LUCCA
La famiglia derubata da tre nomadi: "No ai risarcimenti, vadano in galera"
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La casa di Lucca svaligiata dai tre nomadi finiti in carcereUna famiglia lucchese rifiuta i soldi riparatori offerti dai tre ladri perché i soldi non ripagano dello spavento e del senso d'impotenza nel vedere la propria abitazione messa a soqquadro e la propria intimità violata: "Vogliamo solo giustizia, devono essere condannati. Quel denaro possono darlo in beneficenza"
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LUCCA. Non accettano l'assegno di tremila euro proposto a titolo di risarcimento dal legale dei tre nomadi - due dei quali condannati per il furto aggravato a 5 anni e 8 mesi di reclusione - che il 24 ottobre erano stati arrestati a Lucca dopo aver fatto man bassa dell'oro custodito nel portagioie sul comodino della loro camera da letto a San Giuseppe di Montecarlo.
Perché i soldi non ripagano dello spavento e del senso d'impotenza nel vedere la propria abitazione messa a soqquadro e la propria intimità violata. «Con quel denaro ci possono fare beneficienza - dicono marito e moglie vittime del furto - Se hanno quei soldi non si capisce perché debbano entrare nelle case della gente che lavora per rubare. Noi siamo stati fortunati e dobbiamo ringraziare la polizia che ha ritrovato e riconsegnato gli oggetti cari che ci erano stati sottratti. Ma quante famiglie al loro rientro si ritrovano la casa svaligiata, le porte sfasciate, le persiane e i vetri rotti e i ricordi di una vita volatilizzati?
Siamo persone semplici e perbene, non capiamo nulla di precedenti penali, processi e cavilli giuridici. Dal tribunale volevamo soltanto giustizia. Perché chi ha sbagliato è giusto che paghi. E gli autori arrestati in flagranza di reato sono stati condannati. Noi non pretendiamo nient'altro». Per Robi Mastini, 25 anni, di Viareggio, Franco Smopech di 35 e Christian Snopech di 20, questi ultimi residenti a Montecarlo, si spalancano le porte del carcere. E per i primi due la detenzione a San Giorgio sarà lunga.
I tre nomadi la sera di venerdì 23 ottobre, approfittando dell'assenza della famiglia che abita a San Giuseppe, entrarono nella loro casa e riuscirono a portare via diversi oggetti in oro per un valore di circa duemila euro. Ad accorgersi che qualcuno era entrato furono i proprietari dopo aver visto la porta aperta una volta entrati nella corte. Le volanti della questura erano impegnate in un servizio di controllo del territorio nella zona di Montecarlo e quando videro una Golf con a bordo i tre uomini che cercavano di fuggire fermarono la macchina.
Nell'abitacolo c'erano diversi oggetti da scasso: un piede di porco, una sega a disco per aprire le casseforti, spray urticante al peperoncino e cacciaviti vari. E anche l'oro rubato alla famiglia di San Giuseppe.
Perché i soldi non ripagano dello spavento e del senso d'impotenza nel vedere la propria abitazione messa a soqquadro e la propria intimità violata. «Con quel denaro ci possono fare beneficienza - dicono marito e moglie vittime del furto - Se hanno quei soldi non si capisce perché debbano entrare nelle case della gente che lavora per rubare. Noi siamo stati fortunati e dobbiamo ringraziare la polizia che ha ritrovato e riconsegnato gli oggetti cari che ci erano stati sottratti. Ma quante famiglie al loro rientro si ritrovano la casa svaligiata, le porte sfasciate, le persiane e i vetri rotti e i ricordi di una vita volatilizzati?
Siamo persone semplici e perbene, non capiamo nulla di precedenti penali, processi e cavilli giuridici. Dal tribunale volevamo soltanto giustizia. Perché chi ha sbagliato è giusto che paghi. E gli autori arrestati in flagranza di reato sono stati condannati. Noi non pretendiamo nient'altro». Per Robi Mastini, 25 anni, di Viareggio, Franco Smopech di 35 e Christian Snopech di 20, questi ultimi residenti a Montecarlo, si spalancano le porte del carcere. E per i primi due la detenzione a San Giorgio sarà lunga.
I tre nomadi la sera di venerdì 23 ottobre, approfittando dell'assenza della famiglia che abita a San Giuseppe, entrarono nella loro casa e riuscirono a portare via diversi oggetti in oro per un valore di circa duemila euro. Ad accorgersi che qualcuno era entrato furono i proprietari dopo aver visto la porta aperta una volta entrati nella corte. Le volanti della questura erano impegnate in un servizio di controllo del territorio nella zona di Montecarlo e quando videro una Golf con a bordo i tre uomini che cercavano di fuggire fermarono la macchina.
Nell'abitacolo c'erano diversi oggetti da scasso: un piede di porco, una sega a disco per aprire le casseforti, spray urticante al peperoncino e cacciaviti vari. E anche l'oro rubato alla famiglia di San Giuseppe.
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