Il Tirreno

Lucca

IL DELITTO DI LUNATA

A febbraio l'aggressione all'omicida

La vittima Loretta Salemme e al centro la salma coperta da un lenzuolo; sotto le indagini dei carabinieri (Vip)
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La vittima Loretta Salemme e al centro la salma coperta da un lenzuolo; sotto le indagini dei carabinieri (Vip)

La tragedia di Lunata affonda nel tempo. Bisogna tornare indietro di mesi, almeno fino a febbraio, quando il marito e il figlio della vittima risalirono l'Italia partendo da Napoli per tornare nella Piana con un obiettivo preciso. Dare una solenne lezione al nuovo compagno della donna

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LUCCA. La tragedia di Lunata affonda nel tempo. Bisogna tornare indietro di mesi, almeno fino a febbraio, quando il marito e il figlio della vittima risalirono l'Italia partendo da Napoli per tornare nella Piana con un obiettivo preciso. Dare una solenne lezione al nuovo compagno della donna.

E' l'episodio più eclatante, la spia di una situazione che si era ormai deteriorata e che aveva assunto toni forti. Fino al delitto di ieri che ha completato la distruzione di due famiglie: una vittima, l'omicida piantonato in ospedale in attesa di essere trasferito in carcere; altre due persone nei guai con la giustizia, di cui una ancora detenuta.

Quella sera la rabbia esplose a Pieve San Paolo, nell'abitazione di Loretta Salemme. Padre e figlio, Rosario e Ciro Palumbo, di 50 e 20 anni, arrivano in macchina da Napoli, quartiere Fuorigrotta, per usare le maniere forti nei confronti del convivente della donna.

Colui che aveva preso il posto del padre. Armati di pistola e coltello, secondo quanto ricostruiranno i carabinieri - i due sfondano la porta dell'abitazione dove la coppia sta tranquillamente cenando e si accaniscono contro Francesco Sabbatino, 59 anni, colpendolo alla testa con il calcio di una pistola (che poi risulterà essere un'arma giocattolo).

In precedenza avevano suonato, ma la coppia non aveva aperto e allora decidono di passare all'azione. Nasce una violenta lite. Grida, spintoni. Poi la vicenda degenera. Al punto che Sabbatino viene colpito alla testa con il calcio dell'arma e poi viene preso anche a calci e pugni.

L'uomo fugge fuggire all'esterno e riesce a dare l'allarme con il telefonino, con il quale chiama il 112. Il marito, rimasto in casa, si accanisce anche con la moglie, la schiaffeggia e la insulta.
Sabbatino fa ricorso alle cure dei sanitari dell'ospedale Campo di Marte, dove i medici di turno gli riscontrano trauma cranico ed escoriazioni varie, giudicate guaribili in sette giorni.

L'immediato intervento dei carabinieri porta all'identificazione dei due uomini e al loro fermo. Indosso ad uno dei due viene trovato anche un coltello a serramanico di genere proibito.

Il giorno dopo padre e figlio compaiono di fronte al giudice che convalida l'arresto del genitore in attesa del processo, mentre il figlio a patteggia 10 mesi (la pena viene sospesa) e riceve il foglio di via che gli impedisce di rimettere piede nel comune di Capannori.

I carabinieri definiscono anche i contorni dell'episodio. L'aggressione è stata generata dal tarlo della gelosia. L'ex marito non aveva mai accettato la separazione dalla moglie con la quale aveva vissuto a lungo nella casa che si trova nel Capannorese. Dopo la separazione il marito si era trasferito con il figlio: da Pieve San Paolo era tornato in Campania mentre la donna aveva intrapreso una relazione con l'attuale convivente. A giudizio degli investigatori padre e figlio erano arrivati dalla Campania per un chiarimento. Invece la loro missione sfocia in una violenta aggressione, con il ferimento del convivente.

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