La manifestazione
Nozzano
L'ecobomba depuratore
Barbara Antoni
◗
Il rio Castiglioncello all’ultima piena. L’area del fitodepuratore, alla sua sin., era sott’acquaComitato sul piede di guerra: l’area dove sarà costruito era allagata durante la piena. Se fosse già stato realizzato, nei giorni della piena di Natale il fitodepuratore di Nozzano sarebbe stato sommerso da mezzo metro di acqua almeno.
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LUCCA. Se fosse già stato realizzato, nei giorni della piena di Natale il fitodepuratore di Nozzano sarebbe stato sommerso da mezzo metro di acqua almeno. Sono inconfutabili le fotografie scattate dai cittadini di Nozzano, che di alluvioni ne sanno qualcosa. Nel 1992 l'acqua entrò nelle loro case, distrusse mobili, danneggiò impianti e pavimenti, terrorizzò la gente.
Come è successo agli abitanti di Santa Maria a Colle, San Macario in piano e San Pietro a Vico.
«Se l'argine non si fosse rotto a Nodica o a Santa Maria a Colle - dicono i cittadini di Nozzano - non ci saremmo salvati: le nuove cateratte sul rio Castiglioncello non sono funzionanti; in opera per ora ci sono quelle vecchie. Ma mancano le paratie e l'acqua del rio andava a finire sulla strada per Filettole».
Quanto al fitodepuratore, un'opera da due milioni di euro per smaltire i liquami dell'Oltreserchio che il Comune vuole costruire in attesa di collegare la sua rete fognaria al depuratore di San Jacopo a Pisa (il fitodepuratore dovrebbe lavorare alcuni anni e basta), i cittadini ribadiscono - oltre che la sua inutilità - la sua inadeguatezza quanto a collocazione. «L'area in cui vogliono realizzare il fitodepuratore, finita sotto mezzo metro d'acqua a Natale, non andrebbe rialzata per realizzarci l'impianto.
Semmai andrebbe abbassata: se, in caso di piena, l'acqua fosse fatta defluire proprio in questa area, servirebbe a salvaguardare l'abitato a monte».
Il depuratore infatti è destinato in un'area triangolare a fianco della quale scorre il rio Castiglioncello e confluisce il rio Dogaia. Proprio dove finisce lo spazio del depuratore ci sono le cateratte: tutti gli estremi ci sono per evincere che si tratta di una zona facilmente alluvionabile.
Ma il fitodepuratore, secondo i nozzanesi che hanno anche costituito un comitato contro la sua realizzazione, rischia di trasformarsi anche in una bomba ecologica perché i reflui che vi confluirebbero potrebbero andare a contaminare l'acqua del campo pozzi da cui attingono sia il Pisano che il Livornese, distante in linea d'aria dall'area del depuratore appena 400 metri. Il rischio esiste soprattutto perché sembra accertata la presenza di un paleoalveo (alveo antico) del Serchio che lambisce la zona e raccoglie le acque superficiali del campo pozzi.
«Abbiamo dato incarico a un geologo - dicono Renato Ghiri e Carlo Lenzi, del comitato - perché accerti fino in fondo la presenza del paleoalveo. Se è vero che ha le caratteristiche che più fonti riportano, il refluo del depuratore potrebbe contaminare l'acqua dei pozzi. Abbiamo chiesto anche studi sulla stratigrafia del terreno. Contiamo di tirare le fila quanto prima».
Come è successo agli abitanti di Santa Maria a Colle, San Macario in piano e San Pietro a Vico.
«Se l'argine non si fosse rotto a Nodica o a Santa Maria a Colle - dicono i cittadini di Nozzano - non ci saremmo salvati: le nuove cateratte sul rio Castiglioncello non sono funzionanti; in opera per ora ci sono quelle vecchie. Ma mancano le paratie e l'acqua del rio andava a finire sulla strada per Filettole».
Quanto al fitodepuratore, un'opera da due milioni di euro per smaltire i liquami dell'Oltreserchio che il Comune vuole costruire in attesa di collegare la sua rete fognaria al depuratore di San Jacopo a Pisa (il fitodepuratore dovrebbe lavorare alcuni anni e basta), i cittadini ribadiscono - oltre che la sua inutilità - la sua inadeguatezza quanto a collocazione. «L'area in cui vogliono realizzare il fitodepuratore, finita sotto mezzo metro d'acqua a Natale, non andrebbe rialzata per realizzarci l'impianto.
Semmai andrebbe abbassata: se, in caso di piena, l'acqua fosse fatta defluire proprio in questa area, servirebbe a salvaguardare l'abitato a monte».
Il depuratore infatti è destinato in un'area triangolare a fianco della quale scorre il rio Castiglioncello e confluisce il rio Dogaia. Proprio dove finisce lo spazio del depuratore ci sono le cateratte: tutti gli estremi ci sono per evincere che si tratta di una zona facilmente alluvionabile.
Ma il fitodepuratore, secondo i nozzanesi che hanno anche costituito un comitato contro la sua realizzazione, rischia di trasformarsi anche in una bomba ecologica perché i reflui che vi confluirebbero potrebbero andare a contaminare l'acqua del campo pozzi da cui attingono sia il Pisano che il Livornese, distante in linea d'aria dall'area del depuratore appena 400 metri. Il rischio esiste soprattutto perché sembra accertata la presenza di un paleoalveo (alveo antico) del Serchio che lambisce la zona e raccoglie le acque superficiali del campo pozzi.
«Abbiamo dato incarico a un geologo - dicono Renato Ghiri e Carlo Lenzi, del comitato - perché accerti fino in fondo la presenza del paleoalveo. Se è vero che ha le caratteristiche che più fonti riportano, il refluo del depuratore potrebbe contaminare l'acqua dei pozzi. Abbiamo chiesto anche studi sulla stratigrafia del terreno. Contiamo di tirare le fila quanto prima».
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