Il Tirreno

Lucca

Domani la manifestazione a Livorno

Agricoltori, scoppia la protesta

Domenico Tani
<strong>LA PROTESTA.</strong> Domani gli agricoltori scenderanno in piazza
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LA PROTESTA. Domani gli agricoltori scenderanno in piazza

Andresti a lavorare sapendo che le spese sono superiori allo stipendio? La domanda se la sono posta gli agricoltori lucchesi che domani e mercoledì protesteranno, prima al porto di Livorno e poi davanti alla sede della Regione contro la grave crisi che sta attanagliando il pianeta agricoltura

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LUCCA. Andresti a lavorare sapendo che le spese sono superiori allo stipendio? La domanda se la sono posta gli agricoltori lucchesi che domani e mercoledì protesteranno, prima al porto di Livorno e poi davanti alla sede della Regione contro la grave crisi che sta attanagliando il pianeta agricoltura.

Le varie problematiche che affliggono questo settore sono state illustrate ieri mattina nel corso di una conferenza stampa che si è svolta alla sede di Confagricoltura insieme alla confederazione italiana agricoltori, confcooperative, lega delle cooperative e Apema (Associazione provinciale esercenti macchine agricole). Le imprese agricole lucchesi, come hanno sottolineato i vari rappresentanti nel corso della conferenza stampa, sta attraversando un momento di grandissime difficoltà. Lo testimoniano anche i numeri. Nel 1997 le aziende agricole registrate alla Camera di commercio erano 4.408 mentre nel 2009 sono scese a 2905, con un crollo di ben 1500 unità. «I settori maggiormente colpiti - tiene a sottolineare Alberto Focacci della Cia - sono la floricoltura, fino a qualche anno fa un vanto dei nostri coltivatori e quello dei cereali. Oggi la situazione è drammatica e le aziende faticano ad andare avanti. Il prezzo del grano duro varia dai 13/15 euro al quintale, lo stesso prezzo di alcuni anni fa, mentre il costo del mais è passato da 25/26 euro a 9/10 euro al quintale. Il risultato è che un agricoltore sa di rimettere ben 500 euro ad ettaro».

L'anno nero per i cereali è stato il 2008 con il crollo dei prezzi e una forte speculazione a livello internazionale che ha dato il colpo di grazia ai piccoli produttori.

«Le cose non vanno meglio per altri settori - dice Antonio Dati direttore dell'Unione provinciale agricoltori - come il vino sfuso venduto all'ingrosso per i quali si registrano prezzi inferiori a ben oltre la metà di quelli dell'anno scorso, ma anche per gli altri settori: orticolo, floricolo/vivaistico, olivicolo e zootecnico si registrano forti cadute dei prezzi dei prodotti agricoli ed un'eccessiva volatilità degli stessi».

Gli agricoltori chiedono al governo interventi urgenti ed efficaci per il riconoscimento dello stato di crisi e sospensione dei contributi e dei mutui, per il ripristino dei finanziamenti per oltre 1 miliardo di tagliati all'agricoltura dal fondo per le calamità naturali, per le agevolazioni contributive per le aree svantaggiate e montane, perla riduzione del cuneo fiscale per le aree non agevolate, ma anche per l'estensione degli aiuti agli investimenti (Tremonti ter) alle imprese individuali oltre alle risorse per la promozione dei contratti di filiera. Inoltre risorse per il piano irriguo nazionale; agevolazioni per il riordino fondiario e la proprietà contadina; misure per favorire l'accesso al credito; eliminazione dell'ingiusto balzello europeo sul carburante agricolo per i serricoltori e proroga delle agevolazioni per il gasolio agricolo; monitoraggio dei prezzi dei prodotti agricoli all'origine ed al consumo; semplificazione delle norme burocratiche che strangolano gli imprenditori.

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