Il Tirreno

Lucca

Sterile a 27 anni, l'Aslle paga danni per 250mila euro

Ilaria Bonuccelli
L’ospedale Campo di Marte dove la paziente è stata operata
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L’ospedale Campo di Marte dove la paziente è stata operata

L'azienda sanitaria paga i danni alla donna di appena 27 anni, ma la risarcisce solo dopo che, nell'udienza del 5 luglio, il pubblico ministero chiede la condanna ad alcuni mesi di carcere per 3 dei 4 ginecologi rinviati a giudizio con l'accusa di lesioni colpose: Fausto Ciampi, Ferdinando Pellegrini ed Elisabetta Vecoli

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LUCCA. Il risarcimento - 250mila euro - arriva a metà luglio, due anni dopo il parto che, per complicazioni, le fa perdere l'utero. L'azienda sanitaria paga i danni alla donna di appena 27 anni, ma la risarcisce solo dopo che, nell'udienza del 5 luglio, il pubblico ministero chiede la condanna ad alcuni mesi di carcere per 3 dei 4 ginecologi rinviati a giudizio con l'accusa di lesioni colpose: Fausto Ciampi, Ferdinando Pellegrini ed Elisabetta Vecoli.
Per il quarto medico rinviato a giudizio, Susanna Innocenti, il pubblico ministero, invece, aveva chiesto l'assoluzione, non ritenendola responsabile dell'accaduto.
Per tutti e quattro i medici, comunque, ci sarà una sentenza di non luogo a procedere, dal momento che la donna e il marito hanno ritirato la querela non appena l'assicurazione dell'Asl ha pagato il risarcimento: «Con questa cifra, che non può certo cancellare il dolore della mia cliente di non poter più avere figli - osserva l'avvocato Andrea Da Prato - è stato riconosciuto il danno permanente arrecato ai genitori e anche quello alla loro figlia visto che non potrà avere fratellini. Sin dall'inizio della vicenda, non siamo mai scesi sotto la nostra pretesa di risarcimento perché il danno arrecato è grave: l'incapacità futura di procreare per una donna giovanissima».
La donna ha una trentina di anni, ma quando si presenta in ospedale per partorire ne ha 27. Il cesareo è programmato per il 26 maggio: anche se è giovane (e al primo figlio) non si vuole correre rischi con un parto naturale perché la bambina è podalica. In effetti, l'intervento non mostra complicazioni: la bimba nasce alle dieci di mattina, la mamma viene portata in reparto. Nel pomeriggio, però - secondo quanto si ricostruisce al processo - la mamma comincia ad accusare dolori forti. Viene contattato uno pneumologo perché i medici pensano a un problema polmonare: in realtà, come si scoprirà in seguito, è in corso un'emorragia post-partum. «Come è stato chiarito anche al processo - aggiunge l'avvocato Da Prato - la paziente viene lasciata per ore in preda a dolori, mentre scendono i valori dell'emocromo. La risposta a questo malessere sono le trasfusioni che sono inutili. Il sabato la paziente viene sottoposta a un'ecografia che rivela una sacca di liquido nella parte addominale retro-uterina: ma ancora nessuno pensa all'emorragia post-partum. La nuova diagnosi è che si tratti di un edema».
Intanto le condizioni della paziente peggiorano. Fino a quando il medico di turno in ginecologia la domenica mattina, la dottoressa Innocenti, appunto, capisce la gravità della situazione e avverte il primario che opera d'urgenza la neo mamma: le salva la vita, ma le asporta l'utero. A quel punto, la famiglia decide di sporgere querela contro l'Asl. La Procura indaga e dispone una perizia: «La perizia - riprende l'avvocato Andrea Da Prato - conferma che non c'è stato errore né al momento del cesareo né al momento dell'isterectomia: il problema è riconducibile alla tardiva diagnosi dell'emorragia post-partum che, fra l'altro, non è neppure infrequente o difficile da diagnosticare. Eppure, l'indagine interna portata avanti dall'Asl ha stabilito che nessuno dei medici indagati è responsabile di quello che è accaduto». Comunque, la vicenda, anche giudiziaria, si avvia a conclusione. Il processo non si è chiuso ieri perché 2 dei 4 imputati non erano presenti per accettare la remissione di querela. Ma non appena si presenteranno tutti le accuse saranno ritirate.

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