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Lucca

I NOSTRI SOLDI

Iva sui rifiuti, partono i ricorsi

Matteo Tuccini
Sacchetti di spazzatura
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Sacchetti di spazzatura

Partono le prime richieste di rimborso dell'Iva pagata sulla tariffa dei rifiuti, dichiarata illegittima da una recente sentenza della Corte Costituzionale

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LUCCA. Partono le prime richieste di rimborso dell'Iva pagata sulla tariffa dei rifiuti, dichiarata illegittima da una recente sentenza della Corte Costituzionale. Le lettere dei cittadini che rivogliono indietro quanto versato negli ultimi 5 anni arriveranno a breve sul tavolo dell'azienda Sistema Ambiente, che avrà 15 giorni di tempo per decidere se concedere o meno il rimborso.
«Se non ci sarà data risposta - afferma Riccardo Lorenzi del Movimento difesa del cittadino, che segue i primi casi in città - ci rivolgeremo al giudice di pace».
Di quanti soldi si parla? Per una bolletta che - nel caso di una famiglia media - può andare dai 250 ai 400 euro, su cui si applica l'Iva del 10%, sono pur sempre 25-40 euro. Cioè una media di quasi 70 euro all'anno, visto che le fatture sono semestrali. Moltiplicato per 5 anni, fa 350 euro: mica poco.

LA SENTENZA La Corte Costituzionale, con sentenza 230 del 24 luglio 2009, ha sancito che la Tia, nonostante venga chiamata tariffa, è una tassa vera e propria. E dato che non è possibile applicare una tassa (l'Imposta di valore aggiunto) su un'altra tassa, ecco che l'Iva decade. Inoltre, visto che le sentenze della Consulta sono retroattive - valgono cioè anche per il passato - i cittadini possono chiedere la restituzione dei soldi fino a 5 anni prima.

RINCARI Sistema Ambiente, per ora, resta in attesa. «Ad oggi non ci è giunta alcuna lettera di utenti che ci intimano di restituire loro l'Iva - afferma Ilario Buchignani, presidente della società di raccolta e smaltimento rifiuti - siamo in attesa di capire cosa succederà. La sentenza della Consulta è vincolante, comunque abbiamo deciso di avvalerci di un parere legale per valutare la questione».
Buchignani, peraltro, avverte i cittadini: togliere l'Iva potrebbe portare a un aumento della Tia. «L'imposta di valore aggiunto è un costo - afferma Buchignani - che andrebbe a ricadere sul calcolo complessivo della tariffa. E questo comporterebbe un rincaro del prezzo applicato agli utenti».
«Sistema Ambiente può muoversi come crede - sostiene Lorenzi del Movimento difesa del cittadino - resta il fatto che questi soldi devono tornare al mittente. E se l'Iva è già stata versata allo Stato, non è un problema nostro ma dell'azienda».

COME FARE Il cittadino che intende chiedere il rimborso deve prendere le vecchie bollette della Tia, armarsi di carta e penna e calcolare l'importo dell'Iva pagata negli ultimi 5 anni. L'intervallo di tempo scatta dalla data in cui si intende far partire la pratica: ad esempio, se la richiesta partisse da oggi non si potrebbero ottenere rimborsi per i soldi versati prima del 14 agosto 2004.
Nella lettera all'azienda bisogna indicare, accanto alla richiesta, la sentenza della Corte Costituzionale che dà manforte al reclamo, i propri dati di riferimento e il numero di contratto (si trova nelle bollette spedite a casa) con cui l'azienda fa riferimento all'utenza. Assieme all'importo, non bisogna dimenticarsi di aggiungere gli interessi relativi alle singole scadenze.
Nella lettera si indica in 15 giorni il tempo necessario per ottenere una risposta, manifestando l'intenzione di procedere per vie giudiziarie se la società non risponde.
Chi non trova più le vecchie bollette, e non può calcolare l'importo da solo, può chiedere un estratto conto a Sistema Ambiente per sapere il versato degli ultimi 5 anni, Iva compresa.

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