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Finanza
La fondazione Crldecide a novembrese vendere la banca
Ilaria Bonuccelli
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LA GRANDE FINANZA. La sede centrale della Crl in piazza S. GiustoLa decisione viene presa alla fine dell'assemblea della fondazione Crl: la vendita delle quote della Cassa di risparmio di Lucca Pisa Livorno verrà discussa a novembre
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LUCCA. La decisione viene presa alla fine dell'assemblea della fondazione Crl: la vendita delle quote della Cassa di risparmio di Lucca Pisa Livorno verrà discussa a novembre. I soci si riuniranno e daranno alla fondazione il loro parere obbligatorio, ma non vincolante, sull'opportunità di mantenere la partecipazione (oltre il 20%) nella banca della città o se vendere le quote per circa 323 milioni di euro, recuperando liquidità da investire in nuove operazioni. A introdurre la questione, a fine assemblea, è il presidente della fondazione, Giovanni Cattani. E subito ci si accorda sulla necessità di indire un'assemblea esclusivamente per discutere di questa operazione che, in un senso o nell'altro, deve essere definita entro gennaio. Nel giro di tre mesi, infatti, la fondazione deve esercitare il diritto di vendita al Banco Popolare delle azioni di Crl al prezzo stabilito al momento della sottoscrizione del Put, uno strumento finanziario che serve a bloccare e quindi a garantire il prezzo di cessione del titolo. Visto che la questione finanziaria è complicata e le conseguenze politiche sono delicate, i soci dibatteranno la questione alla prossima assemblea. Dove si dovranno valutare i pro e i contro della cessione delle azioni della banca.
Nel caso di cessione delle azioni, la fondazione si vedrebbe pagare dal Banco Popolare circa 323-324 milioni o in contante (dato altamente improbabile) o in titoli liquidabili: in azioni vendibili sul mercato, di banche del gruppo quotate in borsa, fra le quali non c'è la Cassa di risparmio di Lucca. Cedendo, quindi, la quota della banca, la Fondazione avrebbe tutte le garanzie di mantenimento del capitale investito nella Crl e disporrebbe anche di una somma ingente da impiegare in futuri investimenti, dai quali, però, è stato ormai escluso in modo definitivo l'acquisto (per 230-250 milioni di euro) dell'8% delle quote di Agos-Ducato, la società italo-francese di credito al consumo. Tuttavia, dando vita a questa operazione, perderebbe il controllo sulla banca più radicata sul territorio, la banca della città. E questo a molti non piace.
Se, invece, la Fondazione decidesse di tenere le azioni della Cassa di risparmio di Lucca si troverebbe a confermare il proprio investimento in un istituto di credito che al momento non è quotato in borsa: lo potrebbe anche diventare, ma non in tempi brevi. Quindi avrebbe bisogno di imporre al Banco Popolare forti condizioni a garanzia del proprio capitale. D'altro canto, però, mantenendo il 20% della Crl si conserverebbe anche il diritto di nominare 4 membri del consiglio di amministrazione e il presidente della banca: così non perderebbe il controllo dell'istituto.
Viste queste implicazioni, i soci della fondazione chiedono un'assemblea nella quale avere chiarimenti anche tecnici sull'operazione che non è solo finanziaria. Una volta liquidate le azioni della Crl, infatti, la fondazione dovrebbe anche capire come investire i 323 milioni, per garantirsi un reddito tale da poter continuare a svolgere la propria missione: il sostegno al territorio.
Ecco, quindi, la necessità di una discussione approfondita in assemblea, prima che la questione venga affrontata prima nel consiglio di amministrazione della fondazione - che dovrà curare l'istruttoria, dando il proprio parere sull'operazione - e poi nel consiglio di indirizzo. A questo organismo spetta il voto sulla cessione o meno delle azioni della fondazione, magari dopo una consultazione anche con le istituzioni locali.
Nel caso di cessione delle azioni, la fondazione si vedrebbe pagare dal Banco Popolare circa 323-324 milioni o in contante (dato altamente improbabile) o in titoli liquidabili: in azioni vendibili sul mercato, di banche del gruppo quotate in borsa, fra le quali non c'è la Cassa di risparmio di Lucca. Cedendo, quindi, la quota della banca, la Fondazione avrebbe tutte le garanzie di mantenimento del capitale investito nella Crl e disporrebbe anche di una somma ingente da impiegare in futuri investimenti, dai quali, però, è stato ormai escluso in modo definitivo l'acquisto (per 230-250 milioni di euro) dell'8% delle quote di Agos-Ducato, la società italo-francese di credito al consumo. Tuttavia, dando vita a questa operazione, perderebbe il controllo sulla banca più radicata sul territorio, la banca della città. E questo a molti non piace.
Se, invece, la Fondazione decidesse di tenere le azioni della Cassa di risparmio di Lucca si troverebbe a confermare il proprio investimento in un istituto di credito che al momento non è quotato in borsa: lo potrebbe anche diventare, ma non in tempi brevi. Quindi avrebbe bisogno di imporre al Banco Popolare forti condizioni a garanzia del proprio capitale. D'altro canto, però, mantenendo il 20% della Crl si conserverebbe anche il diritto di nominare 4 membri del consiglio di amministrazione e il presidente della banca: così non perderebbe il controllo dell'istituto.
Viste queste implicazioni, i soci della fondazione chiedono un'assemblea nella quale avere chiarimenti anche tecnici sull'operazione che non è solo finanziaria. Una volta liquidate le azioni della Crl, infatti, la fondazione dovrebbe anche capire come investire i 323 milioni, per garantirsi un reddito tale da poter continuare a svolgere la propria missione: il sostegno al territorio.
Ecco, quindi, la necessità di una discussione approfondita in assemblea, prima che la questione venga affrontata prima nel consiglio di amministrazione della fondazione - che dovrà curare l'istruttoria, dando il proprio parere sull'operazione - e poi nel consiglio di indirizzo. A questo organismo spetta il voto sulla cessione o meno delle azioni della fondazione, magari dopo una consultazione anche con le istituzioni locali.
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