Il Tirreno

Lucca

LA PROTESTA

«Noi, trattati come delle nullità»

Docenti e personale Ata in attesa di una qualsiasi assegnazione
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Docenti e personale Ata in attesa di una qualsiasi assegnazione

«La riduzione del personale non è dovuta alle riduzioni delle iscrizioni». È chiara la posizione dei precari, docenti e personale Ata. «Si tratta invece di una scelta politico-finanziaria, per niente guidata da motivi pedagogici - continuano i precari

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LUCCA. «La riduzione del personale non è dovuta alle riduzioni delle iscrizioni». È chiara la posizione dei precari, docenti e personale Ata. «Si tratta invece di una scelta politico-finanziaria, per niente guidata da motivi pedagogici - continuano i precari - Si accorpano classi fino a comporre aule di 28-30 alunni, violando le norme contrattuali che fissano il limite a 25, per ovvie ragioni didattiche. Si è introdotto il maestro unico prevalente alle elementari, abolendo totalmente le compresenze e tutto il patrimonio umano e didattico che comportavano».

Giovanna ha 47 anni e due figli. Insegnante precaria da sempre. «Il problema non è solo la difficoltà di trovare un altro lavoro, - spiega - È che noi abbiamo dedicato la vita a questo: abilitazione, aggiornamenti, studio quando siamo passati ai moduli, aboliti in due minuti».
Gina Pucci e Patrizia Fulceri, invece, sono bidelle. Hanno lasciato il lavoro qualche anno fa per lavorare nel pubblico. Ma non hanno trovato una bella sorpresa. «Lunedì mattina, - raccontano - Era l'ultimo giorno per le assegnazioni degli incarichi annuali. Ci siamo presentati in duecentoquaranta per quaranta posti. Una scena straziante. Abbiamo contratti che scadono al 30 di giugno, così per due mesi restiamo senza stipendio. Quest'anno abbiamo iniziato a lavorare con quindici giorni di ritardo. E il prossimo anno sarà ancora peggio».
Manuela è di Napoli, ma lavora (lavorava?) in città come maestra. «Noi giovani - dice - ci siamo formati sui moduli ed è stata una grande formazione. Si parla tanto di fannulloni ma nel lavoro di squadra è più difficile che ci sia chi non si dà da fare, perché le sue mancanze ricadono sugli altri».

Ora invece, rincara un altro gruppo di docenti precari, «siamo all'assistenzialismo della chiamata a disposizione». Si riferiscono alla norma "salva precari", approvata nei giorni scorsi dal consiglio dei ministri. Disposizione che non convince nessuno. «Inps e Regione pagano la disoccupazione e tu stai a casa. Ma se ti chiamano a tappare un buco devi correre ovunque, pena la perdita dell'assegno». E da più parti sorge spontanea un'osservazione. «Perché il presidente della Provincia - si chiedono alcuni - non ha espresso una parola, né di preoccupazione né di solidarietà, su questa situazione? Duecento persone resteranno a casa quest'anno in tutta la Provincia. Possibile che non interessi? Possibile che nessuno, neanche i consiglieri comunali di opposizione, dica niente? In gioco c'è la dignità delle persone».

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