Sicurezza
autogestione
L'Onda non si fermastriscioni e slogan per occupare il Vallisneri
Nadia Davini
◗
Il liceo Vallisneri occupatoLa scuola lucchese si mobilita. E sceglie la forma più forte, l'occupazione. Giornata di lotta anche quella di ieri, iniziata con l'occupazione del liceo scientifico "A. Vallisneri" e proseguita per l'intera mattinata con l'autogestione dell'Iti "E. Fermi" e con le continue attività all'Isi "N. Machiavelli", ancora occupato
2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. La scuola lucchese si mobilita. E sceglie la forma più forte, l'occupazione. Giornata di lotta anche quella di ieri, iniziata con l'occupazione del liceo scientifico "A. Vallisneri" e proseguita per l'intera mattinata con l'autogestione dell'Iti "E. Fermi" e con le continue attività all'Isi "N. Machiavelli", ancora occupato.
La motivazione di fondo è sempre la riforma Gelmini. Quest'anno però la consapevolezza tra gli occupanti, o meglio, tra gli organizzatori delle varie forme di protesta, è maggiore. C'è la volontà di diventare interlocutori credibili, concreti, portatori di proposte e contenuti. Certo, le difficoltà non mancano. «Gli studenti sono molto più rassegnati rispetto allo scorso anno - racconta un gruppo di ragazzi del Vallisneri - Prendono parte ai gruppi di lavoro e alle assemblee, ma hanno meno fiducia. Anche gli insegnanti sono stati meno partecipi e attivi. Alcuni sono d'accordo con l'occupazione, sostengono la protesta. Tanti altri, però, preferiscono rimanere in disparte, defilarsi o scoraggiare la nostra mobilitazione. E questo non è accettabile, perché il futuro della scuola riguarda tutti, dagli studenti ai professori fino ai genitori». I contatti tra le varie scuole in agitazione non mancano. E serve per dar vita al movimento studentesco. La volontà è proprio quella di creare un grande collettivo tra tutti gli istituti lucchesi, un centro operativo vero e proprio, dove elaborare ed organizzare il progetto politico e pratico da seguire nei prossimi mesi. Allo scientifico partono i gruppi di lavoro e oggi si discuterà se passare all'autogestione o se continuare con l'occupazione. «Cercheremo comunque - continuano gli studenti -, di realizzare un'aula autogestita in modo permanente dentro la scuola, che resti anche con la fine dell'occupazione». All'Iti, invece, partirà a breve una campagna di raccolta fondi tra gli studenti per comprare o finanziare quello che manca o che si è rotto. «Questo per dimostrare - spiegano -, che devono essere i ragazzi a riparare ciò che non funziona nell'istituto, perché la scuola di soldi non ne ha più».
La motivazione di fondo è sempre la riforma Gelmini. Quest'anno però la consapevolezza tra gli occupanti, o meglio, tra gli organizzatori delle varie forme di protesta, è maggiore. C'è la volontà di diventare interlocutori credibili, concreti, portatori di proposte e contenuti. Certo, le difficoltà non mancano. «Gli studenti sono molto più rassegnati rispetto allo scorso anno - racconta un gruppo di ragazzi del Vallisneri - Prendono parte ai gruppi di lavoro e alle assemblee, ma hanno meno fiducia. Anche gli insegnanti sono stati meno partecipi e attivi. Alcuni sono d'accordo con l'occupazione, sostengono la protesta. Tanti altri, però, preferiscono rimanere in disparte, defilarsi o scoraggiare la nostra mobilitazione. E questo non è accettabile, perché il futuro della scuola riguarda tutti, dagli studenti ai professori fino ai genitori». I contatti tra le varie scuole in agitazione non mancano. E serve per dar vita al movimento studentesco. La volontà è proprio quella di creare un grande collettivo tra tutti gli istituti lucchesi, un centro operativo vero e proprio, dove elaborare ed organizzare il progetto politico e pratico da seguire nei prossimi mesi. Allo scientifico partono i gruppi di lavoro e oggi si discuterà se passare all'autogestione o se continuare con l'occupazione. «Cercheremo comunque - continuano gli studenti -, di realizzare un'aula autogestita in modo permanente dentro la scuola, che resti anche con la fine dell'occupazione». All'Iti, invece, partirà a breve una campagna di raccolta fondi tra gli studenti per comprare o finanziare quello che manca o che si è rotto. «Questo per dimostrare - spiegano -, che devono essere i ragazzi a riparare ciò che non funziona nell'istituto, perché la scuola di soldi non ne ha più».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
