Proteste
LE BANDE IN AZIONE
Svuotano la cassaforte della Cidel
sando una mola hanno bucato due pareti di altrettante aziende confinanti con quella presa di mira per raggiungere la cassaforte tipo armadio e svuotarla del suo contenuto: denaro contante ed effetti bancari per svariate migliaia di euro
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GUAMO Usando una mola hanno bucato due pareti di altrettante aziende confinanti con quella presa di mira per raggiungere la cassaforte tipo armadio e svuotarla del suo contenuto: denaro contante ed effetti bancari per svariate migliaia di euro. Un colpo messo a segno da professionisti del crimine quello avvenuto nella notte tra domenica e lunedì alla Cidel di Guamo.
Un colpo studiato da tempo nei minimi particolari visto che i componenti la gang hanno eluso il sistema di sicurezza d'altezza della prima azienda in cui sono penetrati, posto a mezzo metro d'altezza, gattonando stile «marines» sino alla parete che hanno sfondato. Prima di arrivare al forziere blindato della Cidel in via delle Piastre a Guamo - azienda con 25 dipendenti, leader del settore delle distribuzione delle macchinette del caffè - i malviventi sono entrati sia all'interno della «Gianni Pan», ingrosso di prodotti per panificazione, che in un'azienda calzaturiera causando danni per alcune migliaia di euro.
BANDA DEL BUCO È la prima volta che i malviventi per raggiungere l'obiettivo entrano in due aziende confinanti. Stando a una prima ricostruzione effettuata dai carabinieri di Capannori - che con l'ausilio della scientifica stanno svolgendo gli accertamenti del caso - i ladri prima hanno forzato una finestra a piano terra della ditta «Gianni Pan» e, una volta all'interno, con una mola elettrica hanno tagliato una parete: «Un foro di un metro e cinquanta per un metro. - racconta Giorgio Toschi, titolare dell'azienda che si trova nella zona industriale di Guamo - Le dimensioni necessarie per passare dall'altra parte dove si trova un calzaturificio. I ladri sono entrati nel capannone dopo aver scavalcato la rete di recinzione. Hanno spostato dei pancali e forzato una finestra al primo piano. Qualche mese fa avevamo subito un tentativo di furto. Ma l'allarme sistemato in una posizione strategica aveva costretto i ladri alla fuga. Stavolta non è scattato. Abbiamo ricollegato quell'episodio a al colpo messo a segno alla Cidel. Poteva trattarsi della stessa gang che ha capito dove si trova l'antifurto. I componenti hanno strisciato a terra sino a raggiungere la parete. Unico modo per evitare che i sensori facessero scattare la sirena». Una volta praticato il primo buco la banda ha fatto un foro anche nella parete del calzaturificio ed è sbucata dentro la Cidel. A quel punto è scattato l'allarme.
NESSUNA TRACCIA Era mezzanotte e sul posto è andata una pattuglia delle guardie giurate. Ma all'esterno era tutto okay e i metronotte non potevano sapere che nel capannone erano nascosti i malviventi. Che quando i vigilantes si sono allontanati hanno messo in azione la mola. Prima hanno smurato la cassaforte ancorata a terra, poi l'hanno letteralmente sventrata in due impossessandosi del contenuto: i soldi delle macchinette del caffè. Migliaia di monete da 20 e 50 centesimi e da 1 e 2 euro. A quel punto si sono allontanati con il bottino portandosi via gli arnesi da scasso. Senza lasciar traccia.
Luca Tronchetti
Un colpo studiato da tempo nei minimi particolari visto che i componenti la gang hanno eluso il sistema di sicurezza d'altezza della prima azienda in cui sono penetrati, posto a mezzo metro d'altezza, gattonando stile «marines» sino alla parete che hanno sfondato. Prima di arrivare al forziere blindato della Cidel in via delle Piastre a Guamo - azienda con 25 dipendenti, leader del settore delle distribuzione delle macchinette del caffè - i malviventi sono entrati sia all'interno della «Gianni Pan», ingrosso di prodotti per panificazione, che in un'azienda calzaturiera causando danni per alcune migliaia di euro.
BANDA DEL BUCO È la prima volta che i malviventi per raggiungere l'obiettivo entrano in due aziende confinanti. Stando a una prima ricostruzione effettuata dai carabinieri di Capannori - che con l'ausilio della scientifica stanno svolgendo gli accertamenti del caso - i ladri prima hanno forzato una finestra a piano terra della ditta «Gianni Pan» e, una volta all'interno, con una mola elettrica hanno tagliato una parete: «Un foro di un metro e cinquanta per un metro. - racconta Giorgio Toschi, titolare dell'azienda che si trova nella zona industriale di Guamo - Le dimensioni necessarie per passare dall'altra parte dove si trova un calzaturificio. I ladri sono entrati nel capannone dopo aver scavalcato la rete di recinzione. Hanno spostato dei pancali e forzato una finestra al primo piano. Qualche mese fa avevamo subito un tentativo di furto. Ma l'allarme sistemato in una posizione strategica aveva costretto i ladri alla fuga. Stavolta non è scattato. Abbiamo ricollegato quell'episodio a al colpo messo a segno alla Cidel. Poteva trattarsi della stessa gang che ha capito dove si trova l'antifurto. I componenti hanno strisciato a terra sino a raggiungere la parete. Unico modo per evitare che i sensori facessero scattare la sirena». Una volta praticato il primo buco la banda ha fatto un foro anche nella parete del calzaturificio ed è sbucata dentro la Cidel. A quel punto è scattato l'allarme.
NESSUNA TRACCIA Era mezzanotte e sul posto è andata una pattuglia delle guardie giurate. Ma all'esterno era tutto okay e i metronotte non potevano sapere che nel capannone erano nascosti i malviventi. Che quando i vigilantes si sono allontanati hanno messo in azione la mola. Prima hanno smurato la cassaforte ancorata a terra, poi l'hanno letteralmente sventrata in due impossessandosi del contenuto: i soldi delle macchinette del caffè. Migliaia di monete da 20 e 50 centesimi e da 1 e 2 euro. A quel punto si sono allontanati con il bottino portandosi via gli arnesi da scasso. Senza lasciar traccia.
Luca Tronchetti
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