Il Tirreno

Lucca

UOMINI E ANIMALI

Arrivano i gabbianisui tetti della città «Si rischiano danni»

Matteo Tuccini
Un gabbiano su un comignolo di un tetto
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Un gabbiano su un comignolo di un tetto

Risalgono il corso del Serchio dalla foce, per trovare cibo a portata di becco. La nostra spazzatura è il loro buffet, le piccole discariche il loro paradiso. E così è accaduto l'incredibile: sono almeno tre i nidi di gabbiani comparsi a due passi dalle Mura, a oltre 25 chilometri dal mare

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LUCCA. Risalgono il corso del Serchio dalla foce, per trovare cibo a portata di becco. La nostra spazzatura è il loro buffet, le piccole discariche il loro paradiso. E così è accaduto l'incredibile: sono almeno tre i nidi di gabbiani comparsi a due passi dalle Mura, a oltre 25 chilometri dal mare.
Anche se secondo il vicesindaco con delega all'ambiente Giovanni Pierami «sono molti di più». Tanto da destare preoccupazione.
Non perché siano portatori di malattie, ma per il loro comportamento. Degno di autentici colonizzatori.

«I gabbiani non sono particolarmente pericolosi per la nostra salute - afferma il dottor Ambrogio Pagani, responsabile del servizio veterinario dell'Asl - si tratta, però, di una specie invasiva e prolifica, quando non aggressiva».
Niente a che vedere con il classico di Hitchcock, "Gli uccelli", precisano gli esperti. Là le abili mani del regista inglese li resero protagonisti di feroci attacchi agli umani; qui, più prosaicamente, i gabbiani rovinano i tetti con i loro nidi e mettono a rischio l'esistenza degli altri volatili presenti nell'habitat. Sono, infatti, molto voraci: arraffano tutto il cibo a disposizione, sfruttando le loro dimensioni maggiori rispetto a passerotti e piccioni. E non di rado si avventano sui loro "cugini" alati, divorandoli.

COLPA DELL'UOMO Se gli animali mutano il loro comportamento, la colpa è di una creatura sola: l'uomo. «Esattamente come accade per volpi, cinghiali e altri animali che si avventurano vicino alle case - spiega Maurizio Folliero, comandante provinciale del Corpo forestale dello Stato - i gabbiani sono attratti dal cibo che non ha bisogno di essere scoperto o cacciato. Le grandi quantità dei rifiuti, specialmente nelle piccole discariche, sono delle miniere d'oro a cielo aperto, ideali per soddisfare il loro appetito».
Dato che la Piana è una zona ad alta densità di abitazioni, i gabbiani che risalgono il corso del Serchio per riempire lo stomaco individuano facilmente queste miniere a poca distanza l'una dall'altra. E scelgono, a maggior ragione, di piazzare i loro nidi in città. Cioè a due passi dal "ristorante".

IL RISCHIO «L'abbandono dell'ambiente naturale, in questo caso le coste, da parte di una specie - conclude il comandante Folliero - è un segnale preoccupante. Anche perché questa specie va a interrompere le catene ecologiche naturali createsi col tempo. E il guaio è che si verifichi da noi un danno ambientale simile, ad esempio, a quello creato dal daino nel parco di S. Rossore. Non avendo "competitori" naturali, ha praticamente raso al suolo intere boscaglie».
Il primo rimedio, a quanto pare, sarà sottrare loro il più possibile le zone di rifornimento. Esattamente come accade per i piccioni, protagonisti di un altro "assedio" che riempito pagine di giornali.

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