Finanza
Assolto Castracani
Fu spietato, ma per necessità
Gabriele Olivati
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La lettura della sentenza al processo contro CastracaniAssolto da tutte le accuse, tranne quella di aver tradito la fiducia dell'imperatore Ludovico il Bavaro, anche se con l'attenuante di aver agito per il bene di Lucca. A quasi un anno dal "processo storico" di Giacomo Puccini, è stata la volta di Castruccio Castracani degli Anteleminelli, condottiero militare e signore di Lucca vissuto a cavallo tra 1.200 e 1.300
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LUCCA. Assolto da tutte le accuse, tranne quella di aver tradito la fiducia dell'imperatore Ludovico il Bavaro, anche se con l'attenuante di aver agito per il bene di Lucca. A quasi un anno dal "processo storico" di Giacomo Puccini (assolto anch'esso), è stata la volta di Castruccio Castracani degli Anteleminelli, condottiero militare e signore di Lucca vissuto a cavallo tra 1.200 e 1.300.
Alla difesa di Castruccio c'erano gli avvocati Mauro Cortopassi e Andrea Consorti, mentre l'accusa era retta dal sostituto procuratore della Repubblica Sergio Garofalo. Presidente del collegio giudicante era il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini, assistito dagli avvocati Carla Guidi e Roberto Lastrucci.
Castruccio, rispetto all'accusa di "abuso di genio" fatta a Puccini, questa volta è stato "alla sbarra" per accuse molto più pesanti, ovvero di tradimento e tirannia, divise in sei capi: aver contribuito alla crisi delle libertà comunali; aver dato appoggio al signore pisano Uguccione della Faggiola nel saccheggio di Lucca; aver provocato, a causa della propria spregiudicatezza, una frattura con il papato culminata nell'interdetto; aver voluto diventare signore di Pisa, tradendo la fiducia dell'Imperatore e causando indirettamente la rovina della città negli anni a venire; essere implicato nell'omicidio di un concittadino lucchese alla corte di Edoardo II d'Inghilterra; non aver consolidato lo stato lucchese, condannando la città a tornare dopo pochi anni sotto il dominio dello straniero pisano. Il processo si è tenuto nell'auditorium di San Romano. Dopo la presentazione del prof. Cardini, è subito cominciato il "dibattimento". Ha parlato come testi dell'accusa l'esperto di storia Giuseppe Bernacchioni e l'archivista Sergio Nelli; gli storici Alessandro Bedini e Graziano Concioni per la difesa.
Per l'accusa di aver soppresso le libertà comunali «Castruccio si fece eleggere signore di Lucca - ha spiegato Nelli - dagli organi assembleari lucchesi, ma con la minaccia di soldati fuori della porta. Il dominio di Castruccio fu più simile ad una dittatura militare, provato anche dalla costruzione della Fortezza Augusta, nata non per difendere la città ma per meglio controllarla». Secondo il difensore Consorti «in città non c'era una democrazia moderna; anzi era in preda ad una grave crisi economica, sociale e politica, che sfociava in continui conflitti violenti. La nomina di Castruccio a Signore fu dovuta alla volontà di trovare un po' di ordine e autorità».
Per l'omicidio alla corte di Edoardo II, l'accusa ha sostenuto un movente "politico", mentre per la difesa altri non era che un delitto di vendetta, molto comune in base al codice cavalleresco, e comunque poi perdonato dal re. Alla fine, il ritratto emerso di Castracani è quello di un uomo "moderno": violento, spregiudicato, mirato ad aumentare il proprio potere. Alla fine la corte ha dato ragione alla tesi che Castruccio fu sì spregiudicato, ma sempre nell'interesse della città. E forse, se non fosse morto a 47 anni, avrebbe trasformato Lucca in una potenza.
Alla difesa di Castruccio c'erano gli avvocati Mauro Cortopassi e Andrea Consorti, mentre l'accusa era retta dal sostituto procuratore della Repubblica Sergio Garofalo. Presidente del collegio giudicante era il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini, assistito dagli avvocati Carla Guidi e Roberto Lastrucci.
Castruccio, rispetto all'accusa di "abuso di genio" fatta a Puccini, questa volta è stato "alla sbarra" per accuse molto più pesanti, ovvero di tradimento e tirannia, divise in sei capi: aver contribuito alla crisi delle libertà comunali; aver dato appoggio al signore pisano Uguccione della Faggiola nel saccheggio di Lucca; aver provocato, a causa della propria spregiudicatezza, una frattura con il papato culminata nell'interdetto; aver voluto diventare signore di Pisa, tradendo la fiducia dell'Imperatore e causando indirettamente la rovina della città negli anni a venire; essere implicato nell'omicidio di un concittadino lucchese alla corte di Edoardo II d'Inghilterra; non aver consolidato lo stato lucchese, condannando la città a tornare dopo pochi anni sotto il dominio dello straniero pisano. Il processo si è tenuto nell'auditorium di San Romano. Dopo la presentazione del prof. Cardini, è subito cominciato il "dibattimento". Ha parlato come testi dell'accusa l'esperto di storia Giuseppe Bernacchioni e l'archivista Sergio Nelli; gli storici Alessandro Bedini e Graziano Concioni per la difesa.
Per l'accusa di aver soppresso le libertà comunali «Castruccio si fece eleggere signore di Lucca - ha spiegato Nelli - dagli organi assembleari lucchesi, ma con la minaccia di soldati fuori della porta. Il dominio di Castruccio fu più simile ad una dittatura militare, provato anche dalla costruzione della Fortezza Augusta, nata non per difendere la città ma per meglio controllarla». Secondo il difensore Consorti «in città non c'era una democrazia moderna; anzi era in preda ad una grave crisi economica, sociale e politica, che sfociava in continui conflitti violenti. La nomina di Castruccio a Signore fu dovuta alla volontà di trovare un po' di ordine e autorità».
Per l'omicidio alla corte di Edoardo II, l'accusa ha sostenuto un movente "politico", mentre per la difesa altri non era che un delitto di vendetta, molto comune in base al codice cavalleresco, e comunque poi perdonato dal re. Alla fine, il ritratto emerso di Castracani è quello di un uomo "moderno": violento, spregiudicato, mirato ad aumentare il proprio potere. Alla fine la corte ha dato ragione alla tesi che Castruccio fu sì spregiudicato, ma sempre nell'interesse della città. E forse, se non fosse morto a 47 anni, avrebbe trasformato Lucca in una potenza.
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