Sicurezza
LUCCA
Aggressioni del branco in centrodenunciati dalla polizia sette ragazzini
Francesca Gori
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Una lezione della polizia sul bullismo e le scritte sui muri nel vicolo Croce di MaltaHanno 14 anni. Le teste rasate, il cappellino calato sulla fronte. Scarpe da basket Nike Air Max ai piedi. Bomber nero e jeans. Idee di destra. E voglia di attaccare. Sempre, comunque e chiunque. Senza nessun motivo, per il semplice gusto di farlo.
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LUCCA. Hanno 14 anni. Le teste rasate, il cappellino calato sulla fronte. Scarpe da basket Nike Air Max ai piedi. Bomber nero e jeans. Idee di destra. E voglia di attaccare. Sempre, comunque e chiunque. Senza nessun motivo, per il semplice gusto di farlo.
La seconda sezione della squadra mobile della questura di Lucca ne ha individuati una ventina e denunciati sette. Tutti ragazzini che per mesi hanno tenuto sotto scacco i loro coetanei. Con botte, minacce, offese. Con il videofonino acceso a riprendere le loro bravate. La loro cattiveria e la loro arroganza.
Episodi che hanno avuto per protagonisti una ventina di quattordicenni che facevano i bulli in centro con i loro coetanei e che si dichiarano appartenere al movimento dei gabber. Tre vittime del branco si sono rivolte alla questura per far finire questo incubo andato avanti per almeno tre mesi.
I FATTI Tra aprile e luglio in città è stato il terrore. Difficile, per le tre vittime del branco, uscire di casa e fare una passeggiata in città. In diversi episodi infatti i tre ragazzini sono stati aggrediti e picchiati dai loro coetanei. Sono stati minacciati, sono stati sbeffeggiati e terrorizzati. Senza nessun motivo. Senza che c'entrasse la politica ad esempio, nonostante che il capetto del branco, un quattordicenne, abbia anche detto che stava per entrare nei Bulldog. Ci sono state le botte. E c'è stata anche la voglia di far sapere a tutti chi comandava. Un giorno, in corso Garibaldi, mentre il capetto della banda picchiava un suo coetaneo, gli amici lo hanno ripreso col telefonino continuando a sghignazzare. Quelle immagini poi hanno fatto il giro della città, sono state fatte vedere proprio in centro ad altri ragazzi. Una bravata, questa, che è costata anche una denuncia per diffamazione.
IL CONTRATTACCO Sono state le vittime del branco, tre ragazzi appena quattordicenni, a vuotare il sacco. Hanno parlato prima con i genitori, poi si sono decisi ad andare in questura e raccontare il clima di terrore che per troppi mesi ha oppresso l'opulenta e sonnacchiosa Lucca. Hanno raccontato di come fosse impossibile per loro uscire di casa. Hanno detto che una volta tre di loro sono andati anche a casa di uno dei gabber per chiedere che la smettesse, lui e i suoi amici, di fare il prepotente. Si sono sentiti rispondere di andare via, e si sono sentiti dire che la prossima volta avrebbe utilizzato un coltello contro di loro.
LA MAPPA Le aggressioni sono avvenute tutte in centro, vicino ai punti di ritrovo dei gabber. In via Carrara all'angolo con viale Vittorio Veneto, al vicolo del Molinetto e anche in quello della Croce di Malta dove i gabber, che stanno lì, lo hanno anche scritto sui muri, aggiungendo al loro marchio anche una croce celtica. Poi in corso Garibaldi, in piazzale Verdi, alla salita del caffè delle Mura. Una delle vittime aveva cambiato giro. Per due mesi non ha messo piede in centro. L'unica passeggiata se l'era concessa, in quel periodo, sulle Mura. Ma è stato trovato anche lì. E picchiato un'altra volta.
LE DENUNCE Dopo che i ragazzini hanno vuotato il sacco con i poliziotti della seconda sezione della squadra mobile, specializzata in reati nei confronti dei minori dove lavora il sostituto ispettore Gianna Tamilia, specializzata nel fenomeno, sono scattate le denunce. I bulletti segnalati al tribunale dei minori della procura di Firenze sono sette. Ma soltanto tre di loro sono imputabili perché gli altri, all'epoca dei fatti, non avevano ancora compiuto 14 anni. I reati contestati sono ingiurie, minacce, diffamazione per aver ripreso e fatto circolare le immagini dell'aggressione in corso Garibaldi, e lesioni personali in concorso, perché uno dei ragazzi picchiato è stato accompagnato dal padre al pronto soccorso dove è stato medicato.
IL RITRATTO Ma chi sono i gabber lucchesi che per mesi hanno seminato il panico in città? Sono ragazzini di famiglie normali, senza storie di disagio alle loro spalle, che se la prendono con i coetanei per il solo gusto di farlo. Nel gruppo dei venti individuati dalla questura alcuni abitano in città, altri invece vivono nella Piana. Hanno piercing, cappellini calati sugli occhi e teste rasate. Frequentano la scuola, e alcuni di loro spesso si ritrovano di fronte a due istituti superiori della città. Dove però non sono stati segnalati episodi di bullismo o di violenza nei confronti degli altri studenti.
La seconda sezione della squadra mobile della questura di Lucca ne ha individuati una ventina e denunciati sette. Tutti ragazzini che per mesi hanno tenuto sotto scacco i loro coetanei. Con botte, minacce, offese. Con il videofonino acceso a riprendere le loro bravate. La loro cattiveria e la loro arroganza.
Episodi che hanno avuto per protagonisti una ventina di quattordicenni che facevano i bulli in centro con i loro coetanei e che si dichiarano appartenere al movimento dei gabber. Tre vittime del branco si sono rivolte alla questura per far finire questo incubo andato avanti per almeno tre mesi.
I FATTI Tra aprile e luglio in città è stato il terrore. Difficile, per le tre vittime del branco, uscire di casa e fare una passeggiata in città. In diversi episodi infatti i tre ragazzini sono stati aggrediti e picchiati dai loro coetanei. Sono stati minacciati, sono stati sbeffeggiati e terrorizzati. Senza nessun motivo. Senza che c'entrasse la politica ad esempio, nonostante che il capetto del branco, un quattordicenne, abbia anche detto che stava per entrare nei Bulldog. Ci sono state le botte. E c'è stata anche la voglia di far sapere a tutti chi comandava. Un giorno, in corso Garibaldi, mentre il capetto della banda picchiava un suo coetaneo, gli amici lo hanno ripreso col telefonino continuando a sghignazzare. Quelle immagini poi hanno fatto il giro della città, sono state fatte vedere proprio in centro ad altri ragazzi. Una bravata, questa, che è costata anche una denuncia per diffamazione.
IL CONTRATTACCO Sono state le vittime del branco, tre ragazzi appena quattordicenni, a vuotare il sacco. Hanno parlato prima con i genitori, poi si sono decisi ad andare in questura e raccontare il clima di terrore che per troppi mesi ha oppresso l'opulenta e sonnacchiosa Lucca. Hanno raccontato di come fosse impossibile per loro uscire di casa. Hanno detto che una volta tre di loro sono andati anche a casa di uno dei gabber per chiedere che la smettesse, lui e i suoi amici, di fare il prepotente. Si sono sentiti rispondere di andare via, e si sono sentiti dire che la prossima volta avrebbe utilizzato un coltello contro di loro.
LA MAPPA Le aggressioni sono avvenute tutte in centro, vicino ai punti di ritrovo dei gabber. In via Carrara all'angolo con viale Vittorio Veneto, al vicolo del Molinetto e anche in quello della Croce di Malta dove i gabber, che stanno lì, lo hanno anche scritto sui muri, aggiungendo al loro marchio anche una croce celtica. Poi in corso Garibaldi, in piazzale Verdi, alla salita del caffè delle Mura. Una delle vittime aveva cambiato giro. Per due mesi non ha messo piede in centro. L'unica passeggiata se l'era concessa, in quel periodo, sulle Mura. Ma è stato trovato anche lì. E picchiato un'altra volta.
LE DENUNCE Dopo che i ragazzini hanno vuotato il sacco con i poliziotti della seconda sezione della squadra mobile, specializzata in reati nei confronti dei minori dove lavora il sostituto ispettore Gianna Tamilia, specializzata nel fenomeno, sono scattate le denunce. I bulletti segnalati al tribunale dei minori della procura di Firenze sono sette. Ma soltanto tre di loro sono imputabili perché gli altri, all'epoca dei fatti, non avevano ancora compiuto 14 anni. I reati contestati sono ingiurie, minacce, diffamazione per aver ripreso e fatto circolare le immagini dell'aggressione in corso Garibaldi, e lesioni personali in concorso, perché uno dei ragazzi picchiato è stato accompagnato dal padre al pronto soccorso dove è stato medicato.
IL RITRATTO Ma chi sono i gabber lucchesi che per mesi hanno seminato il panico in città? Sono ragazzini di famiglie normali, senza storie di disagio alle loro spalle, che se la prendono con i coetanei per il solo gusto di farlo. Nel gruppo dei venti individuati dalla questura alcuni abitano in città, altri invece vivono nella Piana. Hanno piercing, cappellini calati sugli occhi e teste rasate. Frequentano la scuola, e alcuni di loro spesso si ritrovano di fronte a due istituti superiori della città. Dove però non sono stati segnalati episodi di bullismo o di violenza nei confronti degli altri studenti.
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