Il Tirreno

Lucca

marito accecato dalla gelosia

«Mi ha frustata e rinchiusa in camera»

Un’altra inchiesta per violenze sulle donne (archivio)
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Un’altra inchiesta per violenze sulle donne (archivio)

Dopo un anno di matrimonio, follemente geloso della bella moglie, è arrivato - secondo le accuse - a rinchiuderla in camera da letto dopo averla frustata con una cintura e averle spento su un seno un mozzicone di sigaretta. E avrebbe litigato con la consorte persino nel giorno di Natale arrivando a schiaffeggiarla

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LUCCA. Dopo un anno di matrimonio, follemente geloso della bella moglie, è arrivato - secondo le accuse - a rinchiuderla in camera da letto dopo averla frustata con una cintura e averle spento su un seno un mozzicone di sigaretta. E avrebbe litigato con la consorte persino nel giorno di Natale arrivando a schiaffeggiarla.

Terrorizzata ed esasperata dalla situazione la giovane donna si è rivolta alla polizia e il marito, dipinto dalla donna come un aguzzino, è finito sotto processo con l'accusa di sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia e lesioni.
Il giudice dell'udienza preliminare, Giuseppe Pezzuti, ha rinviato a giudizio l'accusato, un artigiano di 35 anni residente nell'Oltreserchio, fissando il processo per il 4 febbraio 2009.

LA STORIA
La vicenda risale al 2008, poco dopo le nozze tra l'artigiano e la bella cameriera. Le indagini sono state svolte dalla squadra mobile diretta dal dottor Virgilio Russo. L'idillio tra coniugi coetanei dura poco. Sorgono le prime incomprensioni. Lei però sostiene che non ci sono motivi perché il marito debba essere geloso. Dice di condurre una vita tranquilla, tutta casa e lavoro. Ma il marito, stando all'accusa, torna dal lavoro sempre più nervoso. E la sottopone a continue vessazioni. Aggressioni e violenze fisiche, stando alle accuse, che scaturiscono dopo litigi per futili motivi. Già a Natale 2008 dopo una banale discussione l'artigiano, secondo la denuncia presentata alla polizia, colpisce la moglie con un paio di schiaffi in pieno viso. Ma le umiliazioni proseguono e il clima diventa invivibile. Una botta ricevuta in faccia provoca alla donna una emorragia dal naso. Lei cerca di calmarlo in tutti i modi, ma spesso non ci riesce.

IL SEQUESTRO
Stando agli inquirenti la notte tra il 10 e l'11 aprile accade l'episodio che spinge la cameriera a rivolgersi alla polizia. Dopo un nuovo litigio, stando al racconto fornito dalla donna agli inquirenti, l'artigiano si toglie la cintura e comincia a colpire la moglie sulle braccia e sulle gambe procurandole evidenti ematomi. Con la forza la immobilizza, la spoglia e le spegne una sigaretta vicino al seno. Il giorno dopo, per impedirle di uscire di casa, la chiude a chiave in camera. E, stando agli inquirenti, per controllarla meglio non va nemmeno a lavoro. Non vuole che qualcuno la veda con i lividi e le ecchimosi.

LA DENUNCIA
Alla fine la donna trova la forza di ribellarsi. Va in questura e racconta la sua storia. Ha paura di quell'uomo e per un certo periodo, per evitare ritorsioni, preferisce trasferirsi in un'altra regione dove trova lavoro come cameriera in un albergo-ristorante. La squadra mobile svolge accertamenti. Sente vicini di casa, parenti e amici. Trova i riscontri che cerca anche attraverso certificati medici. Viene informato il magistrato che chiede e ottiene il rinvio a giudizio.
L.T.

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