Sicurezza
lucca
Commessa scopre in rete le sue foto osé
Luca Tronchetti
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La foto osè di una ragazza su un sito InternetLe telefonate a sfondo sessuale oltre ad averla infastidita l'avevano insospettita. Ma quando un amico le ha rivelato che le sue foto in biancheria intima - con accanto il suo numero di cellulare - erano finite in un sito Internet, i suoi dubbi sono divenute certezze. Così una commessa lucchese di 25 anni si è rivolta alla polposta che nel giro di 4-5 mesi ha individuato chi avrebbe violato la sua privacy.
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LUCCA. Le telefonate a sfondo sessuale oltre ad averla infastidita l'avevano insospettita. Ma quando un amico le ha rivelato che le sue foto in biancheria intima - con accanto il suo numero di cellulare - erano finite in un sito Internet, i suoi dubbi sono divenute certezze. Così una commessa lucchese di 25 anni si è rivolta alla polposta che nel giro di 4-5 mesi ha individuato chi avrebbe violato la sua privacy.
Nei guai è finito uno studente universitario della Garfagnana. Per la polizia postale, diretta dall'ispettore Franco Bozzi, non ci sarebbero dubbi. Perchè i dati della registrazione forniti con l'Ip (l'Internet protocol, una sorta di dna per chi si connette alla rete) portano dritti al suo computer. Ma il ragazzo, ascoltato dagli inquirenti come persona informata dei fatti, nega ogni addebito. Sostiene di non aver inviato nulla dal suo apparecchio di casa. Oltretutto non conosce la commessa. Dice di non averla mai vista e di non sapere chi possa aver usato il suo pc per mettere in rete quelle foto. Ad ogni modo il sostituto procuratore Piero Capizzoto si appresta a chiudere l'indagine inviando l'avviso di conclusione allo studente indagato che, stavolta accompagnato da un legale, potrà farsi interrogare o presentare memorie difensive a sua discolpa. Difficile però ipotizzare, allo stato dei fatti, un attacco degli hacker al computer di casa. Più probabile invece l'utilizzo, forse a sua insaputa, dell'apparecchio da parte di un amico o un conoscente dello studente che in passato avrebbe avuto dissapori con la commessa.
L'INCHIESTA E proprio la gelosia - come accade nel 90% dei casi - per la giovane commessa lucchese poteva essere stata la molla per inserire sul web le sue foto osè. Qualche spasimante non corrisposto, una vecchia fiamma o un innamorato deluso. Qualcuno che avesse avuto quei fotogrammi scattati in un momento d'intimità e se ne fosse servito nel modo più bieco per vendicarsi di lei. Nei primi mesi del 2008 la commessa riceve una strana telefonata. Una voce maschile inizia a farle domande imbarazzanti e proposte di tipo sessuale. Lei, infastidita, riattacca. Ma le chiamate proseguono. Prima che si rivolga alla polizia un amico le piomba in negozio e le mostra delle foto tratte dal social network «Badoo». La ritraggono in reggiseno, perizoma e tacchi a spillo. Accanto alle foto c'è un nome - che non è il suo - un sexy annuncio e un numero di cellulare che invece corrisponde a quello del suo telefonino e che inviata chiunque è collegato alla rete a chiamare. Ormai non ci sono più dubbi. C'è qualcuno che per vendetta o per dispetto si sta prendendo gioco di lei e ha inserito sul web quelle fotografie scattate in un momento d'intimità.
IPOTESI DI REATO La procura indaga per diffamazione e violazione della privacy. Reati gravi che prevedono non solo pene pecuniarie. La commessa infatti si rivolge alla polizia postale che inizia i suoi accertamenti. Il numero di collegamento assegnato dall'Ip porta dritto al computer dello studente della Garfagnana. Che non sa fornire spiegazioni.
Un caso, quello della commessa, che si ripete con una certa frequenza. Violazioni della privacy via Interner commessi nei confronti di donne da parte di ex fidanzati, mariti o spasimanti ogni volta che una relazione finisce o che l'amore non è corrisposto.
Nei guai è finito uno studente universitario della Garfagnana. Per la polizia postale, diretta dall'ispettore Franco Bozzi, non ci sarebbero dubbi. Perchè i dati della registrazione forniti con l'Ip (l'Internet protocol, una sorta di dna per chi si connette alla rete) portano dritti al suo computer. Ma il ragazzo, ascoltato dagli inquirenti come persona informata dei fatti, nega ogni addebito. Sostiene di non aver inviato nulla dal suo apparecchio di casa. Oltretutto non conosce la commessa. Dice di non averla mai vista e di non sapere chi possa aver usato il suo pc per mettere in rete quelle foto. Ad ogni modo il sostituto procuratore Piero Capizzoto si appresta a chiudere l'indagine inviando l'avviso di conclusione allo studente indagato che, stavolta accompagnato da un legale, potrà farsi interrogare o presentare memorie difensive a sua discolpa. Difficile però ipotizzare, allo stato dei fatti, un attacco degli hacker al computer di casa. Più probabile invece l'utilizzo, forse a sua insaputa, dell'apparecchio da parte di un amico o un conoscente dello studente che in passato avrebbe avuto dissapori con la commessa.
L'INCHIESTA E proprio la gelosia - come accade nel 90% dei casi - per la giovane commessa lucchese poteva essere stata la molla per inserire sul web le sue foto osè. Qualche spasimante non corrisposto, una vecchia fiamma o un innamorato deluso. Qualcuno che avesse avuto quei fotogrammi scattati in un momento d'intimità e se ne fosse servito nel modo più bieco per vendicarsi di lei. Nei primi mesi del 2008 la commessa riceve una strana telefonata. Una voce maschile inizia a farle domande imbarazzanti e proposte di tipo sessuale. Lei, infastidita, riattacca. Ma le chiamate proseguono. Prima che si rivolga alla polizia un amico le piomba in negozio e le mostra delle foto tratte dal social network «Badoo». La ritraggono in reggiseno, perizoma e tacchi a spillo. Accanto alle foto c'è un nome - che non è il suo - un sexy annuncio e un numero di cellulare che invece corrisponde a quello del suo telefonino e che inviata chiunque è collegato alla rete a chiamare. Ormai non ci sono più dubbi. C'è qualcuno che per vendetta o per dispetto si sta prendendo gioco di lei e ha inserito sul web quelle fotografie scattate in un momento d'intimità.
IPOTESI DI REATO La procura indaga per diffamazione e violazione della privacy. Reati gravi che prevedono non solo pene pecuniarie. La commessa infatti si rivolge alla polizia postale che inizia i suoi accertamenti. Il numero di collegamento assegnato dall'Ip porta dritto al computer dello studente della Garfagnana. Che non sa fornire spiegazioni.
Un caso, quello della commessa, che si ripete con una certa frequenza. Violazioni della privacy via Interner commessi nei confronti di donne da parte di ex fidanzati, mariti o spasimanti ogni volta che una relazione finisce o che l'amore non è corrisposto.
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