Il dolore
ALTOPASCIO
In crisi l'industria del pane
Nicola Nucci
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L’azienda Toscopan di Altopascio (Vip)I venti della crisi spirano anche sull'industria del pane. I dipendenti della Toscopan, uno dei gruppi leader sul mercato nazionale ed estero (129 addetti), da due mesi non riscuotono lo stipendio, e ad alcuni di loro è stato lanciato il salvagente degli ammortizzatori sociali
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ALTOPASCIO. I venti della crisi spirano anche sull'industria del pane. I dipendenti della Toscopan, uno dei gruppi leader sul mercato nazionale ed estero (129 addetti), da due mesi non riscuotono lo stipendio, e ad alcuni di loro è stato lanciato il salvagente degli ammortizzatori sociali.
A denunciare la gravità della situazione che ha portato alle richiesta di cassa integrazione ordinaria (per otto lavoratori) e al mancato pagamento delle ultime due mensilità sono le organizzazioni sindacali Flai-Cgil e Fai-Cisl che per oggi nella sede del panificio, in via Romana Est, insieme alla Rsu della Toscopan, hanno indetto un'assemblea dei lavoratori (il presidio è aperto a tutti). I sindacati sono pronti ad avanzare proposte per sollecitare una nuova strategia aziendale e sensibilizzare l'attenzione pubblica e delle istituzioni per scongiurare la perdita dei posti di lavoro. Tra i motivi della crisi dell'azienda, che dal 1957 appartiene alla Del Carlo Group, non ci sarebbe però la produttività, malgrado una sensibile riduzione dei consumi, quanto un problema di liquidità dovuta alla perdita di alcune commesse all'estero (la Toscopan è la numero uno in Italia per l'export).
I vertici dell'azienda ribattono alle accuse dei sindacati. «Nonostante una contrazione dei consumi intorno al 20 per cento abbiamo mantenuto una costante produttività senza toccare i posti di lavoro - dice Felice Del Carlo, amministratore delegato di Toscopan - con una produzione di oltre 500 quintali al giorno e non è vero che non abbiamo pagato due mensilità. Dobbiamo finire di pagare il mese di gennaio, per il quale abbiamo dato degli acconti, mentre gli stipendi di febbraio andranno in scadenza il 10 marzo. Attualmente le difficoltà derivano sia da un calo del fatturato sia dal ritardo nei pagamenti dei nostri principali clienti, anche 20-30 giorni, soprattutto in Germania. Ma proprio questa settimana andremo a concludere accordi per nuovi appalti. L'azienda farà di tutto per mantenere il nostro personale altamente qualificato che è una risorsa fondamentale, e quindi evitare la cassa integrazione che per ora abbiamo richiesto per alcuni dipendenti. Crediamo che il muro contro muro sarebbe sbagliato».
La notizia delle difficoltà della Toscopan arriva a pochi giorni di distanza dal successo a livello promozionale ottenuto dal sindaco Maurizio Marchetti, in qualità di presidente dell'Associazione nazionale Città del Pane, alla Borsa del turismo di Milano. Nel distretto di Altopascio ogni giorno vengono sfornati circa mille quintali di pane per un fatturato annuo di 40 milioni di euro. Il comporto dà lavoro a circa 300 addetti distribuiti su una decina di imprese, dei quali tre panifici industriali (Toscopan e Panem i più importanti). Negli ultimi tempi però il pane toscano sembra avere perso quota sul mercato estero dove si preferiscono versioni più elaborate e a lunga scadenza. Ma il polo di Altopascio, dove si concentrano le più importanti realtà industriali della panificazione, ha cercato di reagire. La ricetta per fronteggiare il calo delle vendite è la diversificazione dei prodotti. Non più solo il classico pane toscano "sciapo", senza sale, genuino e cotto a legna, ma anche pane e focaccine precotti, pancarrè ed altri prodotti da riscaldare prima di essere consumati.
A denunciare la gravità della situazione che ha portato alle richiesta di cassa integrazione ordinaria (per otto lavoratori) e al mancato pagamento delle ultime due mensilità sono le organizzazioni sindacali Flai-Cgil e Fai-Cisl che per oggi nella sede del panificio, in via Romana Est, insieme alla Rsu della Toscopan, hanno indetto un'assemblea dei lavoratori (il presidio è aperto a tutti). I sindacati sono pronti ad avanzare proposte per sollecitare una nuova strategia aziendale e sensibilizzare l'attenzione pubblica e delle istituzioni per scongiurare la perdita dei posti di lavoro. Tra i motivi della crisi dell'azienda, che dal 1957 appartiene alla Del Carlo Group, non ci sarebbe però la produttività, malgrado una sensibile riduzione dei consumi, quanto un problema di liquidità dovuta alla perdita di alcune commesse all'estero (la Toscopan è la numero uno in Italia per l'export).
I vertici dell'azienda ribattono alle accuse dei sindacati. «Nonostante una contrazione dei consumi intorno al 20 per cento abbiamo mantenuto una costante produttività senza toccare i posti di lavoro - dice Felice Del Carlo, amministratore delegato di Toscopan - con una produzione di oltre 500 quintali al giorno e non è vero che non abbiamo pagato due mensilità. Dobbiamo finire di pagare il mese di gennaio, per il quale abbiamo dato degli acconti, mentre gli stipendi di febbraio andranno in scadenza il 10 marzo. Attualmente le difficoltà derivano sia da un calo del fatturato sia dal ritardo nei pagamenti dei nostri principali clienti, anche 20-30 giorni, soprattutto in Germania. Ma proprio questa settimana andremo a concludere accordi per nuovi appalti. L'azienda farà di tutto per mantenere il nostro personale altamente qualificato che è una risorsa fondamentale, e quindi evitare la cassa integrazione che per ora abbiamo richiesto per alcuni dipendenti. Crediamo che il muro contro muro sarebbe sbagliato».
La notizia delle difficoltà della Toscopan arriva a pochi giorni di distanza dal successo a livello promozionale ottenuto dal sindaco Maurizio Marchetti, in qualità di presidente dell'Associazione nazionale Città del Pane, alla Borsa del turismo di Milano. Nel distretto di Altopascio ogni giorno vengono sfornati circa mille quintali di pane per un fatturato annuo di 40 milioni di euro. Il comporto dà lavoro a circa 300 addetti distribuiti su una decina di imprese, dei quali tre panifici industriali (Toscopan e Panem i più importanti). Negli ultimi tempi però il pane toscano sembra avere perso quota sul mercato estero dove si preferiscono versioni più elaborate e a lunga scadenza. Ma il polo di Altopascio, dove si concentrano le più importanti realtà industriali della panificazione, ha cercato di reagire. La ricetta per fronteggiare il calo delle vendite è la diversificazione dei prodotti. Non più solo il classico pane toscano "sciapo", senza sale, genuino e cotto a legna, ma anche pane e focaccine precotti, pancarrè ed altri prodotti da riscaldare prima di essere consumati.
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