Finanza
Artigianato
Tessuti perfetti dagli antichi telai
Paola Taddeucci
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Tessuti pregiati e la antica lavorazioneSi chiamano Luna di maggio, Rosetta o Diamante. Non sono suggestivi nomi di donna, ma disegni. Secolari, eppure perfetti. Venivano usati nel Seicento. Forse anche prima, perché nessuno sa quando è nata l'arte del telaio
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LUCCA. Si chiamano Luna di maggio, Rosetta o Diamante. Non sono suggestivi nomi di donna, ma disegni. Secolari, eppure perfetti. Venivano usati nel Seicento. Forse anche prima, perché nessuno sa quando è nata l'arte del telaio, grazie al quale quei disegni da secoli trasformano fili di canapa, lino, seta o lana in stole, arazzi, cuscini, lenzuola e coperte. Oggi, a continuare quella tradizione minacciata di estinzione, è il gruppo dell'associazione Tessiture lucchesi.
Sono una decina di donne e un uomo- quasi tutti abbondantemente sotto il mezzo secolo d'età - che lavorano su antichi telai a pedale sotto la guida di Lucia Nesi, esperta tessitrice di 51 anni, nel laboratorio del museo nazionale di Palazzo Mansi e in una stanza della Torre Guinigi. Le loro opere sono in mostra al Desco, la manifestazione che si svolge al Real Collegio fino all'8 dicembre. Durante i giorni di manifestazione nello stand, al primo piano del palazzo, sono presenti le stesse tessitrici per illustrare le loro creazioni, tutte ispirate alla tradizione lucchese e realizzate con tessuti naturali: biancheria da cucina rifinita con il tipico gallone, passamanerie in filaticcio, scialli, sciarpe e centritavola.
Attiva dal 2004, l'associazione ha svolto in questi anni un lavoro di recupero dei telai (ne ha a disposizione 8) e di riscoperta di vecchi disegni, ritrovati sul territorio con una paziente opera di indagine. Vorrebbe, però, allargare il suo raggio di azione per divulgare sempre di più la conoscenza di quest'antica arte. Così, oltre agli otto telai già in funzione, avrebbe intenzione di mettere in attività anche i 4 che ora giacciono smontati in un garage per mancanza di spazio. Tra l'altro sono telai cosiddetti Jacquard, sui quali sarebbe possibile realizzare opere in tessuti nobili, come damascati e broccati, impossibili da fare su quelli già attivi. Per sistemare i telai l'associazione aveva chiesto un'altra stanza nella Torre Guinigi, ma il Comune non ha dato una risposta.
Il gruppo non è partito da zero, in quanto ha potuto basarsi sul lascito di Maria Niemak, l'imprenditrice di origini milanesi che negli anni Cinquanta ebbe il grande merito di valorizzare l'antica tecnica della tessitura rustica. Nella sua villa di via dei Bacchettoni, la Niemak aveva infatti riunito telai e strumenti vari recuperati sul territorio, affidando a giovani lavoranti il compito di riprodurre tessuti in filaticcio di seta, canapa e lino, che riproponevano disegni e abbinamenti cromatici tipici della produzione lucchese più antica. Alla sua morte, nel 1975 (era nata nel 1892), per sua volontà telai e manufatti tessili andarono al museo.
Delle dieci donne che fanno parte del gruppo, tre le tessitrici più attive: Genny Tommasi, Simona Bianchini e Jenny Ceccoli, tutte promosse a pieni voti dalla maestra Lucia. Altrettanto bravo si è dimostrato l'unico uomo del laboratorio - e unico "forestiero" proveniendo dal Lago Maggiore - Riccardo Bossi, delle cui creazioni la Nesi si dice entusiasta. «Ci voleva un tocco maschile - spiega - perché gli uomini sanno specializzarsi meglio di noi donne, che tendiamo a spaziare di più in tutti i campi. Tra l'altro non sono pochi i maschi che si cimentano al telaio, con risultati ottimi».
Del resto, per Lucia, la tessitura è un'arte cui vieni chiamato. «Chi si sente chiamato alla bellezza - dice - trova prima o poi la propria via per esprimerla. Così noi tessitrici ci sentiamo chiamate al telaio, all'intreccio eterno dei fili che formano tele e tessuti che poi vanno per il mondo. Ci muoviamo in un contesto concreto e simbolico, prese dalla bellezza e dalla fatica dell'opera, unendo sempre creatività e tradizione, come le nostre antenate».
E come le antenate, le tessitrici lucchesi vanno alla ricerca di stoffe di produzione locale, andando anche dai pastori per rifornirsi di lane, magari un po' ispide, ma dal sapore ancestrale. E poi tingono da sole gli stessi tessuti. «Da sempre - chiarisce Lucia - abbiamo svolto una ricerca sui colori parallela a quella sui tessuti tradizionali. Il pregio delle stoffe di tradizione, infatti, è dato anche dalle particolari sfumature di colore tramandate nei secoli e ottenibili solo tingendo i materiali con bagni di tintura vegetali, come in antico». Così le colorazioni da loro usate sono assolutamente artigianali e su piccolissima scala. «I bagni - continua l'esperta - si fanno dentro caldaie che ospitano al massimo 3-5 chili di materiale alla volta».
Un'arte, dunque, per la quale ci vuole passione. E capacità, oltreché pazienza. Il tempo si ferma, davanti al telaio: preparare l'ordito, stenderlo sul telaio, mandare la spola di concerto ai pedali e vedere la stoffa che cresce sotto le mani. Lucia è veloce, fa 30-40 centimetri ogni ora. Nei lavori più complessi - in gergo operati - il lavoro, invece, sembra non procedere mai. Ma alla fine, dopo una serie ininterrotta di intrecci di fili e trame, l'opera si compie. Ed è come veder nascere un figlio.
Sono una decina di donne e un uomo- quasi tutti abbondantemente sotto il mezzo secolo d'età - che lavorano su antichi telai a pedale sotto la guida di Lucia Nesi, esperta tessitrice di 51 anni, nel laboratorio del museo nazionale di Palazzo Mansi e in una stanza della Torre Guinigi. Le loro opere sono in mostra al Desco, la manifestazione che si svolge al Real Collegio fino all'8 dicembre. Durante i giorni di manifestazione nello stand, al primo piano del palazzo, sono presenti le stesse tessitrici per illustrare le loro creazioni, tutte ispirate alla tradizione lucchese e realizzate con tessuti naturali: biancheria da cucina rifinita con il tipico gallone, passamanerie in filaticcio, scialli, sciarpe e centritavola.
Attiva dal 2004, l'associazione ha svolto in questi anni un lavoro di recupero dei telai (ne ha a disposizione 8) e di riscoperta di vecchi disegni, ritrovati sul territorio con una paziente opera di indagine. Vorrebbe, però, allargare il suo raggio di azione per divulgare sempre di più la conoscenza di quest'antica arte. Così, oltre agli otto telai già in funzione, avrebbe intenzione di mettere in attività anche i 4 che ora giacciono smontati in un garage per mancanza di spazio. Tra l'altro sono telai cosiddetti Jacquard, sui quali sarebbe possibile realizzare opere in tessuti nobili, come damascati e broccati, impossibili da fare su quelli già attivi. Per sistemare i telai l'associazione aveva chiesto un'altra stanza nella Torre Guinigi, ma il Comune non ha dato una risposta.
Il gruppo non è partito da zero, in quanto ha potuto basarsi sul lascito di Maria Niemak, l'imprenditrice di origini milanesi che negli anni Cinquanta ebbe il grande merito di valorizzare l'antica tecnica della tessitura rustica. Nella sua villa di via dei Bacchettoni, la Niemak aveva infatti riunito telai e strumenti vari recuperati sul territorio, affidando a giovani lavoranti il compito di riprodurre tessuti in filaticcio di seta, canapa e lino, che riproponevano disegni e abbinamenti cromatici tipici della produzione lucchese più antica. Alla sua morte, nel 1975 (era nata nel 1892), per sua volontà telai e manufatti tessili andarono al museo.
Delle dieci donne che fanno parte del gruppo, tre le tessitrici più attive: Genny Tommasi, Simona Bianchini e Jenny Ceccoli, tutte promosse a pieni voti dalla maestra Lucia. Altrettanto bravo si è dimostrato l'unico uomo del laboratorio - e unico "forestiero" proveniendo dal Lago Maggiore - Riccardo Bossi, delle cui creazioni la Nesi si dice entusiasta. «Ci voleva un tocco maschile - spiega - perché gli uomini sanno specializzarsi meglio di noi donne, che tendiamo a spaziare di più in tutti i campi. Tra l'altro non sono pochi i maschi che si cimentano al telaio, con risultati ottimi».
Del resto, per Lucia, la tessitura è un'arte cui vieni chiamato. «Chi si sente chiamato alla bellezza - dice - trova prima o poi la propria via per esprimerla. Così noi tessitrici ci sentiamo chiamate al telaio, all'intreccio eterno dei fili che formano tele e tessuti che poi vanno per il mondo. Ci muoviamo in un contesto concreto e simbolico, prese dalla bellezza e dalla fatica dell'opera, unendo sempre creatività e tradizione, come le nostre antenate».
E come le antenate, le tessitrici lucchesi vanno alla ricerca di stoffe di produzione locale, andando anche dai pastori per rifornirsi di lane, magari un po' ispide, ma dal sapore ancestrale. E poi tingono da sole gli stessi tessuti. «Da sempre - chiarisce Lucia - abbiamo svolto una ricerca sui colori parallela a quella sui tessuti tradizionali. Il pregio delle stoffe di tradizione, infatti, è dato anche dalle particolari sfumature di colore tramandate nei secoli e ottenibili solo tingendo i materiali con bagni di tintura vegetali, come in antico». Così le colorazioni da loro usate sono assolutamente artigianali e su piccolissima scala. «I bagni - continua l'esperta - si fanno dentro caldaie che ospitano al massimo 3-5 chili di materiale alla volta».
Un'arte, dunque, per la quale ci vuole passione. E capacità, oltreché pazienza. Il tempo si ferma, davanti al telaio: preparare l'ordito, stenderlo sul telaio, mandare la spola di concerto ai pedali e vedere la stoffa che cresce sotto le mani. Lucia è veloce, fa 30-40 centimetri ogni ora. Nei lavori più complessi - in gergo operati - il lavoro, invece, sembra non procedere mai. Ma alla fine, dopo una serie ininterrotta di intrecci di fili e trame, l'opera si compie. Ed è come veder nascere un figlio.
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