Finanza
Il caso
«Cantine e frantoi aperti? Servono a poco»
Matteo Tuccini
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PRODOTTI DOC. Trattore al lavoro in un’azienda agricolaLe aziende produttrici di olio e vino ci sono, ma non è necessario che siano aperte più giorni per accogliere i turisti. Perché secondo l'assessore provinciale Alessandro Adami, presidente dell'associazione Strada del vino e dell'olio, «la Lucchesia non è il Chianti, dove frantoi e cantine hanno dimensioni maggiori, e possono permettersi orari più elastici e servizi di qualità»
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LUCCA. Le aziende produttrici di olio e vino ci sono, ma non è necessario che siano aperte più giorni per accogliere i turisti. Perché secondo l'assessore provinciale Alessandro Adami, presidente dell'associazione Strada del vino e dell'olio, «la Lucchesia non è il Chianti, dove frantoi e cantine hanno dimensioni maggiori, e possono permettersi orari più elastici e servizi di qualità».
Per aumentare il flusso di visitatori attratti dai sapori tipici lucchesi è meglio - sostiene l'assessore all'agricoltura di Palazzo Ducale - puntare sulla partecipazione alle rassegne enogastronomiche, in Toscana come nel resto d'Italia. A favore della quale sono stati stanziati 10mila euro di contributi dalla giunta provinciale, che saranno gestiti proprio da Strada del vino e dell'olio.
«Il compito dell'associazione che presiedo e che raccoglie numerose attività - precisa Adami - non è quello di spingere le aziende ad avere le porte più aperte. Noi siamo contenti se decidono di fornire altri servizi, ma non possiamo pretendere che lo facciano. La maggior parte della nostra attività consiste nel presenziare alle manifestazioni promozionali che si tengono in tutta Italia, a partire dal Vinitaly di Verona che è la più prestigiosa». E che è assai costosa: si parla di migliaia di euro per avere uno stand di 30 metri quadri, «cifre - continua Adami - che non sono sostenibili in toto dall'associazione, ma che vengono accantonate grazie a una compartecipazione economica con la Provincia e gli altri enti interessati. Basta fare il paragone tra noi e il Chianti, per capire i rapporti: il loro stand a Verona sembra un'astronave».
«Altro obiettivo per il 2010 della Strada del vino e dell'olio - continua Adami - è il calendario unico degli eventi». Al cronista che obietta sul fatto che è un compito già in mano alla cabina di regia della Provincia, l'assessore risponde: «No, è un settore diverso. L'obiettivo della Strada del vino fa riferimento alla filiera agroalimentare: in poche parole, serve un unico programma degli appuntamenti enogastronomici tra Lucchesia e Versilia».
La maggiore accessibilità ad agriturismi e fattorie, però, è un punto forte non solo del famoso Chianti, ma anche di tanti distretti che hanno nella produzione di vino e olio la loro forza. Esiste, infatti, una vera e propria branca di turisti che segue questi percorsi enogastronomici, facendo capolino in diverse aziende nel corso di pochi giorni (basti pensare al film americano "Sideways", incentrato proprio su un viaggio tra le colline della California di due appassionati di vino).
«Il problema - afferma il direttore dell'Apt Francesco Colucci - è che ci vorrebbe una maggiore consapevolezza da parte delle aziende sul vantaggio del vendere al turista, un'altra cosa rispetto alla vendita al commerciante. Molti non lo hanno capito e si limitano a mettere il numero di telefono sul sito Internet: contatteteci se volete venire. Ma così non ha senso».
Per aumentare il flusso di visitatori attratti dai sapori tipici lucchesi è meglio - sostiene l'assessore all'agricoltura di Palazzo Ducale - puntare sulla partecipazione alle rassegne enogastronomiche, in Toscana come nel resto d'Italia. A favore della quale sono stati stanziati 10mila euro di contributi dalla giunta provinciale, che saranno gestiti proprio da Strada del vino e dell'olio.
«Il compito dell'associazione che presiedo e che raccoglie numerose attività - precisa Adami - non è quello di spingere le aziende ad avere le porte più aperte. Noi siamo contenti se decidono di fornire altri servizi, ma non possiamo pretendere che lo facciano. La maggior parte della nostra attività consiste nel presenziare alle manifestazioni promozionali che si tengono in tutta Italia, a partire dal Vinitaly di Verona che è la più prestigiosa». E che è assai costosa: si parla di migliaia di euro per avere uno stand di 30 metri quadri, «cifre - continua Adami - che non sono sostenibili in toto dall'associazione, ma che vengono accantonate grazie a una compartecipazione economica con la Provincia e gli altri enti interessati. Basta fare il paragone tra noi e il Chianti, per capire i rapporti: il loro stand a Verona sembra un'astronave».
«Altro obiettivo per il 2010 della Strada del vino e dell'olio - continua Adami - è il calendario unico degli eventi». Al cronista che obietta sul fatto che è un compito già in mano alla cabina di regia della Provincia, l'assessore risponde: «No, è un settore diverso. L'obiettivo della Strada del vino fa riferimento alla filiera agroalimentare: in poche parole, serve un unico programma degli appuntamenti enogastronomici tra Lucchesia e Versilia».
La maggiore accessibilità ad agriturismi e fattorie, però, è un punto forte non solo del famoso Chianti, ma anche di tanti distretti che hanno nella produzione di vino e olio la loro forza. Esiste, infatti, una vera e propria branca di turisti che segue questi percorsi enogastronomici, facendo capolino in diverse aziende nel corso di pochi giorni (basti pensare al film americano "Sideways", incentrato proprio su un viaggio tra le colline della California di due appassionati di vino).
«Il problema - afferma il direttore dell'Apt Francesco Colucci - è che ci vorrebbe una maggiore consapevolezza da parte delle aziende sul vantaggio del vendere al turista, un'altra cosa rispetto alla vendita al commerciante. Molti non lo hanno capito e si limitano a mettere il numero di telefono sul sito Internet: contatteteci se volete venire. Ma così non ha senso».
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