La manifestazione
LA TRAGEDIA DI PIEVE SAN PAOLO
Fuori pericolo la testimone chiave
Luca Tronchetti
Usava farmaci per pazienti affetti da schizofrenia l'elettricista ucciso dai carabinieri dopo aver sfogato la sua rabbia a colpi di mannaia sulle due zie, il cognato e l'operatrice della don Baroni. Medicinali prescritti dai medici che lo avevano in cura per prevenire il suo stato maniaco-depressivo che gli provocava ripetuti sbalzi d'umore
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LUCCA. Usava farmaci per pazienti affetti da schizofrenia l'elettricista ucciso dai carabinieri dopo aver sfogato la sua rabbia a colpi di mannaia sulle due zie, il cognato e l'operatrice della don Baroni. Medicinali prescritti dai medici che lo avevano in cura per prevenire il suo stato maniaco-depressivo che gli provocava ripetuti sbalzi d'umore. E proprio nella sua patologia va ricercato il fattore scatenante che ha portato alla mattanza e successivamente al conflitto a fuoco con l'arma giocattolo. Determinante per capire il perché del raptus di violenza che ha portato Andrea Azzarri a scagliarsi contro i suoi cari con furia omicida sarà la testimonianza di Maria Rosa Franceschi, la zia di 64 anni ricoverata all'ospedale Santa Chiara di Pisa. La donna è fuori pericolo. Le ferite al cranio, al collo, al volto, alle braccia e al gomito sinistro guariranno in sessanta giorni. Adesso è sedata, ma cosciente. E nei prossimi giorni, appena le sue condizioni lo permetteranno, verrà ascoltata dagli inquirenti come persona informata sui fatti.
LE INDAGINI Nella tarda mattinata il sostituto procuratore Enrico Corucci ha ricevuto il primo rapporto dai carabinieri. Una ricostruzione delle fasi concitate che hanno portato all'uccisione di Azzarri. A cui ne faranno seguito altri con le testimonianze degli abitanti della casa degli orrori, dei soccorritori e di tutti coloro che mercoledì mattina alle 9 si sono trovati a passare da Corte Martinelli mentre era in atto un dramma che ha sconvolto la comunità di Pieve S. Paolo.
L'iscrizione nel registro degli indagati per i due militari di Capannori che hanno esploso i 17 colpi all'indirizzo dell'uomo che sparava all'impazzata dalla finestra della casa colonica - come già anticipato nell'edizione di ieri - è un atto dovuto a garanzia delle persone sottoposte a indagine.
Ma l'ipotesi legata alla legittima difesa appare l'unica percorribile accanto a quella, ad oggi meno probabile, di eccesso colposo di legittima difesa. Perché gli spari e le fiammate fuoriusciti dalla canna dell'arma le hanno sentite e viste diversi testimoni e perché quell'imitazione della Smith & Wesson calibro 38 era sprovvista di tappo rosso. E quindi perfettamente compatibile con un revolver vero e perfettamente funzionante in grado di provocare una strage. Il comandante dei carabinieri, colonnello Stefano Ortolani, nella ricostruzione del conflitto a fuoco precisa un particolare molto importante. Il brigadiere e l'appuntato - che sono regolarmente in servizio - hanno esploso i 17 colpi con la pistola d'ordinanza calibro 9 parabellum non in rapida successione. «Due o tre volte hanno cessato il fuoco, per mettersi in sicurezza, e poi hanno ripreso a sparare quando dalla finestra hanno sentito nuovamente i colpi della pistola dell'aggressore. I nostri due militari sono regolarmente in servizio perché nel compiere l'azione si sono attenuti alle procedure utilizzate nelle analoghe fattispecie».
E il capitano Tiziano Marchi, comandante della Compagnia di Cortile degli Svizzeri, conferma le parole dell'alto ufficiale e testimonia lo stato d'animo dei due militari che hanno colpito a morte l'elettricista: «Sono affranti per l'accaduto, ma sono consapevoli di aver agito nel rispetto delle procedure e delle loro competenze».
L'AUTOPSIA Stamani il magistrato affiderà la perizia necroscopica al professor Marco Di Paolo di Pisa. Già nel pomeriggio o al massimo domattina il medico legale eseguirà l'autopsia sul cadavere di Andrea Azzarri. L'elettricista è stato raggiunto da un unico proiettile che è penetrato nella narice destra fuoriuscendo dalla scatola cranica e provocando la morte all'istante. Il medico legale effettuerà anche dei prelievi sanguigni per capire se al momento del raptus l'uomo avesse assunto sostanze particolari.
Nei prossimi giorni la procura provvederà a nominare un perito balistico capace di tracciare la traiettoria e l'angolazione degli spari e possa accertare con sicurezza da quale delle due pistole usate dai carabinieri è stato sparato il colpo che ha ucciso Azzarri raggiungendolo al volto. Nel frattempo i carabinieri della scientifica hanno repertato le ogive, le macchie di sangue nell'appartamento, la pistola giocattolo e la mannaia usata durante la mattanza.
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