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LUCCA

Un altro tubone per l'acqua

Marco Innocenti
Il sindaco Alberto Baccini
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Il sindaco Alberto Baccini

Ruota tutto intorno alla portata del "Tubone" - che fa arrivare nella Piana l'acqua prelevata direttamente dal Serchio - il futuro produttivo, e più in generale dell'approvvigionamento idrico, delle aziende e delle popolazioni di Capannori, Porcari, Montecarlo e Altopascio

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Ma lo scontro tra Lucca e le altre amministrazioni rende difficile l'individuazione di soluzioni la cui urgenza è stata ribadita anche dall'amministratore delegato del gruppo Sofidel, Luigi Lazzareschi, nell'intervista pubblicata domenica dal nostro giornale. Una situazione che ha ben presente anche il sindaco di Porcari, Alberto Baccini, il Comune su cui sorge gran parte del distretto cartario più grande d'Europa, che dà lavoro a migliaia di persone di tutta la Lucchesia. Uno dei pochi settori, tra l'altro, che riesce a tenere testa alla crisi.
«Sì, è vero: soprattutto d'estate - dice Baccini - l'acqua che arriva dal Tubone non giunge alle fabbriche, che sono di conseguenza costrette a prelevare acqua dalla falda, aggravando i problemi della subsidenza (carteri che si aprono nel terreno secco, ndr). Le difficoltà ci sono però non soltanto per gli stabilimenti, ma anche per le famiglie. Bisognerebbe che si capisse che, come per la viabilità, non è più possibile scaricare ogni problema sulla Piana».

Come vengono rifornite oggi queste utenze?
«Con l'eccezione dell'estate, quando l'acqua del Tubone viene lasciata agli agricoltori, dal Serchio arrivano circa 150 litri al secondo, anche se la portata massima del condotto sarebbe intorno ai 500 litri al secondo. Resta il fatto che il rifornimento non copre il fabbisogno, nemmeno quello per usi civili. L'acqua potabile arriva in gran parte dagli acquedotti del Pollino e di Paganico, con ulteriore emungimento dalla falda. La portata in questo caso è di 220 litri al secondo».

Da Lucca siete stati più volte invitati a servirvi dell'acquedotto delle Cerbaie. Perché non lo fate?
«Da quell'impianto si prelevano 300 litri al secondo e le conseguenze sono problemi di subsidenza ancora più evidenti di quelli della Piana».

In sostanza, vorreste più acqua dal Serchio, sia per le aziende che per le case.
«Capisco le resistenze di Lucca a fornire acqua di superficie, ma si dovrebbe capire che la Piana è una realtà decisiva per l'occupazione di tutta la Lucchesia e il problema andrebbe valutato in una dimensione sovracomunale. Oggi la derivazione diretta che arriva dal Canale Nuovo a Casa del Lupo, dove si trova il depuratore, rifornisce gli stabilimenti di acqua non trattata, che viene depurata per la lavorazione da impianti a pie' di fabbrica. È un trattamento necessario, perché l'acqua del tubone passa per chilometri superficie e ci possono essere inquinamenti, infiltrazioni e altri problemi. D'estate poi l'accordo prevede che al tubone si attacchino anche gli agricoltori ed è del tutto evidente che la portata è insufficiente. C'è allo studio un progetto per creare una presa diretta dal Serchio fino a Casa del Lupo, che diventerebbe una condotta per uso industriale e civile. Ma Lucca è contraria».

Come è possibile risolvere il braccio di ferro?
«La soluzione a mio avviso è la messa in rete di tutti gli acquedotti del comprensorio, in modo che siano evitati punti di stress e che ci possa- no essere compensazioni a seconda delle diverse portate del periodo e delle diverse esigenze di approvigionamento. Ma Lucca da questo orecchio non ci sente».

Ma non è possibile ipotizzare il riuso delle acque utilizzate dalla cartiere? Per anni si è parlato dell'acquedotto industriale della Piana.
«A quanto mi risulta ci sono problemi oggettivi e di ordine psicologico per poter riutilizzare l'acqua uscita dal ciclo produttivo che finisce nel depuratore di Casa del Lupo. Intanto ci sono difficoltà per la riossigenazione, ma poi c'è anche il fatto che il mercato non accetterebbe di buon grado carte destinate agli usi domestici e igienici prodotte con acque riciclate. Ad ogni modo l'acqua utilizzata dalle aziende non va persa: viene trattata dal depuratore e reimmessa nel canale Rogio. Semmai l'impianto di Casa del Lupo va ampliato e dotato di più moderni sistemi di trattamento, anche perché si stanno allacciando nuovi tratti di reti fognarie. Ci sono finanziamenti della Regione e dello Stato per la copertura delle vasche, gli ampliamenti e gli ammodernamenti necessari. I lavori sono prossimi».

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