La manifestazione
LUCCA
«Non abbiamo avuto scelta»
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Il comandante dei carabinieri Stefano Ortolani assieme all’appuntato e autista Lenzoni sul luogo della mattanzaUn comportamento ineccepibile. Perchè i due militari della stazione di Capannori che hanno sparato contro Andrea Azzarri, 46 anni, sapevano che quell'uomo barricato in casa aveva aggredito a colpi di mannaia i parenti. E dalla finestra impugnava un revolver sparando all'impazzata. «I miei militari - dice il colonnello Stefano Ortolani, comandante dei carabinieri di Cortile degli Svizzeri - hanno visto le fiammate uscire dalla canna della pistola del folle».
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LUCCA. Un comportamento ineccepibile. Perchè i due militari della stazione di Capannori che hanno sparato contro Andrea Azzarri, 46 anni, sapevano che quell'uomo barricato in casa aveva aggredito a colpi di mannaia i parenti. E dalla finestra impugnava un revolver sparando all'impazzata. «I miei militari - dice il colonnello Stefano Ortolani, comandante dei carabinieri di Cortile degli Svizzeri - hanno visto le fiammate uscire dalla canna della pistola del folle».
Una situazione di estremo pericolo. «Non potevano sapere che quell'arma con l'impugnatura in legno era un'imitazione perfetta della Smith & Wesson modello 36 con 5 colpi a salve e priva del tappo rosso di sicurezza» aggiunge l'ufficiale dei carabinieri. Sette colpi sono finiti sul muro sotto la persiana della finestra al primo piano della casa colonica di corte Martinelli. Uno solo ha colpito l'aggressore, uccidendolo all'istante. «I militari che hanno preso parte al conflitto a fuoco sono elementi esperti e di grande professionalità. Uno di loro ha preso parte anche a missioni all'estero. Hanno agito in uno stato di necessità e in una situazione oggettivamente difficile. Con una persona che sparava dall'alto verso il basso, barricato dentro una casa con all'interno quattro persone ferite in modo più o meno grave e con soccorritori, parenti e altri esponenti delle forze di polizia che si trovavano sul luogo della tragedia e contro i quali l'uomo stava sparando come dimostrano i colpi esplosi contro l'auto medica».
«I militari - conclude il comandante Ortolani - giunti sul luogo e scesi dall'auto hanno iniziato il conflitto a fuoco a una distanza di 40-50 metri. Sulla vicenda è stata aperta un'inchiesta affidata al sostituto procuratore Enrico Corucci che ha disposto una serie di indagini tecnico-scientifiche e farà piena luce per chiarire le varie fasi del grave episodio».
A Pieve San Paolo sono andati anche i militari del nucleo investigativo diretti dal tenente Sebastiano Pennisi, quelli della Compagnia guidati dal capitano Tiziano Marchi e un'altra pattuglia dei carabinieri di Capannori con il maresciallo Antonio Fasiello. Con loro anche i due finanzieri del 117 facenti parte della Compagnia della fiamme gialle guidata dal capitano Di Filippo.
Più tardi è arrivato il magistrato di turno e il medico legale, professor Marco Di Paolo, che eseguirà l'autopsia.
Una situazione di estremo pericolo. «Non potevano sapere che quell'arma con l'impugnatura in legno era un'imitazione perfetta della Smith & Wesson modello 36 con 5 colpi a salve e priva del tappo rosso di sicurezza» aggiunge l'ufficiale dei carabinieri. Sette colpi sono finiti sul muro sotto la persiana della finestra al primo piano della casa colonica di corte Martinelli. Uno solo ha colpito l'aggressore, uccidendolo all'istante. «I militari che hanno preso parte al conflitto a fuoco sono elementi esperti e di grande professionalità. Uno di loro ha preso parte anche a missioni all'estero. Hanno agito in uno stato di necessità e in una situazione oggettivamente difficile. Con una persona che sparava dall'alto verso il basso, barricato dentro una casa con all'interno quattro persone ferite in modo più o meno grave e con soccorritori, parenti e altri esponenti delle forze di polizia che si trovavano sul luogo della tragedia e contro i quali l'uomo stava sparando come dimostrano i colpi esplosi contro l'auto medica».
«I militari - conclude il comandante Ortolani - giunti sul luogo e scesi dall'auto hanno iniziato il conflitto a fuoco a una distanza di 40-50 metri. Sulla vicenda è stata aperta un'inchiesta affidata al sostituto procuratore Enrico Corucci che ha disposto una serie di indagini tecnico-scientifiche e farà piena luce per chiarire le varie fasi del grave episodio».
A Pieve San Paolo sono andati anche i militari del nucleo investigativo diretti dal tenente Sebastiano Pennisi, quelli della Compagnia guidati dal capitano Tiziano Marchi e un'altra pattuglia dei carabinieri di Capannori con il maresciallo Antonio Fasiello. Con loro anche i due finanzieri del 117 facenti parte della Compagnia della fiamme gialle guidata dal capitano Di Filippo.
Più tardi è arrivato il magistrato di turno e il medico legale, professor Marco Di Paolo, che eseguirà l'autopsia.
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