Finanza
CAPANNORI
Tamponata in scooter da pirata della strada
Donatella Francesconi (ha collaborato Roy Lepore)
L'hanno trovato a casa, alle 11 del mattino. Al comandante della polizia municipale ha detto di non ricordare niente. Niente di quell'impatto con uno scooter, nel buio della via Provinciale per Camaiore, urtato e poi sbalzato nella corsia opposta insieme alla donna che lo guidava
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CAPANNORI. L'hanno trovato a casa, alle 11 del mattino. Al comandante della polizia municipale ha detto di non ricordare niente. Niente di quell'impatto con uno scooter, nel buio della via Provinciale per Camaiore, urtato e poi sbalzato nella corsia opposta insieme alla donna che lo guidava.
Da ore, all'ospedale Versilia, si trovava Fatiha Jadouani, 45 anni originaria del Marocco residente da tempo a Camaiore. Ma C.B., 24 anni, quando si è trovato gli agenti alla porta non ricordava niente dell'incidente avvenuto poco dopo l'una di notte all'altezza del ristorante "Da Riccetto", niente di quella donna prima urtata con la propria Mercedes e poi sbalzata nella corsia opposta dove è stata travolta da una Pegeout 307 condotta da un ragazzo di Capannori P.G., 35 anni, che non ha potuto fare niente per evitarla.
Il giovane camaiorese - interrogato a lungo dal comandante della polizia municipale, Carlo Palmerini e dal vice Claudio Barsuglia su disposizione del sostituto procuratore Antonio Mariotti - si è opposto al test alcolemico e si è visto contestare i reati relativi al rifiuto opposto alla prova, alle lesioni colpose, all'omissione di soccorso, all'allontanamento dal sinistro. Per lui è scattato il ritiro della patente, ma non l'arresto: la donna, infatti, ha un referto di 40 giorni anche se le sue condizioni al momento dell'incidente erano sembrate disperate. Tanto che fino a ieri mattina era ricoverata nel reparto di rianimazione.
I rilievi effettuati, però, la dicono lunga sulla responsabilità dell'investitore: dal punto dell'impatto, in direzione Camaiore, gli agenti del comandante Carlo Palmerini hanno rilevato 35 metri di frenata. Decisamente più che sufficienti a rendersi conto dell'accaduto e mettersi all'opera per evitare il peggio, prestare soccorso, chiamare aiuto o il 118.
L'incidente - spiega il vice comandante Claudio Barsuglia - è purtroppo il solito che si verifica in quel preciso punto: scooter o moto tamponati, mezzo sbalzato sulla corsia opposta. Nel tratto di strada più buio che ci sia. «L'auto che viaggiava in direzione Viareggio e si è trovata davanti scooter e donna ha sbalzato il corpo della sventurata che tornava da lavoro per 60 metri in direzione mare. È stato un impatto terribile», sottolinea Barsuglia.
Nelle prime ore del mattino la notizia dell'incidente si era subito diffusa nella comunità marocchina della Versilia. Destando grande preoccupazione per la sorte della connazionale e dei suoi tre figli, tre ragazzi di 12, 15 e 17 anni. Che Fatiha alleva da sola lavorando come aiuto cuoca in un ristorante di Viareggio, da quando un anno fa le è morto il marito. Una situazione familiare complicata: «È anche per questo - spiega Barsuglia - che abbiamo messo in campo tutte le nostre forze, fino all'ultimo agente a disposizione, per arrivare a rintracciare ed identificare l'investitore». Un'operazione che è stata possibile anche grazie al fatto che il comandante Palemerini, per il periodo estivo, ha disposto la doppia pattuglia sul turno mezzanotte-sei del mattino. E che tutto il comando non ha avuto pace fino a quando non è riuscito a mettere insieme tutti gli elementi, testimonianze comprese, per essere sicuri di essere sulla pista giusta. Che li ha portati fino a casa del pirata della strada.
Un incidente, quello che ha coinvolto l'aiuto cuoca, dalla dinamica simile a quello che è costato la vita il 30 maggio scorso a Cristiano Ratti, 31 anni, sulla via Aurelia a Viareggio, all'altezza di Bicchio. Con l'unica differenza che il colpevole di quel sabato notte è riuscito per adesso a farla franca.
Da ore, all'ospedale Versilia, si trovava Fatiha Jadouani, 45 anni originaria del Marocco residente da tempo a Camaiore. Ma C.B., 24 anni, quando si è trovato gli agenti alla porta non ricordava niente dell'incidente avvenuto poco dopo l'una di notte all'altezza del ristorante "Da Riccetto", niente di quella donna prima urtata con la propria Mercedes e poi sbalzata nella corsia opposta dove è stata travolta da una Pegeout 307 condotta da un ragazzo di Capannori P.G., 35 anni, che non ha potuto fare niente per evitarla.
Il giovane camaiorese - interrogato a lungo dal comandante della polizia municipale, Carlo Palmerini e dal vice Claudio Barsuglia su disposizione del sostituto procuratore Antonio Mariotti - si è opposto al test alcolemico e si è visto contestare i reati relativi al rifiuto opposto alla prova, alle lesioni colpose, all'omissione di soccorso, all'allontanamento dal sinistro. Per lui è scattato il ritiro della patente, ma non l'arresto: la donna, infatti, ha un referto di 40 giorni anche se le sue condizioni al momento dell'incidente erano sembrate disperate. Tanto che fino a ieri mattina era ricoverata nel reparto di rianimazione.
I rilievi effettuati, però, la dicono lunga sulla responsabilità dell'investitore: dal punto dell'impatto, in direzione Camaiore, gli agenti del comandante Carlo Palmerini hanno rilevato 35 metri di frenata. Decisamente più che sufficienti a rendersi conto dell'accaduto e mettersi all'opera per evitare il peggio, prestare soccorso, chiamare aiuto o il 118.
L'incidente - spiega il vice comandante Claudio Barsuglia - è purtroppo il solito che si verifica in quel preciso punto: scooter o moto tamponati, mezzo sbalzato sulla corsia opposta. Nel tratto di strada più buio che ci sia. «L'auto che viaggiava in direzione Viareggio e si è trovata davanti scooter e donna ha sbalzato il corpo della sventurata che tornava da lavoro per 60 metri in direzione mare. È stato un impatto terribile», sottolinea Barsuglia.
Nelle prime ore del mattino la notizia dell'incidente si era subito diffusa nella comunità marocchina della Versilia. Destando grande preoccupazione per la sorte della connazionale e dei suoi tre figli, tre ragazzi di 12, 15 e 17 anni. Che Fatiha alleva da sola lavorando come aiuto cuoca in un ristorante di Viareggio, da quando un anno fa le è morto il marito. Una situazione familiare complicata: «È anche per questo - spiega Barsuglia - che abbiamo messo in campo tutte le nostre forze, fino all'ultimo agente a disposizione, per arrivare a rintracciare ed identificare l'investitore». Un'operazione che è stata possibile anche grazie al fatto che il comandante Palemerini, per il periodo estivo, ha disposto la doppia pattuglia sul turno mezzanotte-sei del mattino. E che tutto il comando non ha avuto pace fino a quando non è riuscito a mettere insieme tutti gli elementi, testimonianze comprese, per essere sicuri di essere sulla pista giusta. Che li ha portati fino a casa del pirata della strada.
Un incidente, quello che ha coinvolto l'aiuto cuoca, dalla dinamica simile a quello che è costato la vita il 30 maggio scorso a Cristiano Ratti, 31 anni, sulla via Aurelia a Viareggio, all'altezza di Bicchio. Con l'unica differenza che il colpevole di quel sabato notte è riuscito per adesso a farla franca.
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