Italia
LUCCA
Occupati Giorgi e Nottolini
Nadia Davini
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Il Giorgi occupato e la protestaAl via le occupazioni negli istituti superiori. I primi a partire sono stati l'Ipsia "G. Giorgi" e il geometri "L. Nottolini". Alle 13,30 di lunedì i ragazzi del Geometri, sacchi a pelo in spalla per la notte, hanno barricato i cancelli della scuola con tanto di lucchetti. Mentre ieri mattina, alle 7,30, un gruppo di studenti del "Giorgi" sono entrati nell'edificio dichiarando lo stato di occupazione. Stessa situazione al "Pertini", dove l'occupazione è durata solo un'oretta, perché all'arrivo dei carabinieri è stato sgomberato tutto.
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LUCCA. Al via le occupazioni negli istituti superiori. I primi a partire sono stati l'Ipsia "G. Giorgi" e il geometri "L. Nottolini". Alle 13,30 di lunedì i ragazzi del Geometri, sacchi a pelo in spalla per la notte, hanno barricato i cancelli della scuola con tanto di lucchetti. Mentre ieri mattina, alle 7,30, un gruppo di studenti del "Giorgi" sono entrati nell'edificio dichiarando lo stato di occupazione. Stessa situazione al "Pertini", dove l'occupazione è durata solo un'oretta, perché all'arrivo dei carabinieri è stato sgomberato tutto.
L'avevano promesso gli studenti nella manifestazione: «Se non cambierà, bloccheremo la città». E così è stato. La mobilitazione studentesca sale e tende a espandersi a macchia d'olio. Assemblee e discussioni di organizzazione si stanno susseguendo in queste ore in tutte le scuole superiori lucchesi. La volontà è quella di occupare. Così all'Iti "Fermi", all'Itc "Carrara", all'agrario di Mutigliano. Riunioni ripetute anche all'Isi "Machiavelli", all'artistico e allo scientifico "Vallisneri".
«Giorgi occupa» si legge davanti al portone dell'istituto professionale di via Santa Chiara. Il motivo è sempre lo stesso: la riforma Gelmini, i tagli all'istruzione, i minori fondi per la scuola pubblica. Ma qui c'è una ragione in più: i tagli governativi stanno facendo saltare le attività di laboratorio. Si sta parlando delle officine meccaniche, dei laboratori di impianti idraulici, di elettronica ed elettrotecnica, dei reparti di saldatura. Si sta parlando, insomma, del cuore di una scuola come il "Giorgi", di attività essenziali per fornire agli studenti un'adeguata formazione professionale.
«Questi laboratori - spiegano i ragazzi -, per dimensioni e lavorazioni che vi vengono effettuate e per i macchinari e le apparecchiature utilizzate, non consentono la presenza di più di 14 allievi. Tutte le classi dell'istituto arrivano, invece, a 23-24 studenti. Di qui la necessità di suddividere le classi più numerose in due gruppi, seguiti da due insegnanti e non da uno solo». Ma gli sdoppiamenti non sono stati autorizzati: «In questo modo - continuano -, diventa difficile, se non impossibile, lavorare, anche per motivi di sicurezza». Ci sono poi problemi economici. Il fondo di istituto è sempre più esiguo, mancano i soldi anche per comprare i gessi e la carta per le fotocopie. E scatta l'occupazione, che durerà fino a sabato, in accordo, assicurano gli occupanti, con preside e insegnanti. Stessa atmosfera al "Nottolini". Lo striscione lasciato sventolare davanti scuola non lascia dubbi: «Se la cultura... provate con l'ignoranza».
Qui l'occupazione dovrebbe terminare questo pomeriggio dopo una assemblea. «Portiamo avanti gruppi di lavoro - spiegano i ragazzi -. Facciamo riunioni e assemblee per spiegare gli effetti della riforma, non solo sulle scuole superiori, ma soprattutto sull'università. Gli studenti sono attivi e partecipano». Si tratta di occupazioni spontanee. Per il momento non coordinate tra loro. Ma l'intenzione è chiara: «Vogliamo creare un coordinamento - spiegano gli studenti di AltaTensione, il collettivo delle Scienze Sociali -. Cercare di agire in modo combinato, per rendere il movimento più forte, preparato e maggiormente organizzato».
L'avevano promesso gli studenti nella manifestazione: «Se non cambierà, bloccheremo la città». E così è stato. La mobilitazione studentesca sale e tende a espandersi a macchia d'olio. Assemblee e discussioni di organizzazione si stanno susseguendo in queste ore in tutte le scuole superiori lucchesi. La volontà è quella di occupare. Così all'Iti "Fermi", all'Itc "Carrara", all'agrario di Mutigliano. Riunioni ripetute anche all'Isi "Machiavelli", all'artistico e allo scientifico "Vallisneri".
«Giorgi occupa» si legge davanti al portone dell'istituto professionale di via Santa Chiara. Il motivo è sempre lo stesso: la riforma Gelmini, i tagli all'istruzione, i minori fondi per la scuola pubblica. Ma qui c'è una ragione in più: i tagli governativi stanno facendo saltare le attività di laboratorio. Si sta parlando delle officine meccaniche, dei laboratori di impianti idraulici, di elettronica ed elettrotecnica, dei reparti di saldatura. Si sta parlando, insomma, del cuore di una scuola come il "Giorgi", di attività essenziali per fornire agli studenti un'adeguata formazione professionale.
«Questi laboratori - spiegano i ragazzi -, per dimensioni e lavorazioni che vi vengono effettuate e per i macchinari e le apparecchiature utilizzate, non consentono la presenza di più di 14 allievi. Tutte le classi dell'istituto arrivano, invece, a 23-24 studenti. Di qui la necessità di suddividere le classi più numerose in due gruppi, seguiti da due insegnanti e non da uno solo». Ma gli sdoppiamenti non sono stati autorizzati: «In questo modo - continuano -, diventa difficile, se non impossibile, lavorare, anche per motivi di sicurezza». Ci sono poi problemi economici. Il fondo di istituto è sempre più esiguo, mancano i soldi anche per comprare i gessi e la carta per le fotocopie. E scatta l'occupazione, che durerà fino a sabato, in accordo, assicurano gli occupanti, con preside e insegnanti. Stessa atmosfera al "Nottolini". Lo striscione lasciato sventolare davanti scuola non lascia dubbi: «Se la cultura... provate con l'ignoranza».
Qui l'occupazione dovrebbe terminare questo pomeriggio dopo una assemblea. «Portiamo avanti gruppi di lavoro - spiegano i ragazzi -. Facciamo riunioni e assemblee per spiegare gli effetti della riforma, non solo sulle scuole superiori, ma soprattutto sull'università. Gli studenti sono attivi e partecipano». Si tratta di occupazioni spontanee. Per il momento non coordinate tra loro. Ma l'intenzione è chiara: «Vogliamo creare un coordinamento - spiegano gli studenti di AltaTensione, il collettivo delle Scienze Sociali -. Cercare di agire in modo combinato, per rendere il movimento più forte, preparato e maggiormente organizzato».
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