Proteste
IL ROGO
Brucia nella notte il Cafè de Flore
Luca Tronchetti
◗
Due immagini dei danni provocati dall’incendio nel bar del centro storicoSei anni di sacrifici e di lavoro che vanno in fumo per un banale corto circuito. Sono le 2,10 quando un'esplosione provoca un incendio all'interno del Cafè de Flore di via Fillungo. Il black out all'alimentatore del maxi schermo al plasma provoca la fatale scintilla
3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Sei anni di sacrifici e di lavoro che vanno in fumo per un banale corto circuito. Sono le 2,10 quando un'esplosione provoca un incendio all'interno del Cafè de Flore di via Fillungo. Il black out all'alimentatore del maxi schermo al plasma provoca la fatale scintilla. Il fuoco invade il mobile in legno bianco contenente bottiglie di vino e grappa che producono l'effetto bomba.
L'arrivo di due autopompe dei vigili del fuoco di viale Barbantini è immediato. Ma serve soltanto ad evitare che le fiamme si propaghino e il fumo acre e maleodorante invada buona parte del salotto buono della città. Alle 4,30 - quando i pompieri lasciano il Fillungo - l'incendio è domato, ma l'interno del Cafè de Flore è ormai un cumulo di macerie fumanti. All'interno è tutto bruciato. Tavoli, sedie, pannelli, tende, il bancone di otto metri. Del condizionatore è rimasto soltanto lo scheletro metallico. Il resto è fuso, dissolto, cancellato. Il televisore al plasma Samsung 32 pollici è letteralmente esploso. I vetri di porte e finestre anneriti. Eppoi le bottiglie: oltre duemila. Vini pregiati - dal Sassicaia all'Ornellaia sino al Brunello di Montalcino - andati perduti assieme a grappe morbide e secche tra cui una damigiana magnum da 500 litri che ha alimentato il fuoco provocando la detenozione stile ordigno. Difficile quantificare il danno, peraltro coperto da assicurazione. Considerando che il locale è completamente da rifare - con tanto di suppellettili, arredamento e merce esposta - la stima di mezzo milione di euro è tutt'altro che lontana dal costo reale.
Alì Ahmmoud, 53 anni, libanese, da trenta residente a Lucca e da sei gestore del «Cafè del Flore» guarda sconsolato lo scempio e la devastazione causata dal fuoco. «Non potrò riaprire prima di Pasqua. - afferma rassegnato il proprietario - Non è rimasto più nulla. È tutto distrutto. Sei anni di lavoro, di fatica quotidiana, andati in fumo. Tra architetti, arredatori e materiale il Cafè de Flore mi era costato 450mila euro sei anni fa. Faccia lei il conto. Sono assicurato e spero che mi riconoscano i danni anche se tra clausole e postille non si sa mai come potrà andare a finire».
Alì Ahmmoud dell'incendio è stato avvisato dall'ex moglie: «Era l'una e cinquanta quando ho chiuso il locale e abbassato tutte le saracinesce tranne quella della porta d'ingresso. Prima di rientrare a casa (abita in un appartamento in Fillungo a poche centinaia di metri dal suo locale) ho fatto un giro in macchina. Ad avvertirmi dell'incendio è stata la mia ex moglie. Quando ho visto quello che era accaduto per un attimo ho pensato che lì dentro, al momento del corto circuito e dell'immediata esplosione, potevo esserci io. In fondo me ne sono andato un quarto d'ora prima che si scatenasse l'inferno».
L'arrivo di due autopompe dei vigili del fuoco di viale Barbantini è immediato. Ma serve soltanto ad evitare che le fiamme si propaghino e il fumo acre e maleodorante invada buona parte del salotto buono della città. Alle 4,30 - quando i pompieri lasciano il Fillungo - l'incendio è domato, ma l'interno del Cafè de Flore è ormai un cumulo di macerie fumanti. All'interno è tutto bruciato. Tavoli, sedie, pannelli, tende, il bancone di otto metri. Del condizionatore è rimasto soltanto lo scheletro metallico. Il resto è fuso, dissolto, cancellato. Il televisore al plasma Samsung 32 pollici è letteralmente esploso. I vetri di porte e finestre anneriti. Eppoi le bottiglie: oltre duemila. Vini pregiati - dal Sassicaia all'Ornellaia sino al Brunello di Montalcino - andati perduti assieme a grappe morbide e secche tra cui una damigiana magnum da 500 litri che ha alimentato il fuoco provocando la detenozione stile ordigno. Difficile quantificare il danno, peraltro coperto da assicurazione. Considerando che il locale è completamente da rifare - con tanto di suppellettili, arredamento e merce esposta - la stima di mezzo milione di euro è tutt'altro che lontana dal costo reale.
Alì Ahmmoud, 53 anni, libanese, da trenta residente a Lucca e da sei gestore del «Cafè del Flore» guarda sconsolato lo scempio e la devastazione causata dal fuoco. «Non potrò riaprire prima di Pasqua. - afferma rassegnato il proprietario - Non è rimasto più nulla. È tutto distrutto. Sei anni di lavoro, di fatica quotidiana, andati in fumo. Tra architetti, arredatori e materiale il Cafè de Flore mi era costato 450mila euro sei anni fa. Faccia lei il conto. Sono assicurato e spero che mi riconoscano i danni anche se tra clausole e postille non si sa mai come potrà andare a finire».
Alì Ahmmoud dell'incendio è stato avvisato dall'ex moglie: «Era l'una e cinquanta quando ho chiuso il locale e abbassato tutte le saracinesce tranne quella della porta d'ingresso. Prima di rientrare a casa (abita in un appartamento in Fillungo a poche centinaia di metri dal suo locale) ho fatto un giro in macchina. Ad avvertirmi dell'incendio è stata la mia ex moglie. Quando ho visto quello che era accaduto per un attimo ho pensato che lì dentro, al momento del corto circuito e dell'immediata esplosione, potevo esserci io. In fondo me ne sono andato un quarto d'ora prima che si scatenasse l'inferno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
