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Città gremita per la processione

L’arcivescovo in processione
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L’arcivescovo in processione

«Ma perchè non non multiamo chi non illumina, come fanno a Pisa?».

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LUCCA. Erano anni che non si vedeva la città così piena di gente per la processione di S. Croce. La speranza di vedere la città suggestivamente illuminata da fiaccole e lumini, la curiosità di seguire il cortro religioso nel quale si preannunciavano parecchie novità ha attirato una folla strabocchevole.
Un po' di delusione si è avverita, come diciamo nella pagina a fianco, per i troppi negozi che non avevano lumini (come quasi tutte le facciate delle abitazioni lungo il percorso da S. Frediano a S. Martino, come accadeva una volta), ma nel complesso la processione è parsa molto partecipata e seguita dai fedeli.
Ricorrente tra i presenti una domanda: «Ma perché a Lucca non facciamo come a Pisa, dove per la festa di S. Ranieri venivano multati i negozi che non apponevano i lumini? In una città che trae tanto sostentamento dal turismo certe occasioni andrebbero sfruttate meglio». Al nostro giornale il sindaco, Mauro Favilla, aveva detto di essere fiducioso, almeno per quest'anno, nella risposta al suo appello perché l'adesione alla Luminara fosse convinta e massiccia. Non sono pochi a non averlo ascoltato.
Sul piano religioso, strettamente legata a temi di attualità è stata poi l'omelia dell'arcivescovo Italo Castellani in duomo, alla fine della processione.
«Questi mesi - ha detto - sono stati segnati da dolorosi eventi che ci hanno costretto a guardare in faccia la realtà e a confrontarci più che mai con la sofferenza. A partire dal mio seppur piccolo osservatorio personale, arricchito dall'incontro e dall'ascolto di tanta gente, mi sono sentito più volte domandare: cosa sta succedendo nella società di oggi, sul nostro territorio, nella nostra città, all'interno delle nostre famiglie, tra i nostri giovani? E mi sono trovato così a condividere con voi diversi fatti di sofferenza per la malattia fisica di persone care e conoscenti; disagi spirituali che segnano quotidianamente singole persone e, soprattutto, famiglie. E, a livello del nostro territorio, la tragedia di Viareggio che ci ha sconvolti. Tra l'altro, tutto questo poco dopo che, allargando il nostro sguardo sull'Italia, ci eravamo appena ripresi per il terremoto dell'Aquila. Per non parlare, aprendo lo sguardo a livello planetario, delle conseguenze della crisi economica, del tremendo carico di sofferenza legato alle guerre e al terrorismo, le contraddizioni legate ai flussi migratori e le calamità connesse al degrado ecologico».
L'arcivescovo si è detto preoccupato preoccupato delle scorciatoie che a volte «siamo tentati di imboccare e perseguire: dalla adesione ad una cultura superficiale strisciante indotta dai mass media, al tentativo di stordirsi per non affrontare con sano realismo la fatica di una vita bella davvero, come Dio ci ha scritto nel cuore e nel Suo Vangelo. Mi spiace, in particolare, che le prime vittime di questo modo di vivere e di pensare siano i nostri adolescenti e giovani: loro che sono, indiscutibilmente, il nostro futuro. Dove rivolgersi, dunque? Mi viene spontaneo dire con l'apostolo Pietro, che con fede professa: "Tu solo, Signore, hai parole di vita eterna"».
Questi infine gli orari delle celebrazioni di oggi: alle ore 10.30 ci sarà la solenne concelebrazione dell'Eucaristia, presieduta dall'Arcivescovo, con i canonici della Cattedrale, i vicari delle Zone Pastorali e i presbiteri diocesani e religiosi che vorranno partecipare. I canti saranno curati dalla Cappella della Cattedrale S. Cecilia, diretta da Gianfranco Cosmi. Organista: Giulia Biagetti. Alle ore 17 poi ci sarà la Celebrazione dei Secondi Vespri con la stazione alla cappella del Volto Santo, e a seguire alle ore 18 l'ultima messa della giornata con i canti guidati dal coro Baralli.

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