Crisi settore Metalmeccanico
Metalmeccanico, 4mila a rischio
Barbara Antoni
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La Kme di Fornaci di BargaDuemilacinquecento lavoratori colpiti solo in Lucchesia, quattromila su scala provinciale. Fioccano le richieste di cassa integrazione nel comparto metalmeccanico: di cassa ordinaria, straordinaria accompagnata da procedure di mobilità
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LUCCA. Duemilacinquecento lavoratori colpiti solo in Lucchesia, quattromila su scala provinciale. Fioccano le richieste di cassa integrazione nel comparto metalmeccanico: di cassa ordinaria, straordinaria accompagnata da procedure di mobilità, e di cassa in deroga per aziende con pochi addetti. E il dato più recente è l'apprendista licenziato alla Chelucci di Altopascio con un anno di anticipo: uscita il primo novembre 2009 invece che 2010. Perché, si è giustificata l'azienda con il lavoratore e con il sindacato, c'era stato un errore di trascrizione della data. Il licenziamento è stato impugnato.
La fotografia del comparto in sofferenza - quello che produce macchinari per cartiere e relativo indotto - è fatta di commesse che diminuiscono, di piani industriali assenti, di ricorsi sistematici alla cassa integrazione, di dimuzioni periodiche di personale, di crisi di piccole aziende dell'indotto di riflesso ai problemi delle aziende maggiori. Una situazione così, denuncia il segretario provinciale Fiom Massimo Braccini, non si ricorda negli ultimi decenni. «I contratti a termine non vengono rinnovati, gli interinali usciti non rientrano. Nelle aziende il clima si fa pesante per la paura di perdere il posto. Si vive un arretramento sociale, e per ora non ci sono cenni di ripresa. Non ci sono certezze su cosa sarà il lavoro in Lucchesia nel futuro. Da parte di pubbliche amministrazioni e categorie imprenditoriali si avverte solo il silenzio. Non si riesce, tutti insieme, a fare il punto su occupazione e disoccupazione. Occorre trovare formule per coprire chi non ha ammortizzatori sociali, per dare sostegno ai redditi, per adottare sgravi a favore di chi subisce arretramenti nel reddito» dice Braccini.
Aziende di tutte le dimensioni ricorrono alla cassa integrazione. Dalla Kme di Fornaci (700 dipendenti, costruisce macchine per cartiere) oggi in cassa straordinaria e reduce da una diminuzione di personale con requisiti di garanzia, alla Alumi.L di Borgo a Mozzano. «Qui - dice Braccini - otto lavoratori sono stati licenziati senza accordo col sindacato. Da ottobre l'azienda (circa 50 addetti, produce barre in alluminio) è ancora ricorsa alla cassa. C'è il caso della Fapim di Altopascio (400 dipendenti, fabbrica serramenti in alluminio), la cui crisi è legata anche al comparto edile: per l'azienda c'è una cassa aperta da febbraio e fino a tutto novembre. In più, «Fapim non ha mai presentato il piano industriale richiesto», continua Braccini.
Un gruppo di aziende minori ha richiesto l'accesso alla cassa in deroga: come la Corghi di Pieve Fosciano (circa 100 addetti, produce macchinari per gommisti). I dipendenti, spiega Braccini, «non lavorano in media un giorno a settimana; con questa azienda non è stato possibile fare accordi che garantissero ai lavoratori in cassa i ratei di Tfr e tredicesima». Altre aziende minori ricorse alla cassa in deroga risultano la Meccaniche Pera srl di Guamo (una decina di addetti); la Alberto Chelucci che produce cassoni per camion (trenta addetti circa); la N.E.Engineering che produce macchine per cartire (40 dipendenti). Alcune aziende in sofferenza sono legate direttamente alle aziende maggiori del settore oggi in crisi: come la Deverio srl di Mugnano (15 dipendenti circa, in cassa integrazione), la Ballerini di Bagni di Lucca (un gruppo di elettricisti legato alla Kme), la azienda di automazione Cobot srl di Santa Maria a Colle (una ventina di dipendenti; l'azienda ha come maggiore committente Perini carta), come la Fosber di Monzagrati e la Sampi spa di Altopascio che produce misuratori per valvole. Alla Paperconverting di Decimo i cento dipendenti vanno avanti grazie ai contratti di solidarietà: si sono dimezzati l'orario per lavorare tutti. E ancora: sono in cassa integrazione i dipendenti dell'autocarrozzeria Brennero srl, di Euroverniciatura srl, della Zucchetta di Montecarlo che produce contenitori per l'industria farmaceutica.
La fotografia del comparto in sofferenza - quello che produce macchinari per cartiere e relativo indotto - è fatta di commesse che diminuiscono, di piani industriali assenti, di ricorsi sistematici alla cassa integrazione, di dimuzioni periodiche di personale, di crisi di piccole aziende dell'indotto di riflesso ai problemi delle aziende maggiori. Una situazione così, denuncia il segretario provinciale Fiom Massimo Braccini, non si ricorda negli ultimi decenni. «I contratti a termine non vengono rinnovati, gli interinali usciti non rientrano. Nelle aziende il clima si fa pesante per la paura di perdere il posto. Si vive un arretramento sociale, e per ora non ci sono cenni di ripresa. Non ci sono certezze su cosa sarà il lavoro in Lucchesia nel futuro. Da parte di pubbliche amministrazioni e categorie imprenditoriali si avverte solo il silenzio. Non si riesce, tutti insieme, a fare il punto su occupazione e disoccupazione. Occorre trovare formule per coprire chi non ha ammortizzatori sociali, per dare sostegno ai redditi, per adottare sgravi a favore di chi subisce arretramenti nel reddito» dice Braccini.
Aziende di tutte le dimensioni ricorrono alla cassa integrazione. Dalla Kme di Fornaci (700 dipendenti, costruisce macchine per cartiere) oggi in cassa straordinaria e reduce da una diminuzione di personale con requisiti di garanzia, alla Alumi.L di Borgo a Mozzano. «Qui - dice Braccini - otto lavoratori sono stati licenziati senza accordo col sindacato. Da ottobre l'azienda (circa 50 addetti, produce barre in alluminio) è ancora ricorsa alla cassa. C'è il caso della Fapim di Altopascio (400 dipendenti, fabbrica serramenti in alluminio), la cui crisi è legata anche al comparto edile: per l'azienda c'è una cassa aperta da febbraio e fino a tutto novembre. In più, «Fapim non ha mai presentato il piano industriale richiesto», continua Braccini.
Un gruppo di aziende minori ha richiesto l'accesso alla cassa in deroga: come la Corghi di Pieve Fosciano (circa 100 addetti, produce macchinari per gommisti). I dipendenti, spiega Braccini, «non lavorano in media un giorno a settimana; con questa azienda non è stato possibile fare accordi che garantissero ai lavoratori in cassa i ratei di Tfr e tredicesima». Altre aziende minori ricorse alla cassa in deroga risultano la Meccaniche Pera srl di Guamo (una decina di addetti); la Alberto Chelucci che produce cassoni per camion (trenta addetti circa); la N.E.Engineering che produce macchine per cartire (40 dipendenti). Alcune aziende in sofferenza sono legate direttamente alle aziende maggiori del settore oggi in crisi: come la Deverio srl di Mugnano (15 dipendenti circa, in cassa integrazione), la Ballerini di Bagni di Lucca (un gruppo di elettricisti legato alla Kme), la azienda di automazione Cobot srl di Santa Maria a Colle (una ventina di dipendenti; l'azienda ha come maggiore committente Perini carta), come la Fosber di Monzagrati e la Sampi spa di Altopascio che produce misuratori per valvole. Alla Paperconverting di Decimo i cento dipendenti vanno avanti grazie ai contratti di solidarietà: si sono dimezzati l'orario per lavorare tutti. E ancora: sono in cassa integrazione i dipendenti dell'autocarrozzeria Brennero srl, di Euroverniciatura srl, della Zucchetta di Montecarlo che produce contenitori per l'industria farmaceutica.
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