Il Tirreno

Lucca

CRISI

Cassa integrazione per ristoranti, bar e hotel del centro

Ilaria Bonuccelli
Turisti a passeggio nel centro storico
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Turisti a passeggio nel centro storico

In media vengono firmati due accordi a settimana. Per i bar, i ristoranti e gli alberghi. Soprattutto del centro. Anche turismo e commercio scoprono la cassa integrazione, prevista dalla legge regionale che consente anche alle aziende con un solo dipendente di ricorrere alla misura anti-crisi. Da novembre a oggi - annuncia Massimiliano Bindocci, della Filcams Cgil - sono almeno una cinquantina le aziende che hanno messo dipendenti in cassa integrazione

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LUCCA. In media vengono firmati due accordi a settimana. Per i bar, i ristoranti e gli alberghi. Soprattutto del centro. Anche turismo e commercio scoprono la cassa integrazione, prevista dalla legge regionale che consente anche alle aziende con un solo dipendente di ricorrere alla misura anti-crisi. Da novembre a oggi - annuncia Massimiliano Bindocci, della Filcams Cgil - sono almeno una cinquantina le aziende che hanno messo dipendenti in cassa integrazione.

Per lo più - specifica il sindacato dei lavoratori del commercio e del turismo - si tratta di pubblici esercizi e di hotel della Piana. La maggior parte è concentrata in città, qualche accordo - «pochissimi» - riguardano le strutture della Versilia, mentre nessun accordo è stato siglato per imprese della Media Valle o della Garfagnana.
Da tempo, in effetti, a Lucca strutture ricettive e pubblici esercizi apparivano in sofferenza. Fra gli addetti ai lavori si parlava di riduzione di orario per i dipendenti, di ferie in periodi non canonici. Perfino di licenziamenti, per evitare di arrivare alla chiusura di un locale in difficoltà: «La situazione, in effetti - conferma Bindocci - è vera. Ma si cerca di evitare i licenziamenti ricorrendo alla cassa integrazione che, in base alla normativa regionale, in vigore da maggio dell'anno scorso, può essere richiesta anche da aziende con un solo dipendente.

Questa possibilità consente al datore di lavoro di non mandare a casa il dipendente e al dipendente di salvaguardare parte del salario e di mantenere intatti i contributi. E, infatti, molte imprese lucchesi sono ricorse a questa soluzione». Fra l'altro - osserva Bindocci - all'accordo «si è arrivati senza contenziosi. Chi si è deciso a firmare l'accordo, l'ha fatto senza controversie. Il problema è che, in alcuni casi, abbiamo riscontrato un po' di resistenza a ricorrere alla cassa integrazione per i dipendenti, perché questo espediente viene vissuto un po' come un'onta da alcuni imprenditori. In realtà è la soluzione migliore per il lavoratore. Decisamente più appropriata di altre soluzioni "artigianali" ideate da alcuni datori di lavoro». Anche perché - fa presente il sindacato - la cassa integrazione «più frequente nel settore del commercio che del turismo» - può essere richiesta anche a ore e non solo per settimane o mesi. «Il caso classico - precisa Bindocci - è quello di un bar: il proprietario può decidere di ridurre l'orario di un dipendente magari di un paio di ore al giorno. La mattina si affida al lavoratore, magari per 6 ore, e il pomeriggio si occupa di persona del locale. Se anche vengono tagliate un paio di ore sull'orario, la parte contributiva non viene toccata. E anche il salario viene in parte conservato». È per questo che Confcommercio (al momento più che Confesercenti) invita le imprese in difficoltà a seguire la linea tracciata dal sindacato. «Spesso - sottolinea Massimiliano Bindocci - è Ascom che ci invia aziende che vogliono ricorrere alla cassa integrazione, strumento molto utile anche agli alberghi, visto che non viene più riconosciuta la sospensione del rapporto di lavoro in caso di ristrutturazione dell'azienda e che, quindi, i dipendenti perdono salario e contributi. La collaborazione in questo momento di crisi con Confcommercio è molto stretta.

A volte è la stessa associazione che avvia la procedura, altre volte indirizza gli imprenditori da noi al sindacato». Anche se la Cgil non è l'unica ad aver sottoscritto accordi per la cassa integrazione nel commercio e nel turismo. «Alcuni accordi, ma pochi - conclude Bindocci - so che sono stati siglati anche da Cisl e da Uil. Da qualche mese, invece, non passa settimana che in Cgil io non firmi almeno due pratiche per garantire alle piccole imprese l'accesso a questo strumento».

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