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Il lungo addio a Rossano

Alessandro Petrini
Il lungo addio a Rossano

Lo strazio della madre alla funzione: «Bello di mamma, tesoro, che cosa ti hanno fatto?»

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LUCCA. «Dammi la forza per affrontare quest'inferno. Papà sei la mia vita». Poi il lungo applauso. Dall'altare sono appena state lette le ultime righe che Valentina ha scritto a suo padre, Rossano Bastianelli, l'assistente capo della polizia penitenziaria che lunedì è stato freddato dal vicino di casa con un colpo di pistola.
A S. Maria del Colle in chiesa si avverte la commozione. Gli occhi sono inumiditi nel sentire il racconto della quotidianità di una famiglia, del rapporto speciale che si crea tra un padre e sua figlia. «Vale, ricordati le chiavi». L'ultimo pensiero di Valentina inizia così, con le semplici parole che Rossano le rivolgeva sempre prima che lei uscisse di casa. Una raccomandazione «che conteneva tutto l'amore e tutte le premure che aveva per me». Poi il ricordo dei momenti di felicità, gli affettuosi baci sulla fronte che le dava il suo "pelatone", le prese in giro per gli acciacchi dovuti all'età, la felicità di vederlo quando andava a prenderla alle 19,30 all'uscita dal lavoro, sempre puntuale, l'impegno costante nel lavoro e nel mondo del volontariato.
Ma non solo Valentina lascia un ricordo personale di Rossano Bastianelli. Con voce di dolore all'altare si alternano i colleghi della polizia penitenziaria, gli amici dei donatori di sangue di Nozzano (Rossano era consigliere dei Fratres), la direzione del carcere di S. Giorgio. Quattro lettere in cui si parla della sua professionalità, della comprensione per i detenuti, della generosità dell'uomo e del profondo amore per la moglie e la figlia.
La comunità di Santa Maria a Colle esce scossa da questo eccesso di violenza. Ognuno ha ricordi personali o momenti vissuti con Rossano o con il suo omicida Pasquale Tavella, che per tutta la cerimonia non viene mai nominato. L'inizio della cerimonia è previsto per le 10,30 ma già alle 10 intorno alla chiesa c'è un affollamento di auto e camionette della polizia penitenziaria. Nessuno è voluto mancare per l'estremo saluto e ad aspettare l'arrivo della bara ci sono tutti i colleghi. La madre di Rossano, arrivata dopo l'omicidio da Velletri, entra sorretta dai parenti: «Bello di mamma, tesoro, cosa ti hanno fatto?». Le sue grida sono strazianti, non riesce a darsi pace. Poi entra la bara portata dagli agenti della polizia penitenziaria. Sul feretro il cappello dell'uniforme d'ordinanza e la sciarpa della "Magica Roma", la passione calcistica di Rossano. Poi viene portata anche la maglia numero 10 del capitano Francesco Totti e per tutta la cerimonia otto agenti della polizia rimangono in piedi ai lati della bara in forma di rispetto per l'assistente capo che per 24 anni è stato un esempio per tutti.
La morte e la resurrezione di Cristo è il brano letto dal vangelo di Luca: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?»: nell'omelia il parroco del carcere di San Giorgio invita a continuare ad avere speranza perché dopo la morte non si rivive ma si risorge in una persona nuova. Per questo bisogna sperare «in un mondo in cui si impara ad amarsi, a essere rispettosi gli uni degli altri, a volersi bene, a non alzare le mani gli uni contro gli altri. Chi lavora nel carcere vede queste cose ogni giorno e deve confrontarcisi». Poi la preghiera dei fedeli in cui si chiede al Signore di stare vicino alla moglie Antonella e alla figlia Valentina, di aiutarle a continuare sulla strada percorsa finora, sicuri che, se ce ne sarà bisogno, Rossano sarà pronto a portarle in braccio.
Di lì a poco un lieve malore coglie una delle guardie penitenziarie in piedi all'altare. Arrivano subito i soccorsi dei presenti e dei volontari della Croce Verde, un rapido gesto di assenso dice che si può continuare e un'altra guardia si alza per sostituire il collega che si sta riprendendo. Poi gli applausi prima dell'uscita dalla chiesa. Le guardie penitenziarie si mettono sull'attenti per salutare, un'ultima volta il loro assistente capo. I volti segnati dal dolore e dalle lacrime mentre tengono la mitraglietta alzata. Infine, mentre ci si avvia verso il cimitero, le sirene delle civette della polizia penitenziaria suonano, deferenti, l'ultima volta.
Alessandro Petrini

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