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Il caso

La difficile vita del precarioa 1250 euro al mese

La difficile vita del precarioa 1250 euro al mese

A 34 anni non può andare a vivere da solo né progettare il proprio futuro

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CAPANNORI. Non lo sa Fabrizio dove, e se, il prossimo anno lavorerà. Non sa quando potrà andare a vivere da solo e quando smetterà di addormentarsi in compagnia di quell'inquietudine comune a tutti i precari.
Fabrizio ha definito la sua vita una lotteria. Anzi, ha l'impressione di essere in balia della riforma Gelmini. A raccontare la sua storia è Fabrizio Leverone, 34 anni di Lucca, laureato in ingegneria meccanica, da due anni insegnante tecnico pratico, assunto come supplente in un istituto tecnico. La sua figura professionale è strettamente legata all'introduzione dei laboratori nella didattica.
Attualmente lavora, ma il suo futuro è incerto. Anzitutto perché ha un contratto a termine che sigla la fine dell'occupazione con la fine dell'anno scolastico. Poi, perché non sa se il suo posto sarà fra quelli che scompariranno già dal prossimo anno. Vivere con uno stipendio di 1.250 euro netti la mese, di fronte a uno scenario così insicuro, è difficile. Riuscire a risparmiare dei soldi è un'impresa, considerando affitto, bollette, spostamenti in macchina per recarsi a lavoro. Preoccupato per il suo futuro e per quello dei colleghi, Fabrizio ha partecipato all'iniziativa sulla situazione della scuola organizzata dal coordinamento donne dell'Italia dei valori e al coordinamento per la scuola pubblica promosso da Capannori.
«Sto cercando di fare la mia parte perché la condizione dei precari della scuola sia presa in considerazione dai sindacati e dalle istituzioni - dice il giovane insegnante - perché siamo precari e non godiamo degli scatti di anzianità. Vale a dire, non abbiamo la possibilità di vedere aumentare lo stipendio. L'incertezza e le difficoltà che viviamo ci portano a una guerra fra poveri. Fra insegnanti litighiamo per poche ore di lavoro. Chi ha già perso il posto chiede a chi fa 18 ore di servizio di rinunciare a farne di più, per lasciare il posto ai disoccupati. Chi ne fa 18 accetta volentieri di arrivare fino al massimo di 24, perché spesso il bilancio familiare non è roseo. Chi come me è un tecnico di laboratorio, inoltre, è ancora più penalizzato dalla riforma Gelmini. E' molto probabile, infatti, che i tagli maggiori ricadano sui laboratori. Dalle 10 ore attualmente previste, il prossimo anno si scenderà a 4. La figura del tecnico di laboratorio, quindi, sarà drasticamente ridotta».
Non ha molta scelta Fabrizio su come trascorrere le giornate. Oltre alle ore di supplenza, accetta ogni offerta di lavoro che gli capita come libero professionista. «Prima di insegnare avevo aperto la partita Iva - conclude - ma non l'ho mai potuta chiudere, anche se è un ulteriore costo, perché comunque mi permette di arrotondare con qualche lavoretto occasionale. Convivo con altre due persone perché altrimenti gli 800 euro d'affitto mi impedirebbero anche di mangiare. Andare a vivere da solo sarebbe il mio sogno. Ho 34 anni e, invece, ancora non posso progettare un futuro. Mi ritrovo a vivere giorno per giorno, senza certezze».
M.P.

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