Il Tirreno

Lucca

L'OMICIDIO

«Aveva tanto sangue sul viso»

Duccio Casini
Antonella Pieri parla con il maresciallo Bini della stazione dei carabinieri di Nozzano (Vip)
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Antonella Pieri parla con il maresciallo Bini della stazione dei carabinieri di Nozzano (Vip)

«Aveva lavorato 30 anni nelle carceri con delinquenti di ogni genere e non gli era mai successo nulla. Poi un giorno davanti a casa arriva un suo amico e lo uccide. È pazzesco»

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LUCCA. «Aveva lavorato 30 anni nelle carceri con delinquenti di ogni genere e non gli era mai successo nulla. Poi un giorno davanti a casa arriva un suo amico e lo uccide. È pazzesco». Antonella Pieri è nella corte di via del Burlamacco. Con lei ci sono la sorella, la suocera, alcuni parenti, gli amici più stretti e la figlia Valentina che ha messo un vaso di fiori nel luogo dell'omicidio.

Bionda, vestito nero, sul volto la vedova porta i segni del dolore. La notte è trascorsa tra incubi e ricordi struggenti del suo Rossano, ucciso dall'imprenditore Pasquale Tavella con un colpo di pistola: il proiettile ha spaccato il cuore. Antonella, 42 anni, dipendente di una cooperativa di pulizie che lavora all'ospedale Campo di Marte, è su una sedia di plastica bianca. Piange, fuma una sigaretta dopo l'altra, ma non perde il controllo. E racconta i terribili momenti di lunedì. Tardo pomeriggio, quasi le sette della sera quando la vita di una famiglia stimata da tutti è cambiata per sempre.

«Ero in casa e facevo alcune faccende. Le finestre erano aperte per il caldo e ho sentito distintamente la voce di Tavella. Ma non ho capito che cosa stesse dicendo. A un tratto ho sentito tre colpi secchi, di pistola. Ho mollato tutto e sono uscita: ho fatto in tempo a vedere che scappava. Correva velocemente e d'istinto ho pensato di andargli dietro per fermarlo».
Antonella ha avuto il sospetto che fosse accaduto qualcosa di grave, di irreparabile. Un sesto senso l'ha assalita alla bocca dello stomaco. Un terribile presentimento. «Quando stavo per mettermi a correre ho scorto Rossano per terra e mi sono fermata subito per soccorrerlo. Mio marito era a faccia in giù, aveva il volto adagiato su un avambraccio. La posizione che aveva quando dormiva». Antonella prende fiato, ricaccia in gola un singhiozzo. «Aveva tanto sangue sul viso e ho cercato di fare qualcosa. Ho provato a rianimarlo, però non c'è stato niente da fare. Ho cominciato a urlare con tutto il fiato che avevo. Ho chiesto aiuto e intanto qualcuno stava già uscendo dalle case qui accanto. Anche un vicino, Mauro, ha provato a rianimare il mio Rossano. Ma il mio amore era morto».
Antonella ha un desiderio, irrealizzabile però. «Vorrei vedere Rossano, ma finché non viene fatta l'autopsia non mi danno il permesso. Non ce la faccio ad aspettare, è possibile anticipare l'esame?». No, non si può. L'ultimo abbraccio ci sarà solo domani pomeriggio.

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