Attenzione
TEATRO DEL GIGLIO
Franchi tiratori sul teatro
Gabriele Olivati
◗
Il presidente del Giglio Aldo Casali con Bruno Ermolli e il sindaco Favilla e, a destra, una protesta del personaleCrepe profonde nella maggioranza nel giudizio sulla gestione del Teatro del Giglio. Formalmente sono state seguite le indicazioni del sindaco Mauro Favilla, ovvero: approvazione del bilancio 2009 e bocciatura di un ordine del giorno (proposto da Alessandro Tambellini del Pd) che chiedeva le dimissioni del Cda dell'azienda del Teatro
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LUCCA. Crepe profonde nella maggioranza nel giudizio sulla gestione del Teatro del Giglio. Formalmente sono state seguite le indicazioni del sindaco Mauro Favilla, ovvero: approvazione del bilancio 2009 e bocciatura di un ordine del giorno (proposto da Alessandro Tambellini del Pd) che chiedeva le dimissioni del Cda dell'azienda del Teatro.
Ma, in realtà, è palese l'insoddisfazione nei confronti dell'attuale gestione, nonostante il sindaco abbia tenuto una riunione a porte chiuse con i consiglieri di maggioranza. Osservando i dati delle votazioni, risulta infatti che qualche consigliere del centrodestra ha votato contro le indicazioni del primo cittadino, in particolare per la mozione che chiedeva le dimissioni del cda.
L'ordine del giorno, votato a scrutinio segreto, è stato bocciato con 18 no, 13 sì e un astenuto. In consiglio però c'erano solo dieci consiglieri di opposizione, quindi sono quattro i consiglieri di maggioranza "dissidenti". Lo stesso vale per il bilancio, approvato con 18 voti favorevoli, 11 contrari e due astenuti.
Tra i "ribelli" si può annoverare l'ex sindaco Pietro Fazzi che, pur definendosi inserito nella maggioranza, esprime dure parole nei confronti del Cda e del presidente Aldo Casali «il quale - spiega - stando a un ordine del giorno votato una settimana fa dal consiglio comunale, non potrebbe essere presidente del Teatro del Giglio: non ha le competenze sufficienti in campo musicale e artistico. La programmazione del Teatro è giunta a livelli infimi: un fatto, questo, sotto gli occhi di tutti. Non capisco inoltre, perché in un momento come questo è stato deciso di spendere quasi seicentomila euro in più rispetto agli altri anni».
Per il sindaco Mauro Favilla la cifradi 1,6 milioni di euro elargita dal Comune «è stata stabilita come la quota minima necessaria per quest'anno. Nei prossimi anni verrà comunque diminuita, quindi il Teatro dovrà trovare un modo per ridurre la spesa, diminuendo ad esempio l'offerta». Duri i consiglieri di opposizione. «Votiamo no al bilancio del Teatro - afferma Cecilia Carmassi (Pd) -, perché legittimerebbe il basso livello di questa gestione».
Tambellini aveva inizialmente cercato il compromesso, proponendo di approvare il bilancio se fosse passato anche l'ordine del giorno in cui si chiedeva la revoca del Cda. Dopo il "no" del sindaco ha quindi modificato LA proposta, chiedendo al Cda di dimettersi spontaneamente. Anche Governare Lucca si è schierata con il Pd «poiché c'è stata una gestione economica fallimentare e un programma di infima qualità: i responsabili devono renderne conto». Favilla è rimasto irremovibile. I consiglieri di maggioranza sono intervenuti a sostegno del sindaco, ma anche in questo caso c'è stata qualche apertura alle richieste dell'opposizione. Il capogruppo di Forza Italia Franco Fabbri, dopo aver espresso preoccupazione per le sorti del teatro, ha invitato il sindaco prendere in considerazione «la delusione e il disagio del consiglio per la gestione e il risultato dell'attuale gestione e per la perdita di credibilità».
Ma, in realtà, è palese l'insoddisfazione nei confronti dell'attuale gestione, nonostante il sindaco abbia tenuto una riunione a porte chiuse con i consiglieri di maggioranza. Osservando i dati delle votazioni, risulta infatti che qualche consigliere del centrodestra ha votato contro le indicazioni del primo cittadino, in particolare per la mozione che chiedeva le dimissioni del cda.
L'ordine del giorno, votato a scrutinio segreto, è stato bocciato con 18 no, 13 sì e un astenuto. In consiglio però c'erano solo dieci consiglieri di opposizione, quindi sono quattro i consiglieri di maggioranza "dissidenti". Lo stesso vale per il bilancio, approvato con 18 voti favorevoli, 11 contrari e due astenuti.
Tra i "ribelli" si può annoverare l'ex sindaco Pietro Fazzi che, pur definendosi inserito nella maggioranza, esprime dure parole nei confronti del Cda e del presidente Aldo Casali «il quale - spiega - stando a un ordine del giorno votato una settimana fa dal consiglio comunale, non potrebbe essere presidente del Teatro del Giglio: non ha le competenze sufficienti in campo musicale e artistico. La programmazione del Teatro è giunta a livelli infimi: un fatto, questo, sotto gli occhi di tutti. Non capisco inoltre, perché in un momento come questo è stato deciso di spendere quasi seicentomila euro in più rispetto agli altri anni».
Per il sindaco Mauro Favilla la cifradi 1,6 milioni di euro elargita dal Comune «è stata stabilita come la quota minima necessaria per quest'anno. Nei prossimi anni verrà comunque diminuita, quindi il Teatro dovrà trovare un modo per ridurre la spesa, diminuendo ad esempio l'offerta». Duri i consiglieri di opposizione. «Votiamo no al bilancio del Teatro - afferma Cecilia Carmassi (Pd) -, perché legittimerebbe il basso livello di questa gestione».
Tambellini aveva inizialmente cercato il compromesso, proponendo di approvare il bilancio se fosse passato anche l'ordine del giorno in cui si chiedeva la revoca del Cda. Dopo il "no" del sindaco ha quindi modificato LA proposta, chiedendo al Cda di dimettersi spontaneamente. Anche Governare Lucca si è schierata con il Pd «poiché c'è stata una gestione economica fallimentare e un programma di infima qualità: i responsabili devono renderne conto». Favilla è rimasto irremovibile. I consiglieri di maggioranza sono intervenuti a sostegno del sindaco, ma anche in questo caso c'è stata qualche apertura alle richieste dell'opposizione. Il capogruppo di Forza Italia Franco Fabbri, dopo aver espresso preoccupazione per le sorti del teatro, ha invitato il sindaco prendere in considerazione «la delusione e il disagio del consiglio per la gestione e il risultato dell'attuale gestione e per la perdita di credibilità».
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