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Lucca

Ordinanze come grida manzoniane

Ordinanze come grida manzoniane

Il Comune sforna ordinanze su ordinanze, ma poi non dispone di personale sufficiente per i controlli e finisce che le regole per il decoro urbano e un giusto utilizzo del centro storico (e non solo) vengono sistematicamente disattese

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LUCCA. Il Comune sforna ordinanze su ordinanze, ma poi non dispone di personale sufficiente per i controlli e finisce che le regole per il decoro urbano e un giusto utilizzo del centro storico (e non solo) vengono sistematicamente disattese. Tanto che sempre più si accostano le norme di Palazzo Orsetti alle famose "grida manzoniane", assolutamente prive di reale efficacia. Basta fare un giro per le vie del centro invase dai turisti per averne una conferma. Le chiese, ad esempio, continuano ad essere prese d'assalto da chi decide di fermarsi lo stomaco o placare la sete seduto sulle scalinate.
Spesso senza curarsi dell'arrivo di cani lasciati liberi (ma l'immancabile ordinanza obbligherebbe a portarli al guinzaglio) attirati dall'odore del cibo che, forse per il dispetto di non aver ricevuto nemmeno un boccone, se ne vanno lasciando maleodoranti ricordi che nessuno toglie: anche qui contravvenendo quello che direbbe la ferrea ordinanza. Tante persone, non sempre ignare, contribuiscono al degrado della città proprio nelle zone più belle e visitate, e per questo oggetto delle attenzioni dell'amministrazione che vorrebbe mantenerle in tutt'altro modo.
Le chiese di San Michele, San Paolino, San Frediano e San Cristoforo sono le mete preferite degli amanti dei picnic sui monumenti, per evitare i quali altre città si sono attrezzate anche con vigilantes (spesso pagati dalle associazioni di categoria che più si avvantaggiano del flusso turistico). Davanti a queste chiese, e non solo, moltissimi ospiti mangiano e bevono, senza curarsi dei rifiuti che lasciano. Oltre alle chiese, gettonati ormai sono anche gli ingressi di case, negozi chiusi e edifici pubblici.
Ormai famosa è l'ordinanza che imporrebbe agli esercenti dei locali pubblici di verificare che gli avventori non consumino in zone non autorizzate «sulla pubblica via o nei luoghi di culto e altre strutture d'interesse storico, nonchè aree pubbliche». In questi casi il ristoratore o il barista dovrebbe avvertire i vigili perché intervenissero. Ma i gestori dicono di non potere nè volere comportarsi come sceriffi.
Qualche turista prova anche a spiegare perché si è fermato a mangiare sugli scalini: «Non c'era più posto a sedere nella gelateria allora ci siamo seduti qui - dice un olandese che si gode il gelato sul sagrato di San Frediano -. Non sapevo che non potevo starci. Non ci sono cartelli di divieto. In altre città sono molto visibili, oppure nelle piazze ci sono panchine per fermarci a pranzo». Già i cartelli: cittadini e operatori locali sono tenuti a conoscere le grida - pardon: le ordinanze - del Comune, ma perché non si pensa a informare in qualche modo anche i turisti?
Intanto residenti e ristoratori puntano il dito sulla piaga dei cani lasciati liberi: a volte spaventano i passanti e spesso sporcano. Secondo il regolamento del Comune, il proprietario che non porta il cane al guinzaglio e non pulisce se ha sporcato va incontro a una multa da 60,00 a 360,00 euro. Ci sono state contravvenzioni del genere?

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