Il Tirreno

Lucca

L’Ance

Edilizia in forte crisigli enti pubblici non pagano

Barbara Antoni
Da sinistra Suffredini, Varia, Orazi e Armani
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Da sinistra Suffredini, Varia, Orazi e Armani

Grida alla crisi il comparto edile. Le imprese sono investite da una sofferenza finanziaria: non passano meno di sei mesi prima di poter riscuotere opere eseguite per gli pubblici.
E invece i tempi di pagamento dovrebbero essere di trenta giorni. La causa è il patto di stabilità, che vincola la capacità di spesa degli enti

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LUCCA. Grida alla crisi il comparto edile. Le imprese sono investite da una sofferenza finanziaria: non passano meno di sei mesi prima di poter riscuotere opere eseguite per gli pubblici.

E invece i tempi di pagamento dovrebbero essere di trenta giorni. La causa è il patto di stabilità, che vincola la capacità di spesa degli enti. Secondo Stefano Varia, presidente di Ance (Lucca e Provincia), è necessario che il governo cambi alcuni termini del patto. Intanto, l'unico modo per sbloccare l'empasse è «che le pubbliche amministrazioni si assumano la responsabilità dei pagamenti, facciano un accordo con le banche perché le finanzino e paghino le aziende che hanno realizzato per loro opere o altri servizi».

Se questo non accadrà, Varia è pronto a sfoderare l'ultima arma: «Ance Lucca costituirà un pool di legali che assistano le imprese associate nel recupero dei loro crediti verso le pubbliche amministrazioni, compresi gli interessi per ritardato pagamento».

Sono particolarmente negativi i dati sull'andamento dell'edilizia su tutto il territorio, presentati da Varia, insieme al direttore dell'Associazione Industriali di Lucca Vittorio Armani e ai funzionari Antonio Maria Orazi e Lorena Suffredini.

Fra il primo semestre 2009 e il primo 2008, mentre a livello regionale le gare di appalto sono diminuite del 40%, a Lucca e provincia sono calate drasticamente del 53,7%. In caduta libera, sempre a livello locale, anche gli importi di gara: -31%. Il risultato è che le aziende, il più delle volte piccole e medie imprese, rischiano di dover mandare a casa gli addetti (si calcola che nell'ultimo anno i posti di lavoro persi in Toscana nell'edilizia siano 8mila, di cui un decimo nella nostra zona).

Se da una parte Varia ammette che un'indubbia componente della crisi è anche la forte battuta d'arresto del mercato edilizio privato locale, dall'altra è risoluto nel sottolineare che la parte maggiore, in questa fase nera, la fa il patto di stabilità. E cita ad esempio il bilancio della Provincia di Lucca, che «ha più di 40milioni di residui in cassa e non può saldare quest'anno più che un milione e mezzo di certificati di pagamento, quando sul tavolo ce ne sono almeno altri per 3milioni e mezzo. È una follia», aggiunge.

Così snocciola la sua ricetta: «Basta che il governo apporti una modifica al patto di stabilità, basta che escluda dal conteggio i pagamenti per lavori coperti da mutui contratti in anni precedenti». Intanto, Varia ritiene che «le pubbliche amministrazioni debbano fare accordi con uno o più istituti di credito, affinché anticipino per loro le somme dovute alle imprese alla scadenza. Le banche avranno i soldi quando il patto di stabilità lo consente, ma gli interessi saranno pagati dagli enti pubblici». Basta, conclude Varia, con le aziende costrette a farsi anticipare dalle banche gli importi dei certificati di pagamento non riscossi ma a proprie spese.

Altrimenti, a mali estremi, estremi rimedi: «Faremo confluire qui tutte le cause per ritardato pagamento. Se le piccole e medie imprese lo facessero singolarmente rischierebbero di essere ricattate».

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