moderno pannello informativo, ormai arrugginito e con le scritte mezze cancellate e non più valide.
«Tutti si lamentano e danno la colpa a noi». E' lo sfogo di Ida Mazzei, direttrice delle Terme e figlia di Paolo, amministratore unico dell'attività. «Ci danno la colpa - prosegue - per il degrado della zona. I turisti si affacciano dall'albergo e vedono ruderi pericolanti, cantieri aperti, alberi spezzati, muretti mangiati. Noi abbiamo fatto il possibile, e direi anche più di quanto ci competeva, per sistemare da una parte le terme, di proprietà del comune, e creare dall'altra una nuova struttura, l'albergo. Crediamo di aver fatto bene, tanto che i riscontri da parte del pubblico sono ottimi. Ma il comune, invece di aiutarci, ci ha sempre ostacolato».
L'ultima tappa di questo rapporto tormentato è stato il mancato accordo sull'allungamento del contratto di gestione, stabilito in venti anni a partire dal 1999 (i Mazzei sono subentrati l'anno dopo) e quindi in scadenza nel 2019. In cambio di un contratto più lungo, i Mazzei avrebbero ristrutturato a loro spese il pian terreno degli stabilimenti Varraud - dove tra l'altro ci sono bellissime vasche in marmo dell'Ottocento e perfettamente conservate - e altre parti ancora da sistemare, per aumentare così gli spazi dedicati all'attività termale.
«Anche senza l'accordo - dice Paolo Mazzei - noi andremo avanti e faremo i lavori, per quello che sarà possibile. Crediamo in questa attività e nelle enormi potenzialità di Bagni di Lucca come centro termale. Potenzialità purtroppo sprecate. Il comune continua a fare scelte sbagliate: non può spendere un mare di soldi per restaurare edifici che poi restano chiusi per anni e si deteriorano, come i Bagni Bernabò, o che non hanno suscitato interesse in nessuno, come Docce Basse e S. Giovanni, invece di destinarli a strutture dove c'è già un'attività, come gli stabilimenti Varraud, o alla sistemazione di strade, muri, sentieri e parcheggi, in modo da dare un decoro a tutta la zona.
«Quello del parcheggio, per noi - conclude Mazzei -, è un vero problema. Pensi che non possiamo far arrivare i pullman perché non c'è un parcheggio abbastanza grande. Rimediamo andando a prendere i clienti con la nostra Apina. Per realizzare una piazzola di sosta eravamo disposti a pagare una parte delle spese, mettendo per di più a disposizione un posto di nostra proprietà. Ma anche in questo caso ci è stato detto di no».
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