La manifestazione
AMBIENTE IN PERICOLO
Pellame abbandonato nel bosco
Luca Tronchetti
Si sono insospettiti perchè da tre giorni a questa parte un boschetto di acacia e rovi a Marginone di Altopascio prendeva fuoco a corrente alternata. L'opera dei piromani era giustificata nel momento in cui è partito l'incendio. Ma le riprese successive non convincevano gli inquirenti
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LUCCA Si sono insospettiti perchè da tre giorni a questa parte un boschetto di acacia e rovi a Marginone di Altopascio prendeva fuoco a corrente alternata. L'opera dei piromani era giustificata nel momento in cui è partito l'incendio. Ma le riprese successive non convincevano gli inquirenti. E ieri mattina è emersa la verità. La fitta vegetazione nascondeva una gigantesca discarica di rifiuti speciali: pellami e scarti di lavorazione delle concerie della zona di S. Croce e dintorni.
Le fiamme si alimentavano in continuazione proprio per la presenza del materiale interrato chissà da quanto tempo. E così un banale rogo scoppiato alle 14 del giorno di Ferragosto è diventato fonte d'indagine da parte del Corpo Forestale diretto dal dottor Maurizio Folliero. Che ha chiesto e ottenuto dal giudice il sequestro preventivo della zona dove sorge la maxi discarica abusiva. Un'area di 400 metri quadrati.
I TRE INCENDI Sono le 14 di sabato 15 agosto. Una telefonata al centralino di via Barbatini annuncia che a Marginone c'è un boschetto in fiamme. Sul posto si dirige una squadra di vigili del fuoco con due autopompe. Nel giro di un'ora e mezzo l'incendio è domato. Ma domenica mattina nello stesso punto, facilmente raggiungibile dalla strada, il rogo riprende vigore e i pompieri debbono tornare in azione. Impiegano un'ora per spegnere le lingue di fuoco. Ieri mattina alle 6 nuova telefonata al 115. E nuova partenza per il boschetto «stregato». Assieme ai pompieri ci sono gli uomini del Corpo Forestale, impegnati in questi giorni sia nell'opera di spegnimento sia alla ricerca dei piromani che stanno distruggendo i polmoni verdi del territorio.
LA SCOPERTA Quando i volontari si addentrano nella selva e iniziano la loro opera con gli idranti nell'aria si sente un odore acre e nauseabondo. Tipico del pellame che brucia. I forestali si guardano attorno e una volta spento il focolaio si avvicinano alla vegetazione ormai incenerita. Tra i rovi e le piante di acacia trovano migliaia di scarti di lavorazione della pelle bruciacchiati e in parte interrati.
Decine di quintali, forse tonnellate di pellami fatti sparire dentro quel boschetto chissà da quanti anni.
BOSCO ABBANDONATO I forestali si mettono sulle tracce del proprietario di quella radura. E lo trovano in mattina. L'uomo, residente nella zona, sostiene di non aver mai messo piede in quel boschetto da almeno trent'anni. E quindi di non essere a conoscenza della discarica abusiva di rifiuti speciali. Difficile dire da quanto tempo gli autotrasportatori incaricati da alcune concerie del comprensorio del cuoio e della pelle finivano per gettare nella selva lungo la strada gli scarti di lavorazione. Per fare una stima esatta occorrerà che l'area sequestrata si raffreddi completamente.
A quel punto, utilizzando escavatori e altri macchinari, sarà possibile verificare a quale profondità sono stati sepolti i rifiuti speciali e qual'è il danno ambientale causato al sottosuolo e alla falda acquifera.
Sarà la procura della Repubblica a chiedere ulteriori accertamenti tecnici per arrivare all'incriminazione dei responsabili dello scempio ambientale.
Le fiamme si alimentavano in continuazione proprio per la presenza del materiale interrato chissà da quanto tempo. E così un banale rogo scoppiato alle 14 del giorno di Ferragosto è diventato fonte d'indagine da parte del Corpo Forestale diretto dal dottor Maurizio Folliero. Che ha chiesto e ottenuto dal giudice il sequestro preventivo della zona dove sorge la maxi discarica abusiva. Un'area di 400 metri quadrati.
I TRE INCENDI Sono le 14 di sabato 15 agosto. Una telefonata al centralino di via Barbatini annuncia che a Marginone c'è un boschetto in fiamme. Sul posto si dirige una squadra di vigili del fuoco con due autopompe. Nel giro di un'ora e mezzo l'incendio è domato. Ma domenica mattina nello stesso punto, facilmente raggiungibile dalla strada, il rogo riprende vigore e i pompieri debbono tornare in azione. Impiegano un'ora per spegnere le lingue di fuoco. Ieri mattina alle 6 nuova telefonata al 115. E nuova partenza per il boschetto «stregato». Assieme ai pompieri ci sono gli uomini del Corpo Forestale, impegnati in questi giorni sia nell'opera di spegnimento sia alla ricerca dei piromani che stanno distruggendo i polmoni verdi del territorio.
LA SCOPERTA Quando i volontari si addentrano nella selva e iniziano la loro opera con gli idranti nell'aria si sente un odore acre e nauseabondo. Tipico del pellame che brucia. I forestali si guardano attorno e una volta spento il focolaio si avvicinano alla vegetazione ormai incenerita. Tra i rovi e le piante di acacia trovano migliaia di scarti di lavorazione della pelle bruciacchiati e in parte interrati.
Decine di quintali, forse tonnellate di pellami fatti sparire dentro quel boschetto chissà da quanti anni.
BOSCO ABBANDONATO I forestali si mettono sulle tracce del proprietario di quella radura. E lo trovano in mattina. L'uomo, residente nella zona, sostiene di non aver mai messo piede in quel boschetto da almeno trent'anni. E quindi di non essere a conoscenza della discarica abusiva di rifiuti speciali. Difficile dire da quanto tempo gli autotrasportatori incaricati da alcune concerie del comprensorio del cuoio e della pelle finivano per gettare nella selva lungo la strada gli scarti di lavorazione. Per fare una stima esatta occorrerà che l'area sequestrata si raffreddi completamente.
A quel punto, utilizzando escavatori e altri macchinari, sarà possibile verificare a quale profondità sono stati sepolti i rifiuti speciali e qual'è il danno ambientale causato al sottosuolo e alla falda acquifera.
Sarà la procura della Repubblica a chiedere ulteriori accertamenti tecnici per arrivare all'incriminazione dei responsabili dello scempio ambientale.
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