Sicurezza
Giovani e dintorni
La città faccia suonare i giovani
Paola Taddeucci
Non ci sono locali dove i giovani possano suonare e cantare il pop. E crescere, fino a spiccare il volo. Come è successo a lui. Stefano Picchi, il cantautore lucchese arrivato settimo al Festival di Sanremo del 2004, non è tenero con la città.
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LUCCA. Non ci sono locali dove i giovani possano suonare e cantare il pop. E crescere, fino a spiccare il volo. Come è successo a lui. Stefano Picchi, il cantautore lucchese arrivato settimo al Festival di Sanremo del 2004, non è tenero con la città. Che trova sempre più chiusa nei confronti dei suoi giovani musicisti pop-rock, costretti, quando va bene, a cercare palcoscenici altrove.
Oppure, se va male, ad abbandonare i loro sogni e ad insabbiare il proprio talento.
«Fate suonare i giovani - dice Picchi rivolgendosi ai lucchesi - non vi accanite contro i loro talenti, mettendo ostacoli di ogni tipo a chi ha o vorrebbe aprire locali dove i tanti gruppi e musicisti locali potrebbero esibirsi. Siamo tutti figli di Puccini, anche chi suona il pop, e lo saremo sempre. Ed è per la musica che Lucca è conosciuta in tutto il mondo».
Picchi, che ha iniziato la sua carriera proprio nei piano bar della provincia, ha visto questi spazi sparire progressivamente nel giro di pochi anni.
«Oggi non ci sono più locali dove fare e sentire musica pop-rock - dice -. Quando ho cominciato facevo cinque o sei serate alla settimana e ad ascoltarmi c'era sempre un sacco di gente. In questi anni è andato perso tutto, mi sembra che il benessere abbia dato un duro colpo a questo tipo di cultura musicale, quasi pregiudicandola completamente».
Ma ci sono anche altri fattori che hanno portato a un impoverimento complessivo degli spazi e delle opportunità per i giovani.
«Impedimenti e controlli esasperanti - prosegue Picchi - hanno portato al deserto di spazi dedicati alla musica: una volta per il volume, un'altra per la confusione, un'altra ancora per gli orari. Controlli spesso richiesti dagli stessi cittadini che si lamentano per il troppo rumore».
«Ma com'è possibile - si domanda il cantautore - che la musica dia noia? Non parlo, certamente, del rock duro che, sono d'accordo, a volte spacca i decibel. Penso alle melodie del pop: belle, piacevoli, rilassanti. I lucchesi dovrebbero essere fieri di poterle ascoltare e invece hanno fatto una guerra». Che, a suo parere, alla fine hanno vinto.
«Ma - continua Picchi - bisogna tornare al rispetto della musica, come hanno in altre nazioni, dove problemi e impedimenti di questo genere non esistono, e come c'è ancora nel sud Italia, dove gli abitanti delle piazze sono i primi ad assistere festosi ai concerti».
Picchi spera che il Summer Festival - la rassegna estiva che da diversi anni porta in piazza Napoleone musicisti e cantanti di fama internazionale - non subisca la stessa sorte.
«È una manifestazione fantastica - dice - e non va persa, anzi va tutelata perché non ha nulla da invidiare ai festival più importanti del panorama pop mondiale». Per Picchi - che l'anno scorso partecipò alla rassegna aprendo il concerto di Patty Pravo - sarebbe un vero peccato mortale giocarsi una manifestazione di tale levatura, con i grandi artisti sotto casa per un mese.
Ma c'è un altro appuntamento che Picchi reputa fantastico. È Jazz donna, che al cantautore lucchese ricorda, non senza nostalgia, le belle rassegne di piazza Anfiteatro di alcuni anni fa dove, peraltro, accanto ai grandi nomi del jazz si esibivano gruppi locali.
Oppure, se va male, ad abbandonare i loro sogni e ad insabbiare il proprio talento.
«Fate suonare i giovani - dice Picchi rivolgendosi ai lucchesi - non vi accanite contro i loro talenti, mettendo ostacoli di ogni tipo a chi ha o vorrebbe aprire locali dove i tanti gruppi e musicisti locali potrebbero esibirsi. Siamo tutti figli di Puccini, anche chi suona il pop, e lo saremo sempre. Ed è per la musica che Lucca è conosciuta in tutto il mondo».
Picchi, che ha iniziato la sua carriera proprio nei piano bar della provincia, ha visto questi spazi sparire progressivamente nel giro di pochi anni.
«Oggi non ci sono più locali dove fare e sentire musica pop-rock - dice -. Quando ho cominciato facevo cinque o sei serate alla settimana e ad ascoltarmi c'era sempre un sacco di gente. In questi anni è andato perso tutto, mi sembra che il benessere abbia dato un duro colpo a questo tipo di cultura musicale, quasi pregiudicandola completamente».
Ma ci sono anche altri fattori che hanno portato a un impoverimento complessivo degli spazi e delle opportunità per i giovani.
«Impedimenti e controlli esasperanti - prosegue Picchi - hanno portato al deserto di spazi dedicati alla musica: una volta per il volume, un'altra per la confusione, un'altra ancora per gli orari. Controlli spesso richiesti dagli stessi cittadini che si lamentano per il troppo rumore».
«Ma com'è possibile - si domanda il cantautore - che la musica dia noia? Non parlo, certamente, del rock duro che, sono d'accordo, a volte spacca i decibel. Penso alle melodie del pop: belle, piacevoli, rilassanti. I lucchesi dovrebbero essere fieri di poterle ascoltare e invece hanno fatto una guerra». Che, a suo parere, alla fine hanno vinto.
«Ma - continua Picchi - bisogna tornare al rispetto della musica, come hanno in altre nazioni, dove problemi e impedimenti di questo genere non esistono, e come c'è ancora nel sud Italia, dove gli abitanti delle piazze sono i primi ad assistere festosi ai concerti».
Picchi spera che il Summer Festival - la rassegna estiva che da diversi anni porta in piazza Napoleone musicisti e cantanti di fama internazionale - non subisca la stessa sorte.
«È una manifestazione fantastica - dice - e non va persa, anzi va tutelata perché non ha nulla da invidiare ai festival più importanti del panorama pop mondiale». Per Picchi - che l'anno scorso partecipò alla rassegna aprendo il concerto di Patty Pravo - sarebbe un vero peccato mortale giocarsi una manifestazione di tale levatura, con i grandi artisti sotto casa per un mese.
Ma c'è un altro appuntamento che Picchi reputa fantastico. È Jazz donna, che al cantautore lucchese ricorda, non senza nostalgia, le belle rassegne di piazza Anfiteatro di alcuni anni fa dove, peraltro, accanto ai grandi nomi del jazz si esibivano gruppi locali.
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