Il dolore
difendere la qualità di farro e zuppa
Guerra ai menu turistici
Ilaria Bonuccelli
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Turisti davanti a una bottega tipicaLa crociata è contro il «farro, gli spaghetti e il cacciucco turistico», in difesa della tavola doc lucchese. Uno degli elementi di grande presa sui turisti, come dimostra il recente servizio sul New York Times on line. E abdicare alla qualità della cucina aggrava la crisi del turismo che mette in ginocchio anche il commercio
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LUCCA. La crociata è contro il «farro, gli spaghetti e il cacciucco turistico», in difesa della tavola doc lucchese. Uno degli elementi di grande presa sui turisti, come dimostra il recente servizio sul New York Times on line. E abdicare alla qualità della cucina - osserva Stefano De Ranieri, responsabile Confesercenti per la ristorazione - aggrava la crisi del turismo che mette in ginocchio anche il commercio.
Le previsioni sono preoccupanti: le prenotazioni per aprile e maggio, nonostante la Pasqua e i ponti, sono quasi inesistenti. E anche l'occupazione ne risente: negli ultimi mesi, anche bar, ristoranti e alberghi, soprattutto nel centro, sono ricorsi alla cassa integrazione. E per evitare licenziamenti o chiusure di locali De Ranieri propone di invertire la rotta: puntare sull'offerta di qualità medio-alta per avere un turista in grado di spendere. Via, insomma, le bandierine o le t-shirt boccaccesche da via San Paolino o via Santa Croce, per puntare su monumenti e buona tavola.
Proprio tre giorni fa, albergatori e ristoratori di Confesercenti si sono riuniti per fare il punto della situazione critica. Chiara anche ad Ascom, visto che Mario Bini, vicepresidente dei ristoratori dell'Associazione commercianti, conferma di non vedere un centro così deserto da tempo: «L'anno scorso a quest'ora avevamo già prenotazioni di bus per aprile e maggio, mentre oggi non c'è quasi nulla». Colpa anche del maltempo, secondo molti imprenditori del settore che accusano perfino l'alluvione «con le immagini andate in onda» di aver spaventato i turisti. «Esiste una crisi generale che non risparmia il turismo - riprende De Ranieri - ma in televisione, nei giorni dell'alluvione, sembrava che tutta Lucca fosse sotto tre metri d'acqua. Così abbiamo avuto molte disdette, già a partire da Capodanno e abbiamo perso parte del lavoro natalizio che, in passato, durava fino al 5-6 gennaio. Perciò ora, che la stagione tarda ad arrivare, ci mancano quelle risorse che di solito riuscivamo a mettere da parte durante le feste». In più - aggiunge De Ranieri - dobbiamo fare i conti «con una crisi aggravata dall'apertura di troppe attività che fanno ristorazione in modo abusivo. Magari qualcuno dura solo un anno o due, ma nel frattempo fa concorrenza a chi garantisce una ristorazione reale, con tanto di cucina».
De Ranieri, dunque, contesta «l'assurda liberalizzazione che non ci consente più neppure di capire che cosa possano proporre bar, negozi di alimentari o gastronomie. Bisognerebbe che sindacati di categoria e lavoratori si battessero per esigere dal Comune il rispetto dei regolamenti e delle norme in vigore a tutela della qualità. Ci sono troppi locali, posti brutti, dove si mangiano piatti per turisti che nulla hanno a che vedere con la nostra tradizione». Ecco, quindi, che Confesercenti - d'accordo con le strutture ricettive - chiederà di nuovo al Comune «di intensificare i controlli contro ristoranti ma anche affittacamere abusivi, a tutela dell' offerta di qualità. Questo potrebbe servire a convincere i turisti a stare di più a Lucca e magari anche a fare un paio di chilometri in più per trovare il prodotto tipico, invece del precotto». Anche perché - ammette Mario Bini, vicepresidente dei ristoratori Ascom - «la concorrenza sleale, di chi propone menu di scarsa qualità, è spaventosa. E per noi è sempre più faticoso far capire al turista quali attività preparano i cibi con la propria cucina e quali, invece, usano il precotto. Il turista resta spaesato e, sul momento, non riesce a distinguere il tortello lucchese preparato da chi, come me, ad esempio, ha investito anche di recente per migliorare la cucina e chi, invece, va con il surgelato, magari facendola passare per fresca».
Come se non bastasse - attacca Bini - «questa amministrazione comunale non fa proprio nulla per attirare turisti in centro e quindi la città è vuota». Anche perché - insiste De Ranieri - c'è una progressiva perdita di identità di Lucca, non solo «a livello gastronomico, ma anche culturale e di immagine. «Non c'è tutela dell'esistente e lo sviluppo che si propone è quello di un brutto albergo davanti alle Mura, legato al recupero dello stadio Porta Elisa. Intanto, la periferia che il turista si trova davanti uscendo dall'autostrada è brutta e non lascia, certo immaginare, quanto sarebbe bello il centro di Lucca. Senza, però, i gadget infimi, le t-shirt, le creperie o le bandierine: per queste ragioni i turisti hanno abbandonato Firenze o il Chianti, ma noi stiamo commettendo gli stessi errori».
Le previsioni sono preoccupanti: le prenotazioni per aprile e maggio, nonostante la Pasqua e i ponti, sono quasi inesistenti. E anche l'occupazione ne risente: negli ultimi mesi, anche bar, ristoranti e alberghi, soprattutto nel centro, sono ricorsi alla cassa integrazione. E per evitare licenziamenti o chiusure di locali De Ranieri propone di invertire la rotta: puntare sull'offerta di qualità medio-alta per avere un turista in grado di spendere. Via, insomma, le bandierine o le t-shirt boccaccesche da via San Paolino o via Santa Croce, per puntare su monumenti e buona tavola.
Proprio tre giorni fa, albergatori e ristoratori di Confesercenti si sono riuniti per fare il punto della situazione critica. Chiara anche ad Ascom, visto che Mario Bini, vicepresidente dei ristoratori dell'Associazione commercianti, conferma di non vedere un centro così deserto da tempo: «L'anno scorso a quest'ora avevamo già prenotazioni di bus per aprile e maggio, mentre oggi non c'è quasi nulla». Colpa anche del maltempo, secondo molti imprenditori del settore che accusano perfino l'alluvione «con le immagini andate in onda» di aver spaventato i turisti. «Esiste una crisi generale che non risparmia il turismo - riprende De Ranieri - ma in televisione, nei giorni dell'alluvione, sembrava che tutta Lucca fosse sotto tre metri d'acqua. Così abbiamo avuto molte disdette, già a partire da Capodanno e abbiamo perso parte del lavoro natalizio che, in passato, durava fino al 5-6 gennaio. Perciò ora, che la stagione tarda ad arrivare, ci mancano quelle risorse che di solito riuscivamo a mettere da parte durante le feste». In più - aggiunge De Ranieri - dobbiamo fare i conti «con una crisi aggravata dall'apertura di troppe attività che fanno ristorazione in modo abusivo. Magari qualcuno dura solo un anno o due, ma nel frattempo fa concorrenza a chi garantisce una ristorazione reale, con tanto di cucina».
De Ranieri, dunque, contesta «l'assurda liberalizzazione che non ci consente più neppure di capire che cosa possano proporre bar, negozi di alimentari o gastronomie. Bisognerebbe che sindacati di categoria e lavoratori si battessero per esigere dal Comune il rispetto dei regolamenti e delle norme in vigore a tutela della qualità. Ci sono troppi locali, posti brutti, dove si mangiano piatti per turisti che nulla hanno a che vedere con la nostra tradizione». Ecco, quindi, che Confesercenti - d'accordo con le strutture ricettive - chiederà di nuovo al Comune «di intensificare i controlli contro ristoranti ma anche affittacamere abusivi, a tutela dell' offerta di qualità. Questo potrebbe servire a convincere i turisti a stare di più a Lucca e magari anche a fare un paio di chilometri in più per trovare il prodotto tipico, invece del precotto». Anche perché - ammette Mario Bini, vicepresidente dei ristoratori Ascom - «la concorrenza sleale, di chi propone menu di scarsa qualità, è spaventosa. E per noi è sempre più faticoso far capire al turista quali attività preparano i cibi con la propria cucina e quali, invece, usano il precotto. Il turista resta spaesato e, sul momento, non riesce a distinguere il tortello lucchese preparato da chi, come me, ad esempio, ha investito anche di recente per migliorare la cucina e chi, invece, va con il surgelato, magari facendola passare per fresca».
Come se non bastasse - attacca Bini - «questa amministrazione comunale non fa proprio nulla per attirare turisti in centro e quindi la città è vuota». Anche perché - insiste De Ranieri - c'è una progressiva perdita di identità di Lucca, non solo «a livello gastronomico, ma anche culturale e di immagine. «Non c'è tutela dell'esistente e lo sviluppo che si propone è quello di un brutto albergo davanti alle Mura, legato al recupero dello stadio Porta Elisa. Intanto, la periferia che il turista si trova davanti uscendo dall'autostrada è brutta e non lascia, certo immaginare, quanto sarebbe bello il centro di Lucca. Senza, però, i gadget infimi, le t-shirt, le creperie o le bandierine: per queste ragioni i turisti hanno abbandonato Firenze o il Chianti, ma noi stiamo commettendo gli stessi errori».
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