Il Tirreno

Lucca

L’OMICIDIO

Ucciso a pochi mesi dalla pensione

La salma di Bastianelli, le ricerche della polizia e a destra il carcere di San Giorgio dove lavorava la vittima (Vip)
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La salma di Bastianelli, le ricerche della polizia e a destra il carcere di San Giorgio dove lavorava la vittima (Vip)

Era nato a Velletri e da 24 anni abitava a Lucca. E presto se ne sarebbe andato in pensio Rossano Bastianelli aveva 46 anni e aveva maturato il diritto ad andare via

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LUCCA. Era nato a Velletri e da 24 anni abitava a Lucca. E presto se ne sarebbe andato in pensione.
Rossano Bastianelli aveva 46 anni e aveva maturato il diritto ad andare via. Adesso era in convalescenza dall'ospedale militare, poi doveva solo attendere. Doveva solo sfogliare il calendario, aspettare i primi mesi del 2010. Questione di poco, insomma, prima di salutare per sempre la divisa di assistente capo della polizia penitenziaria e dedicarsi anima e corpo alla sua famiglia e alle sue passioni.

Avrebbe avuto finalmente tutto il tempo che voleva per stare accanto ad Antonella, la donna della sua vita. La moglie tanto amata, il suo sicuro punto di riferimento. Una persona che Rossano amava profondamente. Ricambiato: una bella coppia, dicono in paese. Bastava vederli passeggiare l'uno accanto all'altra per capire che sì, quella era gente felice. In pace con se stessa e con il mondo. Avrebbe avuto tanto tempo per stare accanto alla sua Valentina, la figlia che vedeva crescere di giorno in giorno. Bella come un fiore, intelligente e brava, raccontava l'assistente capo con l'orgoglio di un padre soddisfatto.

Avrebbe potuto dedicare più tempo alla caccia, l'hobby per il quale era disposto a macinare chilometri e chilometri. Tipico dei cacciatori, che per una battuta come si deve sono pronti a fare qualsiasi sacrificio.
«Avevamo in programma qualche uscita davvero speciale - racconta uno dei suoi colleghi, in lacrime davanti alla corte dove viveva Rossano -. Già assaporavamo il gusto di andare a fagiani. Ho visto Rossano tre giorni fa. Dovevamo stare insieme a cena a casa sua domenica sera, ma all'ultimo momento un impegno mi ha impedito di essere a tavola con lui, con l'Antonella, con una compagnia di gente allegra. Chissà, forse c'era anche quel Tavella».
I sogni nel cassetto dell'assistente capo era tanti. Aveva progetti, aveva voglia di godersi casa sua. Anche di fare quei lavoretti che danno senso a una giornata. Come stare nell'orto o pulire il giardino. Aveva solo 46 anni, era in ottima salute. Aveva un bell'avvenire davanti a sé.
Invece tutto è finito prima ancora di avere inizio. Un colpo di pistola sparato dall'alto in basso, come un'esecuzione. E Rossano è morto. Sul colpo. Non ha pensato neppure per un minuto che Tavella gli potesse puntare contro l'arma. Ma era tutto vero. Tutto assolutamente vero. L'imprenditore ha premuto tre volte il grilletto e si è portato via la vita di un uomo perbene, "colpevole" soltanto di avergli raccomandato prudenza lungo via del Burlamacco.
«Pazzesco - ripete la moglie Antonella -. Pensare che avevamo anche abitato nella stessa casa».

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