Sicurezza
LUCCA
Ai grandi gruppi manca sensibilità
Marco Innocenti
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Ademaro CordoniTemevamo che la partecipazione dei punti vendita delle grandi catene fosseassai ridotta, nonostante l'appello per illuminare meglio il corteo con i lumini. Ma vedere così tanti punti al buio ci ha stupito e amareggiato
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LUCCA. «Temevamo che la partecipazione dei punti vendita delle grandi catene fosseassai ridotta, nonostante l'appello per illuminare meglio il corteo con i lumini. Ma vedere così tanti punti al buio ci ha stupito e amareggiato. Peccato, perché invece ha funzionato il richiamo a tenere spente le vetrine e la manifestazione poteva essere ancora più suggestiva». Ademaro Cordoni, presidente della Confcommercio Ascom, non nasconde i problemi che l'associazione ha con gli esercizi dei grandi gruppi, che sembrano godere di una sorta di extraterritorialità e che paiono assai poco interessati al contesto della realtà commerciale in cui operano.
«Ci sono situazioni diverse da negozio a negozio - aggiunge Cordoni -. Alcuni sono franchising ed hanno referenti locali con i quali parliamo, altri hanno la casa madre lontana e certamente meno sensibile ai problemi di Lucca. È difficile coinvolegere questi ultimi nelle nostre iniziative».
Anche perché è evidente lo scontro tra diverse politiche aziendali: da una parte le catene (che rappresentano una parte sempre più consistente del migliaio di negozi dentro le Mura) che pagano cifre astronomiche per gli affitti dei fondi, espellendo di fatto le ditte a conduzione familiare dalle principali vie commerciali del centro, e che impongono i loro arredi tutti uguali e poco o punto confacenti all'immagine del centro storico, deteriorando l'aspetto complessivo della città; dall'altra esercizi che vivono con sempre maggiori problemi dell'iniziativa, dell'intuizione e del sacrificio di piccoli imprenditori che rischiano sempre di più di essere espulsi dal quadrilatero d'oro e da alcuni settori merceologici, a partire dall'abbigliamento. Una situazione che, non a caso, induce molti a soprannominare via Fillungo "via delle mutande" e rilvare con rammarico la presenza di tanti punti della ristorazione veloce e di vendita di souvenir dove prima c'erano negozi di gran classe.
Cordoni si consola con la risposta che hanno dato enti, uffici e banche: «Bello l'effetto dell'addobbo dell'Autorità di Bacino sul Palazzo Pretorio. Anche le banche hanno fatto quest'anno la loro parte. Un apprezzamento particolare è poi dovuto all'albergo Universo. Da oggi abbiamo un anno di tempo per rimediare alle carenze riscontrate, mettiamoci al lavoro».
Per Federico Lanza, presidente del consorzio Città di Lucca dell'Ascom, l'atteggiamento delle catene era prevedibile: «Gli inviti e i consigli servono a poco quando non si incontra la necessaria sensibilità. Può darsi che ci sia stata un'informazione carente di cui anche noi dobbiamo farci carico, ma è un dato di fatto che è caduto nel vuoto l'appello a mettere i lumini tra gli esercizi dei grandi gruppi. Ha funzionato invece l'invito fatto perché non si tenessero accese le vetrine, anche perché si rischiava una multa di 500 euro. Allora dobbiamo riflettere: forse gli strumenti per ottenere la risposta che ci attendiamo passano dal sistema delle sanzioni. Dotarsi di bastoni, bicchierini e ceri aveva un costo pressoché inesistente, non ci sono stati proprio interesse e volontà a partecipare alla festa della città. Attegiamenti del genere rischiano di svilire una manifestazione secolare».
«Ci sono situazioni diverse da negozio a negozio - aggiunge Cordoni -. Alcuni sono franchising ed hanno referenti locali con i quali parliamo, altri hanno la casa madre lontana e certamente meno sensibile ai problemi di Lucca. È difficile coinvolegere questi ultimi nelle nostre iniziative».
Anche perché è evidente lo scontro tra diverse politiche aziendali: da una parte le catene (che rappresentano una parte sempre più consistente del migliaio di negozi dentro le Mura) che pagano cifre astronomiche per gli affitti dei fondi, espellendo di fatto le ditte a conduzione familiare dalle principali vie commerciali del centro, e che impongono i loro arredi tutti uguali e poco o punto confacenti all'immagine del centro storico, deteriorando l'aspetto complessivo della città; dall'altra esercizi che vivono con sempre maggiori problemi dell'iniziativa, dell'intuizione e del sacrificio di piccoli imprenditori che rischiano sempre di più di essere espulsi dal quadrilatero d'oro e da alcuni settori merceologici, a partire dall'abbigliamento. Una situazione che, non a caso, induce molti a soprannominare via Fillungo "via delle mutande" e rilvare con rammarico la presenza di tanti punti della ristorazione veloce e di vendita di souvenir dove prima c'erano negozi di gran classe.
Cordoni si consola con la risposta che hanno dato enti, uffici e banche: «Bello l'effetto dell'addobbo dell'Autorità di Bacino sul Palazzo Pretorio. Anche le banche hanno fatto quest'anno la loro parte. Un apprezzamento particolare è poi dovuto all'albergo Universo. Da oggi abbiamo un anno di tempo per rimediare alle carenze riscontrate, mettiamoci al lavoro».
Per Federico Lanza, presidente del consorzio Città di Lucca dell'Ascom, l'atteggiamento delle catene era prevedibile: «Gli inviti e i consigli servono a poco quando non si incontra la necessaria sensibilità. Può darsi che ci sia stata un'informazione carente di cui anche noi dobbiamo farci carico, ma è un dato di fatto che è caduto nel vuoto l'appello a mettere i lumini tra gli esercizi dei grandi gruppi. Ha funzionato invece l'invito fatto perché non si tenessero accese le vetrine, anche perché si rischiava una multa di 500 euro. Allora dobbiamo riflettere: forse gli strumenti per ottenere la risposta che ci attendiamo passano dal sistema delle sanzioni. Dotarsi di bastoni, bicchierini e ceri aveva un costo pressoché inesistente, non ci sono stati proprio interesse e volontà a partecipare alla festa della città. Attegiamenti del genere rischiano di svilire una manifestazione secolare».
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