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Lucca

La storia

Senza cibo e lavoroex nomade madredi otto bambini

Francesca Gori
Senza cibo e lavoroex nomade madredi otto bambini

Filomena al campo nomadi non ci vuole tornare. È venuta via da quella specie di baraccopoli 15 anni fa. E ora vive con 8 tra figli e nipoti in una grande casa a Mutigliano. Tra il campo di calcio e il maneggio

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LUCCA. Filomena al campo nomadi non ci vuole tornare. È venuta via da quella specie di baraccopoli 15 anni fa. E ora vive con 8 tra figli e nipoti in una grande casa a Mutigliano. Tra il campo di calcio e il maneggio. Per arrivara a casa sua, si attraversa prima un grande cancello. Ci si immerge nel verde, si fanno pochi passi a piedi. A sinistra i ragazzini che si allenano pallone al piede. Più avanti i cavalli corrono su e giù nel maneggio. In mezzo loro. Una donna, sei figli, due nipotini che le sono stati affidati dal tribunale. E la sera quando fa buio e freddo e lo stomaco comincia a pretendere qualcosa, niente da mettere sotto i denti. Filomena Balestra in quella casa dell'Erp ci vive da quattro anni. Da quando il Comune le ha trovato quella sistemazione. Un tetto sulla testa ce l'ha. Ma quel tetto non basta per vivere. Ci sono i vetri alle finestre rotti e rattoppati alla bell'e meglio col cartone. Ci sono i termosifoni spenti, la bombola del gas per cucinare vuota, l'umidità che si mangia i muri, i mobili con le maniglie rotte. C'è freddo. Così tanto che Manola, una delle sue figlie, anzichè studiare nella sua cameretta che sa di normalità e 16 anni, resta in auto a leggere che così almeno i raggi del sole, quando c'è, un po' scaldano.
Vivere in nove in una casa e non avere da mangiare. Se non quei sacchetti pieni di riso e pane e biscotti che ogni tanto qualcuno porta a Filomena per sfamare i suoi figli. Lei, un lavoro non ce l'ha mai avuto. I suoi figli, quelli più grandi, lo cercano da anni senza trovarlo. Nessuno li prende, nessuno li vuole. Eppure, Filomena lo ripete da tempo, loro non sono zingari, sono lucchesi. «I miei figli sono nati tutti in città - dice Filomena - e sono tutti ragazzi per bene, che vorrebbero lavorare e dare una mano in casa. Ma un lavoro non riescono a trovarlo. Siamo costretti ad andare avanti con gli aiuti del Comune. E ora non ci aiutano più nemmeno i servizi sociali». Dal bilancio inesistente di Filomena infatti, dallo scorso giugno, sono stati tagliati i contributi per l'affido che l'amministrazione ha dato alla donna per i due nipotini. Hanno 3 e 6 anni, frequentano l'asilo. Sono i bimbi della figlia di Filomena, che li ha abbandonati. Il tribunale ha ritenuto che quella donna, nonostante una vita segnata dalla povertà, sia capace dell'amore necessario per farli crescere. E li ha affidati a Filomena. Il Comune fino a giugno ha dato alla donna che vive a Mutigliano 582 euro ogni due mesi per un bambino e 410 euro per l'altro. Ogni due mesi, però. E con quei soldi, Filomena è riuscita fino a giugno a far quadrare il difficile bilancio di una famiglia di 9 persone. Che a pochi chilometri dall'opulenta Lucca è costretta ad accendere il fuoco con le legna per scaldare una tazza di latte.
«Andare avanti in questo modo è impossibile - dice Filomena - soprattutto perché nessuno ci ha dato delle alternative. I miei figli sarebbero in grado di lavorare. Anzi, vorrebbero farlo. Vorrebbero avere una vita normale. La stessa vita che vorrei io per loro».
Una vita fatta di cibo da cucinare, di una casa con i mobili vecchi ma senza quelle chiazze di umidità sul soffitto, senza quelle perdite d'acqua, con le finestre chiuse. E anche con il riscaldamento acceso. Una vita normale in una casa normale. Con le bollette da pagare e con i conti che alla fine del mese tornano. Più o meno. «Vengo dal campo nomadi, ma non voglio avere più niente a che fare con chi vive lì - dice Filomena - soprattutto, non voglio che i miei figli abbiano niente a che farci. Per loro sogno una vita diversa. Una vita normale». Fatta anche di sacrifici. Ma con almeno un piatto di pasta in tavola giorno e sera. «Ho un pacco di bollette da pagare e non ho i soldi - aggiunge - e di aiuti non c'è più nemmeno l'ombra. Ho fatto avanti e indietro in Comune per chiedere una mano, ma questa volta non mi hanno nemmeno ricevuta. Così non riusciamo proprio ad andare avanti».

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